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Allenamente, resoconto del 3 gennaio 2010 PDF Stampa E-mail
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martedì 26 gennaio 2010

Resoconto della 3° sessione di Allenamente, 13 gennaio 2010
(a cura di M.I. Giangiacomo e di Giulia Zanotti)


allenamente.jpgCi siamo ritrovati come sempre un po’ stanchi ma con un gran voglia di fare il nostro piccolo cammini di ricerca. Siamo ancora pochi, solo 8. Alcune assenze fisiologiche, sempre 2/3, ci fanno rimanere su questo numero piccolo piccolo. Ci piacerebbe coinvolgere altri soci o, in generale, altri partecipanti. Non tanti, 5, 6 in più sarebbero già sufficienti per un dialogo più ricco e forse anche per dare maggiore forza a questo piccolo gruppo di ‘resistenti/resilienti’ come ci sentiamo e non manchiamo di ribadire ogni volta. Magari anche qualcuno che ci porti notizia di aziende in cui si ‘sta bene’, in cui la persona sia davvero sempre messa al centro. Non avendo ancora questa nuova voce positivamente dissonante ci siamo consigliati almeno di ridere del nostro quotidiano ascoltando la nuova fiction radiofonica del Sole 24 Ore: Zzzoot, fulminati in azienda (www.zzzoot.tv) in cui un gruppo di navigati e scanzonati consulenti di direzione mette in scena la vita quotidiana di un’azienda in cui è veramente difficile non riconoscere quelle in cui lavoriamo noi stessi.

Tornando a noi: abbiamo cominciato rileggendo l’incipit del brano La singolare imperfezione dell’identità molteplice nel quale, citando Bauman, il manager ‘liquido’ di capace di successo è quello che Richard Sennett riconosce in Bill Gates “che si trova a proprio agio nel disordine” e sa muoversi “all’interno di una rete di possibilità”.

Per questo, oggi più che mai, un tale manager deve “conoscere se stesso e tutte le sfaccettature delle proprie possibilità”. Questo può essere vero anche per le organizzazioni? Sembrerebbe di si ma, se un po’ di fiducia siamo pronti a darla al singolo, con queste ci sentiamo di essere molto, molto più cauti.

Infatti al semplice nominare le organizzazioni ognuno non può che raccontare di quanto siano sempre più cupe, svuotate di senso e di ‘possibilità’ le organizzazioni che conosciamo. Il momento di crisi che tutte stanno attraversando - o che comunque sfruttano - non fa altro che accentuare la scarsa attenzione all’etica e talvolta anche all’efficienza e all’efficacia delle proprie azioni. Il pensiero unico del taglio dei costi ‘ad ogni costo’ - visto come unica chance di sopravvivenza e senza nessuna visione progettuale del futuro - ci mette sempre più spesso di fronte a dilemmi etici sul contenuto del nostro operato, in particolare per chi lavora in ambito HR. La mancanza di una finalità e quindi la possibilità di attribuire un valore a quello che si fa si traduce in una sorta di resa delle persone e, in alcuni casi, anche in un disagio derivante dal sentirsi ‘complici’ impotenti di decisioni che non portano vantaggi reali né all’organizzazione, né alle persone. Questo ci rimanda a un fenomeno che alcuni hanno definito ‘impotenza appresa’ ovvero la progressiva incapacità di visione positiva come conseguenza di più esperienze negative o del vivere in un contesto di potenzialità negate o represse.

L’impotenza appresa porta a fare sempre meno e sempre più solo per se stessi o per un piccolo gruppo, dandosi l’obiettivo minimo di limitare i danni piuttosto che provare a cambiare le cose. Ma ci sono sempre le condizioni per farlo? Anche l’’Arte della guerra’ di Sun Tzu suggerisce di mettere grande attenzione al ‘potenziale di situazione’ ovvero alla lettura intelligente e ampia delle le possibilità di successo della nostra azione nel contesto in cui avviene. Se ci sembra che tale potenziale sia scarso, se non ci sembra siano presenti condizioni favorevoli al nostro successo, è necessario saper aspettare momenti migliori. Allora forse se non è il momento di agire può essere quello di preparare l’azione, elaborando proposte, studiando alternative, contagiando positivamente le persone intorno a noi. In sintesi sfruttare il momento meno adatto per l’azione per approfondire la riflessione e l’elaborazione creativa.

In questo l’ironia e l’autoironia possono essere di grande aiuto, e allora ritornando alla metafora con cui lo scorso anno avevamo rappresentato l’azienda - un grande circo in cui puoi scegliere se essere ‘acrobata senza rete’ o ‘tigre ammaestrata’ - forse questo è il tempo dei clown!

E la nostra mappa? Abbiamo aggiunto un ramo che parla di impotenza appresa e di opzioni possibili e la continueremo al prossimo incontro in cui ripartiremo dal testo del capitolo  Individualismo e convivialità e affronteremo poi il successivo il cui titolo è appunto Il circo aziendale.

Su suggerimento di Roberta Buzzacchino una proposta di lettura extra che può essere collegata alla mappa sulla "mutazione poietica".

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201001articoli/51238girata.asp
 
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