Aveva definito l'Euro la moneta dei poveri appena concepito, per le sue continue variazioni
al ribasso. Oggi, venuto fisicamente alla luce , non ha nessuna pietà e ribadisce:
«La verità è che questa nuova moneta oltre ad essere la moneta dei poveri è destinata a
non avere futuro in quanto nasce senza il consenso popolare. E in democrazia questo non va bene».
È una truffa colossale, tiene a sottolineare, «E le truffe prima o poi vengono smascherate».
Non si colloca tra gli euroentusiasti ed euroscettici, lui sta per antonomasia contro.
E attacca l'Ulivo, difensore di quei Banchieri che in Europa fanno il brutto ed il cattivo tempo.
Non manca di tirare bordate anche ai No Global,
«Si è vero, sono state distrutte trentotto banche durante il G8 di Genova,
ma come mai nel Manifesto politico di quel movimento al tema della proprietà di popolo
non si è mai accennato. È tutto lì il fulcro del discorso, se veramente sostenevano i poveri,
be', sappiano che la libertà e il benessere di ogni popolo è essere proprietari dei propri soldi,
non debitori»
Insomma non basta cancellare il debito ai Paesi poveri quando i grandi organismi internazionali
(Banca mondiale, Fonfo monetario ecc., continueranno a concedere "prestiti" agli Stati bisognosi.
«Questo è il vero problema!» Chi parla è Giacinto Auriti, ideatore del Simec, cioè la prima cartamoneta
al mondo che reca la dicitura "Proprietà del Portatore" ovvero dei cittadini.
«Sono trentacinque anni di ricerca e di studio»,
sbotta il presidente del Sindacato Antiusura (Saus)
«E un risultato questo sacrificio l'avrà pure dato, no? »
La sua teoria, Auriti ce la spiega così:
«Prima di Bretton Woods, i paesi che possedevano una riserva aurea emettevano moneta
in base alle riserve esistenti, anche se, prima di allora, questa regola non è mai stata osservata,
in quanto le Banche centrali hanno sempre emesso valuta in misura maggiore di quella che era la
reale disponibilità di riserva. Dopo Bretton Woods, invece, le Banche centrali avocarono a
sé (ufficialmente), il diritto di stampare moneta avendo come riserva il nulla; il tutto
con il tacito consenso dei governi nazionali» La Federal Reserve fu la prima ad adottare questo
sistema abolendo la convertibilità tra oro e dollaro.
«Un sistema perverso», dice Auriti «Che non può permettere di battere moneta senza riserva».
E allora?
«Allora è giusto che se il denaro viene stampato senza riserva, i proprietari siano coloro che accettano
la valuta per convenzione. Chi crea il valore siamo noi che col nostro lavoro diamo al denaro quel
"Valore Indotto" che è il principio della nostra teoria. Insomma, noi diciamo che la moneta all'atto
della sua emissione deve essere accreditata e non addebitata agli Stati e ai suoi cittadini».
E con l'Euro? Giacinto Auriti s'imbufalisce quando sente parlare di moneta unica. L'ex docente di
Diritto questa storia dell'Euro non la manda proprio giù.
«Prima con la lira», dice,
«ora con la moneta unica il discorso è lo stesso: Chi è il proprietario dell'Euro all'atto dell'emissione?
Il Trattato di Maastricht non fa riferimento in tutti i suoi articoli su chi sia la proprietà dell'Euro
all'atto dell'emissione, e sa perché? Perché la Bce è solo un istituto di emissione», afferma l'anziano professore,
«che in barba allo stesso Trattato si è arrogato il diritto di apporre sui nuovi biglietti il simbolo del copyright».
Cosa significa?
«Significa essere proprietari dei diritti, o diritto a essere proprietari, e così invece non è».
Come dovrebbe essere invece?
«Devono essere i popoli gli unici proprietari del loro mezzo di scambio poiché accettandolo per
convenzione ne creano il valore; la Banca centrale deve solo emettere il denaro accreditandolo
agli Stati ed ai cittadini e non addebitare».
L'addebito quali conseguenze provoca?
«Quando la Banca centrale stampa e presta è per noi la distruzione totale; significa essere
non in uno Stato di Diritto ma in un sistema usurocratico. Noi cittadini siamo costretti
a versare le tasse allo Stato che servono a risanare il debito pubblico che è formato del
denaro fittizio prestatoci dalla Banca centrale. Solo che la Banca quando emette le banconote
lo fa a costo zero, in altre parole è solo carta straccia. Ecco, a questo punto, noi cittadini,
facendo circolare il denaro, creiamo il valore e restituiamo agli azionisti della Banca centrale,
che si arricchiscono col nostro sudore, soldi veri, autentici, che sono sistematicamente investiti
da lor signori in ogni parte del mondo».
Questo sistema si chiama usura dice Auriti, che dopo
Ciampi e Fazio (rispettivamente ex ed attuale governatore della Banca d'Italia) intende
denunciare anche Wim Duisemberg (Governatore della Banca centrale europea). E qual'è il motivo?
«Associazione a delinquere, Falso in bilancio, Usura, Istigazione al suicidio».
Non dirà sul serio.
«Già fatto! Si rende conto che questi signori ci hanno portato sul lastrico?!?.
Mi querelassero pure, solo che non hanno il coraggio di farlo perché sanno che ho ragione e i giudici,
in ogni caso, devono verificare le accuse che muovo e non possono non trovare riscontro».
Le daranno ragione? Gli chiedo con un pizzico d'ironia. Auriti si appella all'articolo 42 della
Costituzione che sancisce il diritto alla proprietà per tutti.
«E già, non possono non applicare le leggi, di conseguenza sarebbero condannati per i reati di
cui accennavo poc'anzi. È ora di dire basta ai grandi usurai. Sono ormai più di trecento anni che siamo
strozzati da questi signori, cioè da quando è stata costituita la Banca d'Inghilterra.
Guardi cosa è successo in Argentina».
Il professore parla del collasso economico in Argentina
causato a suo dire dai banchieri e dalla speculazione.
«Mi riprometto un appuntamento con l'ambasciatore argentino in Italia e gli darò i consigli
giusti per uscire dalla crisi. Mi batterò affinché le Banche centrali di tutto il mondo si
trasformino in tipografie».
Tipografie ha detto?
«Si si, lo scriva pure a caratteri cubitali, le Banche centrali devono essere nient'altro che tipografie,
le quali devono addebitare agli Stati solo i costi del servizio di stampa e la carta filigranata,
non diventare proprietari dei nostri soldi».
Finirebbe l'era dei banchieri.
«Guardi, se mettessimo un banchiere in un deserto a stampare soldi a chi farebbero i prestiti.».
Bè, ai cammelli.
«Non essendoci una comunità che accetta quel mezzo di scambio.».
Continui.
«È chiaro che i proprietari della moneta siamo noi che l'accettiamo e ne creiamo il valore».
Giacinto Auriti è davvero deciso a condurre questa battaglia contro la Banca centrale europea e
plaude a Ida Magli, lasciata sola nella sua battaglia contro l'Europa ed i suoi fantasmi istituzionali.
Annuncia la raccolta di 50.000 firme per proporre un Disegno di Legge di iniziativa popolare da presentare
alla Camera dei Deputati,(al Senato è stato già presentato dal senatore di AN Lucio Zappacosta).
«È un disegno di legge raccolto in tre articoli brevissimi e abbastanza chiari».
Ce la farete a raccogliere 50.000 firme?
«Guardi, noi ci presenteremo ai banchetti con uno slogan molto semplice:
firmeresti per non pagare le tasse? Credo che molta gente farà la spola per firmare.
Chiederò di firmare anche al sindaco di Roma Valter Veltroni»
Se non volesse firmare?
«Bè, si scoprirebbe di che pasta è fatto, e poi cosa direbbe ai suoi elettori.».
E il resto del Paese?
«Saranno allestiti banchetti in tutta Italia laddove abbiamo referenti, in ogni caso chiunque può dare il suo
contributo per organizzare la raccolta delle firme».
Il disegno di legge
Art. 1 - L'Euro, all'atto dell'accettazione, nasce di proprietà dei cittadini ed è acquisito,
a tal fine, nella disponibilità degli Stati Membri aderenti al Trattato di Maastricht.
L'Euro è pertanto proprietà del portatore.
Art. 2 - Ad ogni cittadino è attribuito un codice dei redditi sociali, mediante il quale gli
viene accreditata la quota di reddito causato dalla accettazione monetaria e da altre eventuali
fonti di reddito in attuazione del 2° comma dell'art. 42 della Costituzuione.
Art. 3 - Accettata la proprietà dell'Euro in rappresentanza della collettività nazionale,
il Governo è legittimato a trattenere all'origine, quanto necessario per le esigenze fiscali di pubblica utilità."