Un brano tratto da "La creatività amore della vita" di H. Jaoui che capita a proposito...
Il culto della differenza
"il dio in noi può crescere solo arricchendosi degli dèi differenti che sono negli altri"
Il dio in noi può crescere...
...solo arricchendosi degli dèi
differenti che sono negli altri.
Scoprire la differenza dell'altro, significa scoprire l'infinità
delle differenze che si portano in se.
Rispettare e coltivare la differenza, è il mezzo per raggiungere
l'unità veritiera, non per riduzione o amputazione,
ma per "complementarietà".
Possiamo percepire qualcosa solo attraverso un controcampo
che la faccia risaltare: la differenziazione è dunque la
condizione per l'identificazione. Allo stesso tempo, una sorta
di perversione biologica, politica e psicologica ci fa trovare
il più grande conforto nel rifiuto della differenza. È di
fronte allo specchio di noi stessi che ci sentiamo più a nostro
agio. Chi si somiglia si piglia, si dice. Famiglia, patria, clan,
squadra, club, chiesa sono luoghi e persone con le quali comunicare
tranquillamente in prossimità e identità".
Quello che è differente è quello che percepiamo come
strano, straniero, barbaro.
"Non è come noi dunque è contro
di noi. Il suo essere a parte ci minaccia; la sua esistenza
stessa è percepita come una sfida all'equilibrio della nostra
vita.
Questa reazione spontanea, la più frequente e - perchè
non riconoscerlo - universale (chi tra noi non ha mai provato
più di una volta il piacere del "ritroviamoci tra noi" o,
al contrario, non ha fatto una smorfia d'irritazione davanti
all'arrivo di un intruso?), questa reazione troppo umana è
anti-divina.
Se non siamo altro che noi stessi, e ci nutriamo solo di
ciò che ci assomiglia, l'endogamia ci reificherà, ci mineralizzerà.
La differenza ci arricchisce:
ci alimenta di materie allogene che, per definizione,
non possediamo;
ci aiuta a scoprire, a risvegliare in noi stessi, delle zone crepuscolari
che abbiamo relegato per non conformismo;
soprattutto, ci costringe a uscire da noi stessi, a constatare
che portiamo in noi un altro, molteplici altri e che essere
veramente se stessi significa vivere completamente tutti
gli io che noi portiamo."
Come gestire adeguatamente la differenza?
In principio,
dedicandole un immenso rispetto, invertendo la nostra
tendenza naturale, mettendola su un piedistallo, correndo
il rischio di farne un idolo! (attenzione a far sì che essa
rimanga utilitaria e provvisoria).
In seguito, imparando a
distinguerla là dove essa si trova, spesso nascosta dal nostro
stesso sguardo che tende a negarla; concedendosi il tempo
di scoprirla senza giudicarla e sottoporla a paragoni, senza
cercare troppo velocemente di scoprire a cosa ci potrebbe
servire. Infine, coesistendo tranquillamente con lei, frequentandola
come una conoscenza familiare fino a quando
il nostro paesaggio quotidiano sia armoniosamente popolato
di somiglianze e differenze.
In pratica, ciò significa non restare tra i propri simili.
Non per tutto il tempo. Viaggiare ma non da turisti. Incontrare,
frequentare dei gialli, rossi e blu. Avere degli amici
ebrei, arabi, scintoisti, protestanti, cattolici, ortodossi (Dio
non è razzista. Il razzista, anche credente, è fuori dalla comunità
di dio) .Significa, scoprire e riscoprire la differenza
fondamentale: la donna per l'uomo, l'uomo per la donna.
Al punto culminante: generare in noi stessi qualche differenza
inaspettata, che riesca a stupire noi stessi e i nostri familiari.