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Omaggio a Francesco Novara PDF Stampa E-mail
Thursday 29 January 2009

Francesco Novara


Francesco Novara - psicologo del lavoro e tra gli ultimi grandi testimoni della storia Olivettiana - ci ha lasciato il 23 gennaio scorso all'etĂ  di 86 anni. Pubblichiamo in suo omaggio dieci righe di Mauro Casadio Farolfi - Presidente Ass. CittĂ  dell'uomo - suo grande amico ed estimatore. 

Francesco Novara“Amici il ristorante sta per chiudere.”
E’ l’una di notte e i proprietari della trattoria ad Imola, dove io e Francesco Novara parlavamo della Olivetti, ci chiedevano di liberare il tavolo occupato da oltre 5 ore.
Questo è il mio primo ricordo di Francesco, una cara persona che ascoltavo volentieri anche per ore ed ore.

Parlava con grande luciditĂ  della storia industriale non solo dell'impresa di Ivrea ed aveva una memoria incredibile sui nomi e sulle date.
A quel primo incontro ne fecero seguito altri per alcuni convegni tematici sulla figura di Adriano Olivetti svolti ad Imola.

Alla presentazione del suo libro Novara fece una bella relazione dal titolo "Perchè alla Olivetti si lavorava volentieri" era uno dei suoi punti saldi delle nostre conversazioni. "La ricerca di appagamento sul lavoro è una forte leva motivazionale, la base di un processo di consapevolezza professionale che poi si riflette positivamente sui risultati lavorativi, ma anche sulla vita extralavorativa. L'organizzazione del lavoro condiziona la storia personale e professionale del lavoratore, la sua dignità oltre che la sua identità lavorativa e queste hanno uno stretto legame con la vita esterna".

Novara era veramente un libro aperto, immense le sue conoscenze, grazie anche al ruolo di psicologo sociale che svolse dal 1954 in Olivetti nel centro di psicologia, fondato da Cesare Musatti.
Un ruolo che continuò a svolgere sino al 1993 e quindi anche negli anni successivi all'improvvisa morte di Adriano, quando a capo dell’azienda arrivò De Benedetti, poi Tronchetti Provera ed altri ancora.

Francesco non risparmiava critiche agli imprenditori del “dopo Olivetti” e gli piaceva sottolineare la differenza fra imprenditore con una mission industriale e un rapporto etico con il territorio e imprenditori con obiettivi prevalentemente finanziari.
Quattro conferenze facemmo ad Imola e tante telefonate, scambi di opinioni e spesso, da parte mia, richieste di consigli. Nell'ultimo incontro, alcuni mesi or sono, chiesi a Novara quale era l'aspetto che più lo aveva colpito della personalità di Adriano Olivetti, lui mi rispose: “l'umanità, una grande umanità”. Ecco credo che questa sia la chiave di lettura di quella “affascinante trama ideale” che fu l'avventura utopica, concreta ed unica nell'industria italiana che ancora oggi ci coinvolge.

GRAZIE Francesco per la tua ispirata testimonianza.

Mauro Casadio Farolfi

 
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