Cosa succederebbe al nostro corpo se avessimo forzato il naturale senso di sazietà? Consumeremmo cibo in eccesso senza mai esserne sazi, mentre il nostro peso crescerebbe inesorabilmente con conseguenze rovinose sulla nostra salute.
Questa evoluzione è la stessa che riscontriamo nella nostra società, come diretta conseguenza del paradigma occidentale dominante: il modello della crescita. La convinzione che 'crescita' sia sinonimo di benessere e sviluppo in ogni circostanza, sta conducendo il pianeta verso un'obesità insostenibile che produce sia a livello globale che individuale, effetti negativi da non sottovalutare. Teorici e fautori della decrescita come Serge Latouche, Mauro Bonaiuti, Francesco Gesualdi, ci mettono in guardia verso tali conseguenze.
Uno sguardo sul globale.
A livello mondiale la spinta alla crescita incessante e all'espansione dei mercati, ha portato al formarsi di un commercio internazionale aggressivo e cieco nei confronti di problematiche ecologiche, civili e sociali. Lo sviluppo di una globalizzazione guidata dal solo principio dell'aumento dei profitti delle multinazionali, ha condotto alla progressiva devastazione delle preziose risorse ambientali e all'accentuarsi del divario tra ricchi e poveri, favorendo l'aumento degli squilibri mondiali. E' sufficiente notare che mentre nel 1913 il rapporto tra il 20% più ricco della popolazione mondiale e il 20% più povero era di 11 a 1, ne11997 è diventato di 86 a 1. La situazione non è migliore in tema di risorse ambientali: il 20% della popolazione mondiale consuma l'86% delle risorse nei paesi avanzati, perciò l'80% della popolazione ne utilizza solo il 14%. Ne consegue che per garantire ad ogni abitante della terra lo stile di vita occidentale, ci vorrebbero le risorse di cinque pianeti!
Volendo fare un quadro veloce della situazione, ci accorgeremmo che nonostante l'evoluzione tecnologica e l'incremento dell'efficienza, lo spreco di risorse aumenta sempre più e malgrado i consumi si moltiplichino, il benessere tende a diminuire. Sono le contraddizioni della società contemporanea: il paradosso dell'efficienza e il paradosso del benessere, così come li ha definiti Bonaiuti. Quindi dov'è tutta la prosperità che dovrebbe derivare dalla crescita?
E' evidente che la strada per l'equità e la sostenibilità non passa dalla crescita, ma dal suo opposto. E' necessario attuare un'inversione di rotta, definire un'alternativa al modello economico dominante: passare cioè da un'economia della crescita ad un'economia del limite, e la parola chiave di tale cambiamento è sobrietà.
Ma è possibile progettare un'economia del limite che garantisca occupazione e diritti fondamentali per tutti?
Francesco Gesualdi ne è convinto, e nel suo libro "Sobrietà. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti", delinea le caratteristiche di un'economia alternativa: un commercio in armonia con i cicli naturali, con meno eccessi e sprechi, basato sulla cooperazione tra nord e sud del mondo, sull'implementazione di attività lavorative nel settore ecologico come quella del riciclaggio e sul potenziamento del commercio locale.
.e uno sul personale
Ma Gesualdi mette inoltre in evidenza come il modello economico della crescita abbia attecchito anche nella nostra vita privata, mutando i nostri comportamenti quotidiani, alterando la qualità della vita fino a modificarne la scala di valori. Siamo esseri viventi con esigenze spirituali, affettive, intellettuali e sociali oltre a quelle materiali e il nostro benessere è dato dalla soddisfazione in modo equilibrato di tutte queste esigenze. Ma nella società nella quale viviamo, il benessere è determinato esclusivamente in proporzione ai beni materiali posseduti; noi di tutta risposta, ci siamo abituati a valutare le persone in base ai loro averi. Questa logica materialista che fa del denaro un fine ultimo anziché un semplice mezzo, provoca una spirale di conseguenze negative. Compriamo tutto quello che ci serve e anche quello che non ci serve affatto, dedicando molto del nostro tempo all'attività di superconsumo. Per assicurarci la possibilità di consumare lavoriamo molto: i ritmi delle nostre giornate aumentano, i tempi si restringono a discapito degli affetti familiari e dei rapporti sociali, accentuando l'individualismo e il nostro senso di solitudine. Sempre più spesso, nella scelta del lavoro, privilegiamo l'aspetto economico ignorando le nostre aspirazioni e inclinazioni naturali. Siamo talmente assuefatti dalla logica consumistica che pensiamo di poter comprare anche le certezze, come siamo abituati a comprare qualsiasi altra cosa, come se potessimo trovare 'felicità' sugli scaffali del supermercato o come se nella nostra nuova e fiammante automobile fosse di serie anche la 'soddisfazione personale'.
Ma le nostre case superaccessoriate e gli oggetti acquistati dei quali ci facciamo vanto, non possono farci sentire meno soli o infelici, non possono colmare quel senso di vuoto che avvertiamo intorno a noi o quel fastidio interiore che, come un grillo parlante, non ci lascia in pace neanche quando cerchiamo di scacciarlo con un ennesimo acquisto consolatorio. Allora che aspettiamo a dare una svolta alla nostra vita?
Dovremmo dare più ascolto a quella voce interiore e chiederci: è stato veramente un guadagno accettare quel nuovo lavoro in prospettiva di un aumento dello stipendio, anche se per ottenerlo ho dovuto soffocare le mie inclinazioni personali, e sacrificare i rapporti con i miei cari?
Iniziamo a porci delle domande anziché semplicemente agire secondo il modello convenzionale: ripristiniamo la nostra scala di valori in base alle nostre vere esigenze e non in base a quelle imposte; impariamo a distinguere il necessario dal superfluo, a dare il giusto peso agli oggetti e a valorizzare le relazioni personali.
Facciamo nostro un punto di vista alternativo, ed agiamo secondo la logica della sobrietà.
Obiettivo futuro: decrescita
Se crescita economica significa aumento dei profitti delle multinazionali a fronte di disastri ecologici, collasso ambientale e climatico, disoccupazione causata dalla delocalizzazione produttiva e soprusi dei diritti civili, affermiamo senza dubbi che il nostro obiettivo futuro è la decrescita. Esigiamo un commercio che si adatti ai cicli naturali anziché distruggere l'ecosistema; che porti benessere diffuso al posto di favorire le oligarchie economiche; pretendiamo un commercio che non sprechi in modo incurante le preziose e limitate risorse ambientali.
Se crescita individuale significa vivere per lavorare anziché lavorare per vivere, ed essere asserviti al consumismo anziché considerare il consumo come un'attività al nostro servizio, scegliamo senza paura la decrescita personale.
Ci accorgeremmo che valore inestimabile hanno le cose che neanche la società dei consumi può mettere in vendita e che esistono altri metri di giudizio oltre al denaro.
Chiara Monticelli
Francesco Gesualdi, è il fondatore insieme ad Alex Zanotelli di Rete Lilliput, collabora con la rivista 'Altreconomia' ed è fondatore e coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (Pisa) che ricerca formule economiche alternative rispetto a quella dominante, che assicurino la soddisfazione dei diritti fondamentali di tutti. Ha scritto inoltre 'Guida al risparmio responsabile' (Emi) e 'Manuale per un consumo responsabile' (Felrinelli).
Riferimenti:
Francesco Gesualdi, "Sobrietà. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti" Mauro Bonaiuti, "Obiettivo decrescita"www.decrescita.it