ROMA "La globalizzazione? È una grande opportunità per i poveri, se
forniremo loro l'accesso e la preparazione per saperla gestire" dice
Muhammad Yunus, il "banchiere dei poveri": l'uomo che nel 1977 fondò la
Grameen Bank, l'istituto che utilizza il microcredito senza garanzie alle
famiglie (e in particolare alle donne dei villaggi indiani) per fare uscire dalla
miseria i più poveri tra i poveri.
"In ogni caso - continua Yunus - la globalizzazione è una forza che non si
può fermare: un fiume in piena che può distruggere, ma anche aiutare, se
canalizzato, lo sviluppo di chi oggi è senza speranze. Al G-8 di Genova i
politici dovranno sforzarsi di dare alla globalizzazione un volto umano".
Grameen in bengalese significa "villaggio", e proprio di "villaggio globale" si
parla in questi giorni. Il professor Yunus, nato nel 1940 e laureato in
Economia, ha insegnato all'Università di Boulder (Colorado) e alla
Vanderbilt University di Nashville (Tennessee), ma non ha mai dimenticato
Chittagong, il porto del Bangladesh dove è nato, e le frotte di bambini che
assaltano in cerca di una moneta. Da giovane ha accudito i fratelli e le
sorelle più giovani, e non ha dimenticato quei momenti: "È stata
un'esperienza molto utile per il mio lavoro futuro". Per far uscire dalla
povertà 12 milioni di bengalesi (il 10% della popolazione del Bangladesh)
Yunus offre minifinanziamenti sulla fiducia ai diseredati, che in questo
modo possono affrancarsi dall'usura ed entrare sul mercato.
Il professor Yunus, con la sua banca, vuol far entrare nel cono di luce
dello sviluppo il maggior numero possibile di diseredati. Se il finanziamento
di pochi dollari non viene restituito, non ci sono penali: si perde, però, il
diritto a un nuovo prestito. Semplice, come la maggior parte delle idee
geniali. L 'esperimento parte nel 1976: oggi Grameen ha 14mila dipendenti
e opera in 35mila villaggi. La banca ha distribuito 4 milioni di microprestiti,
per circa 500 milioni di dollari. La sua storia ha ispirato un libro (edito in
Italia da Feltrinelli) e un film di successo.
Raggiungiamo il professor Yunus a Roma, una tappa del suo soggiorno
italiano, e gli domandiamo se sia d'accordo con la proposta del
capoeconomista della Banca mondiale, Nicholas Stern, il quale suggerisce
ai sette Grandi di aprire i loro mercati (all'export delle Nazioni più povere.
"E' evidente - risponde Yunus - che più aperti sono i mercati, più
opportunità ci sono per i poveri. L 'Europa dovrebbe abbattere le barriere
tariffarie che proteggono i suoi prodotti agricoli e i tessili".
Per una volta il professor Yunus è d'accordo con la Banca mondiale. Ma in
passato non è t stato sempre così.
"Ho avuto scontri sulla politica dei microcrediri. Molti funzionari della World
Bank non condividevano la mia impostazione, convinti che non si possano
creare piccole isole di sviluppo in un mare di fallimenti macroeconomici.
Ora le cose sono un po' cambiate. I vertici della Banca mondiale sono più
favorevoli alle mie teorie, che mirano a far prendere in mano il proprio
destino alle persone inserite nel sottosviluppo. L'organizzazione della
Banca mondiale, tuttavia, procede alla vecchia a maniera: non concede
spazi al microcredito, ma continua a privilegiare gli interventi generali, che
piovono dall'alto. I funzionari della Banca si concentrano da sempre
sull'approccio macroeconomico, ed è assai difficile far cambiare una
prospettiva radicata nel tempo".
Lo scenario tratteggiato dal professor Yunus sulla globalizzazione è
semplice: "Se i poveri non potranno "usarla", ma la subiranno, per loro non
ci sarà futuro. Nel caso contrario, sarà per loro una grande opportunità".
La parola chiave è "accesso". Gli obiettivi sono favorire la partecipazione e
il dialogo - attraverso incontri come quello che si terrà il 18 luglio a San
Rossore, organizzato dalla Regione Toscana: "From Global to Glocial.
Questioni globali, soluzioni sociali" -e affrontare la globalizzazione dal
punto di vista dei diseredati, istruendo coloro che non hanno i mezzi per
entrare nel "gioco del mercato".
"La globalizzazione è come il traffico - continua Yunus: - senza regole
provoca disastri e incidenti mortali, ma con la polizia e il Codice della
strada favorisce la circolazione delle persone e delle merci. Anche la
globalizzazione può essere un bene o un male: lasciata a se stessa può
provocare disastri, se viene regolata può diventare un acceleratore dello
sviluppo".
La vera sfida, insomma, è creare la possibilità di accedere al mercato.
"I microprestiti concessi dalla Grameen Bank vengono restituiti nel 98% dei
casi: un risultato sorprendente. Ma non basta. Ora stiamo passando alla
formazione per l'uso dei telefoni cellulari e di Internet. Le nostre
collaboratrici, per 50 dollari al mese, vanno di villaggio in villaggio,
mettendo a disposizione degli abitanti i cellulari, in modo che attraverso le
chiamate e i collegamenti via Internet possano superare il proprio
isolamento. Così, per esempio, chi fabbrica cestini di vimini può trovare
nuovi sbocchi attraverso l' e-commerce. Il problema è quello di sempre:
superare l' esclusione. Lo scopo è affacciarsi a un mercato più vasto".
Yunus è favorevole alla Tobin Tax. " È un'idea eccellente: i proventi della
tassa sulle transazioni internazionali proposta nel 1971 dal Nobel per
l'Economia James Tobin potrebbero favorire l'accumulazione di fondi da
investire per istruire i poveri all'uso delle tecnologie informatiche".
"Evitare la "globalizzazione a senso unico" - conclude Yunus - è la chiave
per uscire dal sottosviluppo". Yunus non ama la carità, gli aiuti
assistenziali: vuole e che i poveri partecipino al proprio destino, uscendo
dall'umiliazione dell'esclusione. Così il villaggio diventerà davvero globale. I
Grandi riuniti a Genova dovrebbero mettere al centro dei lavori la
govemance: le regole per favorire l'accesso alla globalizzazione.