Articolo di Seyed Farian Sabahi
pubblicato su il Sole24Ore
del 9/12/2002
Qualche anno fa Muhammad
Yunus, il "banchiere
dei poveri", lanciò in
Bangladesh un programma
di micro-credito: la Grameen
Bank prestava denaro alle
donne dei villaggi per permettere
loro di acquistare una
mucca. Vendendo il latte,
avrebbero ripagato il debito.
Oggi l'iniziativa ha 1.138 filia1i,
12.801 dipendenti e 2.3
milioni di utenti in 39.172
villaggi, per un totale di 33
milioni di prestiti su base
mensile, Il 94% va sempre
alle donne in quanto, spiega
lo stesso Yunus, «non vedrete
mai una madre di famiglia
chiedere soldi e spenderli in
alcolici».
Eppure, non si vive di solo
cibo e all'inizio degli anni
Novanta, Iqbal Quadir ha
avuto un'altra intuizione brillante
per il Bangladesh: dare
in noleggio dei telefoni cellulari.
Concedendo uno sconto
del 50% sulle chiamate, i
sottoscrittori avrebbero potuto ottenere un profitto - che
oggi arriva a 100 dollari
al mese - sulle telefonate
effettuate dagli altri abitanti
della zona.
Il progetto di Iqbal partiva
dal bisogno della popolazione
delle aree extra-urbane sia
di conoscere il prezzo del grano e meglio negoziare la propria
merce, sia di avere notizie
dei parenti all'estero.
Ma
nel 1993 in Bangladesh si
contavano soltanto due telefoni
ogni mille persone, di cui
praticamente nessuno nelle
aree rurali. In altri termini,
cento milioni di persone non
erano collegate con il resto
del Paese. Inoltre, le tariffe
applicate dal Governo erano
altissime: 500 dollari per la
connessione e 5-10 anni di
attesa.
L'idea di fondare la società
Grameen Phone - dove Grameen
è un azionista al 35% - venne a Iqbal in una giornata
di ozio a New York. Iqbal lavorava nella banca di
investimento Atrium Capital
a Wall Street. Un sistema informatico
si bloccò per tutto il
giorno, e Iqbal non potè fare a
meno di tornare con la mente
al 1971 e alla sua infanzia in
Bangladesh. La madre lo aveva
mandato a prendere delle
medicine per il fratellino ma
il venditore era andato, a sua
volta, a fare provviste. Fu
quindi un viaggio inutile e Iqbal,
a quel tempo tredicenne,
trascorse la giornata camminando
per ore e tornando a
mani vuote. «Un parallelo tra le
due giornate in Bangladesh e
a Wall Street - spiega - mi
fece riflettere sull'importanza
delle comunicazioni,
che pemlettono
di farci risparmiare
tempo
e fatica: essere
connessi ci rende
più produttivi».
Un problema
nella creazione
di Grameen Phone fu la ricerca
dei fondi, visto che i potenziali
investitori erano scettici.
Alla fme Joshua Maihnan
di Social Venture Network,
un gruppo che si dedica alla
giustizia sociale e all'ambiente,
gli diede 125.000 dollari.
Iqbal lavorò quattro anni senza
tregua, rinunciando allo stipendio di Wall Street. Ma
ebbe anche fortuna. «Nel
1997 il Governo del Bangladesh
non mi chiese una somma
iniziale per la licenza- continua
Iqbal- eppure
oggi la Grameen Phone ha
più clienti della società di
telefonia fissa di proprietà
dello Stato!».
Grarneen Phone è ben avviata:
dopo cinque anni di
attività ha investimenti per
200 milioni di dollari e un
utile previsto per quest'anno,
dopo le tasse, di 40 milioni
di dollari. Dal punto di vista
operativo si divide in due parti:
la vendita di telefoni cellulari
e servizi ai clienti nei
centri urbani, e il programma
«Village Phone» con cui gli
abitanti delle aree rurali ottengono
piccoli prestiti per acquistare
i cellulari e rivenderne
i servizi. I sottoscrittori
sono 700mila, i villaggi coperti
17mila, per un'utenza
totale di 30 milioni di persone.
Cifre che fanno di Grameen
Phone il più importante
operatore telefonico del Bangladesh
anche se, per un "inghippo"
amministrativo, gli
utilizzatoci dei celltilari non
possono ancora chiamare le
linee fisse e viceversa.
Che cosa resta da fare a
Iqbal, oggi quarantatreenne?
«Quest'anno insegno Public
Policy alla Kennedy School
of Government all'Università
di Harvard, ma ho in mente
di tornare in Asia con altri
progetti di micro-credito, magari
in Afganistan».