Le Commissioni riunite Esteri e Difesa hanno approvato un disegno di legge, il n.1927, che elimina ogni possibilita' di sapere se le banche finanziano il
commercio di armi. La legge dovra' essere approvata dal Parlamento.
Durante il governo D'Alema era stato presentato un disegno simile, bloccato grazie all'intervento di Amnesty International e altre associazioni umanitarie.
Continua l'emergenza:
approvato (purtroppo) nelle Commissioni Esteri e Difesa il disegno di
legge n. 1927.
Gli ultimi aggiornamenti
Approvato con esito favorevole nelle Commissioni riunite Esteri e Difesa il disegno di legge
n.1927 per la ratifica ed esecuzione dell'accordo quadro relativo alle misure per facilitare la
ristrutturazione e le attività per la difesa europea, che comporta, al contempo, emendamenti
alla legge n. 185/90 sulla trasparenza e il controllo del commercio di armi.
In soli otto giorni, in assenza della parlamanetare Laura Cima (Verdi - L'Ulivo) e l'on.
Elettra Dejana (Rifondazione comunista) le Commissioni hanno dato parere
favorevole e quindi passa al Parlamento la discussione finale.
"Il risultato è
che una parte significativa delle esportazioni di materiale di armamento semplicemente
scomparirà dalle possibilità di controllo degli organi parlamentari, della stampa e dell'opinione
pubblica", denuncia l'OSCAR, l'Osservatorio sul Commercio delle Armi (lo studio
completo e' scaricabile come allegato nella colonna qui a fianco).
"Non si capisce perché mai quello della produzione e del commercio delle armi debba
diventare il primo settore in cui l'Italia rinuncia alla propria normativa nazionale. Sarebbe
auspicabile, invece, che l'Italia richieda agli altri Paesi Europei maggiore severità nel controllo
dell'export delle proprie armi e maggiore impegno nella prevenzione dei conflitti e per il
disarmo",
dicono con chiarezza Missione Oggi, Nigrizia e Mosaico di Pace (Pax Christi).
La legge 185/90 è stata una grande conquista civile voluta dalle associazioni pacifiste e di
solidarietà internazionale. Consente di bloccare le esportazioni di armi verso nazioni che
violano i diritti umani o che fanno guerra; consente inoltre un controllo parlamentare e una
verifica della destinazione finale delle armi inviate, evitando "triangolazioni". Nel corso degli
anni attranerso norme applicative sempre più lassiste il potele di controllo della legge è stato
ammorbidito per far piacere ai mercanti di armi. Durante il governo D'Alema era stata tentata
una modifica alla legge per rendere sempre più facili le esportazioni di armi verso nazioni che
potrebbero farne pessimo uso; la questo tentativo fu bloccato per l'insorgere di Amnesty
International e altre associazioni. Ora i mercanti di armi stanno tornando alla carica e sono
riusciti a creare un ampio fronte che unisce maggioranza e opposizione, a parte qualche
sparuta voce contraria. I mercanti di armi e i loro amici parlamentari contano che questa
manovra passi in silenzio.
Come è andata in Commissione
In soli otto giorni (dal 22 al 30 gennaio 2002) le commissioni Esteri e Difesa hanno - con un
colpo di mano e in gran segreto - approvato un disegno di legge che toglie al Parlamento
buona parte dei suoi poteri di controllo sul traffico delle armi. Per ottenere tale risultato è
stato previsto di neutralizzare la parte qualificante della legge 185/90, ossia la legge che ha
fino ad ora avuto il merito di consentire un sostanziale controllo parlamentare
sull'esportazione e il commercio delle armi.
La legge 185/90 faceva tesoro delle indagini della magistratura e poneva rigorosi controlli
sull'utente finale del sistema d'armi venduto, evitando le "triangolazioni" che avevano reso
tristemente noto nel mondo il "made in Italy" bellico prima del 1990.
La legge 185/90 fu conquista legislativa voluta dalle associazioni della società civile (gruppi
missionari, religiosi, pacifisti) che sono sempre state in prima linea contro tutti i traffici di
morte e i torbidi retroscena che essi nascondono (vendita di navi italiane a Saddam Hussein
e Gheddafi, armamento dei Talebani con i micidiali lanciamissile Stinger da parte delle
passate amministrazioni Usa).
La legge 185/90 non piaceva però ai mercanti di armi perché poneva delle "ragioni etiche" al
di sopra delle ragioni del profitto. Da tempo i mercanti di armi chiedevano più libertà di
commercio e la fine delle norme "etiche" giudicate troppo restrittive. L'attacco alla legge
185/90 è stato lanciato pochi giorni fa dall'on. Previti il quale ha presentato un disegno
di legge per "facilitare" l'esportazione di armi. L'on. Previti, oltre che essere alla ribalta della
cronaca giudiziaria per questioni su cui la Magistratura dovrà pronunciarsi, è stato anche
membro del consiglio di amministrazione di una fabbrica di armi, l'Alenia.
Chi ha fatto l'opposizione di fronte a questa manovra dell'on. Previti? Anziché
avvertire e ascoltare il parere delle organizzazioni missionarie e delle associazioni umanitarie
che furono promotrici della legge 185/90, l'opposizione ha in larga parte condiviso il disegno
di legge presentato dall'on. Previti. Addirittura l'on. Minniti (DS) lo ha definito di "grande
rilievo" e lo ha considerato uno "straordinario passo in avanti" (le parole virgolettate sono
tratte dai resoconti parlamentari); continuando, l'on. Minniti è arrivato ad esprimere
"apprezzamento per gli alti contenuti del disegno di legge" presentato dall'on. Previti; ne ha
addirittura rivendicato la paternità di contenuti in quanto essi, come sostiene l'on. Minniti,
costituiscono il coronamento di accordi già da lui sottoscritti in sede europea in qualità di
sottosegretario del governo D'Alema. L'unico appunto che l'on. Minniti fa al governo
Berlusconi è quello di non aver acquistato gli aerei europei militari da trasporto, i costosissimi
A400M. Il richiamo alla ratifica di accordi europei viene fatto non per migliorare la legislazione
italiana ma per peggiorarla, annebbiando il controllo dei parlamentari, dei giornalisti e
dell'opinione pubblica sui traffici di armi.
Le uniche voci contrarie erano - all'atto finale del voto in commissione - assenti: l'on.
Dejana (di Rifondazione) era partita per Porto Alegre, l'on. Cima (dei Verdi) era assente per
malattia.
VITA, Peacelink e
Rete di Lilliput hanno dato l'allarme in questi giorni, ma non sono i soli e le
sole realtà che in diversi modi intendono innanzitutto puntare l'attenzione sull'accaduto per
poi in seguito verificare quali operazioni possono incidere sulle scelte parlamentare.
Tutti possono contribuire a bloccare il disegno di legge inviando una petizione via Internet
Petizione da inviare
Chiediamo che l'unione europea blocchi la legge italiana numero 1927 proposta dal governo che eliminerebbe ogni possibilita' di sapere se le
banche finanziano il commercio di armi. Questa legge e' gravemente lesiva del diritto dei consumatori di conoscere le scelte etiche delle banche
alle quali si rivolgono.
I difetti del disegno di Legge 1927
(TRATTO DAL DOSSIER DELL'OSSERVATORIO SUL COMMERCIO DELLE ARMI)
La modifica principale del disegno di legge consiste nell'introduzione di un nuovo tipo di
autorizzazione alle esportazioni di armamenti, la cosiddetta autorizzazione globale di
progetto, che introduce procedure semplificate a tutte le esportazioni effettuate nel quadro di
programmi di coproduzione svolti con paesi UE o Nato [..].
In linea generale (con alcune distinguo ed eccezioni relative alle coproduzioni con cinque
paesi europei che hanno firmato l'accordo quadro), nel caso di autorizzazione globale di
progetto:
1) Non si applicano le tradizionali procedure autorizzatorie: scompaiono quindi i riferimenti
nella domanda di autorizzazione all'esportazione al numero dei pezzi, al valore, al
destinatario finale, alle intermediazioni finanziarie, sia per i pezzi e componenti esportati, sia
per il prodotto finito (art. 6 del ddl).
2) non si applica il sistema di controlli previsto dalla legge per le normali esportazioni. Tali
esportazioni sono esenti dai controlli bancari (art.11. del ddl), e non viene richiesto né il
certificato di arrivo a destino, nè il certificato di uso finale (art. 10 del ddl). Informazioni,
procedure e controlli sono drasticamente ridotti non solo per i singoli pezzi e componenti
esportati, ma anche per il prodotto finito. Esse non riguardano solo gli scambi tra i paesi
Nato e UE, ma anche i casi di esportazione a paesi terzi o privati del materiale coprodotto
dall'Italia ed assemblato in un paese partner.
3) Il governo chiede di essere informato solo sulla destinazione intermedia e non su quella
finale del materiale coprodotto. In altre parole il rilascio della licenza equivale ad
un'abdicazione di sovranità e responsabilità e si traduce in una delega in bianco sulla scelta
dei paesi di destinazione finale (anche extra europeo o extra Nato, anche repressivo o
aggressivi o a privati inaffidabili) alle autorità del paese con cui si coproduce, senza che le
nostre autorità possano controllare nulla in merito. Il riferimento all'adesione ai principi della
nostra normativa risulta estremamente generico e insufficiente a garantirne il rispetto dei
divieti e dei controlli. Secondo il magistrato Bellagamba "è così legittimata la triangolazione".
In una prospettiva più ampia europea, la prassi della delega favorirà lo spostamento della
capacità manifatturiera e di assemblamento nei paesi con minori barriere all'esportazione e,
al contempo, un'armonizzazione verso il basso delle normative sulla trasparenza e controllo;
4) Ugualmente i divieti previsti dall'art-1 della legge saranno applicati solo sul paese di
destinazione intermedia (il paese Nato o UE con cui si coproduce) e non su quello di
destinazione finale (che può essere in contrasto con i divieti della legge italiana) come
accadeva fino adesso, il che li rende superflui;
Nel caso di autorizzazione globale di progetto viene drasticamente limitato anche il grado di
trasparenza, di indirizzo e controllo parlamentare. Per ciò che concerne le esportazioni che
godono di autorizzazione globale dalla relazione scompariranno informazioni circa valore,
destinatario finale, controlli bancari etc. Non sarà nemmeno più possibile desumere dalla
relazione, come negli anni passati, un quadro completo e corretto sul valore aggregato delle
nostre esportazioni, operare le tradizionali ù analisi diacroniche sul trend e avere un quadro
chiaro di esportazioni per paese e per valore.