C'é una strada per l'economia del mondo che non debba
giungere al conflitto quotidiano tra avere ed essere?
C'é un sentiero che possa conciliare soluzioni fondamentali del
progresso senza far tremare i polsi agli uomini della terra?
Il Pio Manzù lo suggerisce. I più fiduciosi camminatori di questo
sentiero si riuniscono nel prossimo ottobre a Rimini per un
impegno obbligatorio a confrontare la scienza economica con
l'umana responsabilità
Il tema della conferenza
L'essenza dell'uomo non può essere misurata col metro del Prodotto Nazionale Lordo.
E. Schumacher
Perché Economia del Nobile Sentiero? Cosa vi è di nobile in una materia che obbedisce all'esclusione severamente pratica della sfera morale da quella dell'utile, dettata da Keynes? E con quale pertinenza compare "il nobile ottuplice sentiero" buddista per conseguire la liberazione dal dolore? Il tema non vuole proporre un dibattito sulla relazione tra buddismo ed economia, così come colui che propose l'inedito collegamento, l'economista e pensatore Ernst F. Schumacher scomparso nel 1977, non voleva far altro che richiamare l'ambito economico e politico occidentali agli effetti caratteristici del divorzio keynesiano tra le due sfere e alle conseguenze di un tale divorzio per gli esseri umani.
Oggi che viviamo in un mondo condizionato più che mai dalle conseguenze di quel divorzio (per misure sempre più accelerate) e dove di pari sorgono inquietudini, nelle forme più diverse dell'associazione umana, che rivendicano strutture morali alla pratica nonché una ricostruzione della legalità dei benefici condivisa da tutti i popoli del mondo, ecco forse il momento di riscoprire la parola di Schumacher la quale, ingiustamente, poco risuona nella grande serra delle idee differenti che reclamano concordemente un mondo meno disumano. Eppure, Schumacher non è solo nel pantheon dei grandi rinnovatori di questa era che viviamo, ma è il padre dei padri di tutte le alternative congetturate per creare un commercio mondiale più giusto e una cittadinanza umana più rispettata.
L'economia, continuando a progredire e a combattere la natura sul fronte dello sviluppo, non può fare più a meno di affrontare l'uomo.
Schumacher già vedeva il problema dell'essere umano sbriciolarsi su scala mondiale. Non si parlava ancora di mondializzazione ma egli era portato a scorgere chiaramente i tormenti nati dalle prospettive di una società mondializzata e del profitto aspramente conteso. Sua la straordinaria intuizione secondo cui "un atteggiamento nei confronti della vita che cerca soddisfazione nel conseguimento individuale della ricchezza, in breve nel materialismo, non è adatto a questo mondo, perché non contiene in sé il principio del limite, mentre l'ambiente in cui si colloca è estremamente limitato." Oggi tutte le forze intellettuali e morali più responsabili del pianeta sono concordi con la valutazione di Schumacher.
Ragion per cui, ogni discorso che faccia riferimento al rapporto tra valori etici e valori economici e politici, non può che fare ritorno alla provocazione di questo grande precursore il cui nome è scritto con speciale rispetto nelle annate delle Giornate Internazionali del Centro Pio Manzù che lo conobbe nel 1975, quando il suo più celebre libro, Small is beautiful (Piccolo è bello), non era ancora tradotto in Italia. Rispetto alla visione unilaterale del movimento egoistico dell'economia di Keynes, egli proponeva non tanto una conversione morale dell'economia quanto un'apertura dei suoi contenuti ai problemi della sopravvivenza e della solidarietà mondiale.
Al riguardo egli non è solo il padre dell'economia "sostenibile", "compatibile", "solidale" per essere stato il primo a pensare l'economia in sintonia, non in conflitto con i sistemi naturali, e a rimarcare che i sistemi economici sono parte integrante dei sistemi naturali; ma egli è anche il padre delle imponenti manifestazioni del "Forum Sociale Mondiale" in favore di un mercato di stampo diverso, per uno sviluppo che non vada avanti solo per se stesso suicidando (se si passa l'espressione, del resto non nostra) l'uomo. Schumacher aveva visto l'inaridirsi della visione occidentale per via dell'avidità e dell'individualismo. Aveva visto il molosso dilaniato da se stesso.
Per questa ragione ha elaborato una forte critica delle illusioni liberiste dell'economia di mercato, nonché della tecnologia che si scontra con la resistenza esterna alla violenza delle sue ingegnerie, ed infine dell'immagine proposta dalla civiltà della prosperità brulicante di predatori e di predati. È impossibile sciogliere il dualismo tra moralità e ricchezza come sosteneva Keynes? Ecco il tema della XXIX conferenza che il Pio Manzù vuole dedicare ai nomi certo non nuovi, ma essenziali di Ernst Schumacher e Ivan Illich, in mezzo ai tanti loro eredi.