Giovedì, 03 Maggio 2007 16:25

Sono stato di recente in Senegal In evidenza

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di Sebastiano Zanolli
Un paese africano indipendente dal 1960, precedentemente parte del dominio francese in Africa occidentale...




Sono stato di recente in Senegal
di Sebastiano Zanolli

Un paese africano indipendente dal 1960, precedentemente parte del dominio francese in Africa occidentale.
Certo, ci sono andato da turista, una posizione decisamente privilegiata. Il turista è una specie di meteora fortunata, in poche ore arriva, vede dall'alto, assaggia il selezionato, esprime pareri senza avere tutti i dati, si diverte come ci si diverte a vedere gli squali da quei bei tubi di plexiglas che passano attraverso l'acquario di Genova.
Con altrettanta felicità si imbarca su apparecchi che hanno solo i pneumatici come punto di contatto con quelle terre.

In poche ore sarà di nuovo a casa sua.
A casa mia.
Dove i ricordi della vacanza diventeranno simili a sogni ad occhi aperti, dove i colori e i dolori si confonderanno, cambiando e mischiandosi, dove troverà teorie e spiegazioni che non avranno mai bisogno di conferma.
Ho preso le note per scrivere questo articolo mentre mi trovavo sdraiato su una lunga spiaggia chiusa al suo inizio e alla sua fine da una cerniera di guardiani armati di lunghi tubi di gomma, e che proprio come una zip, salivano e scendevano separando la pelle pallida dei turisti dal disturbo nero degli abitanti locali.

Non voglio scrivere delle grandi differenze e disuguaglianze che incontriamo quando viaggiamo, non oggi almeno.
Voglio scrivere di una qualità che mi è apparsa in modo maestoso osservando ciò che vi racconterò fra poco.
Una qualità fondamentale per chi voglia mettere al sicuro il proprio futuro e che ho trovato giganteggiare proprio in chi il futuro sembra non averlo. Questi guardiani, dicevo, tenevano alla larga un'orda di ragazzi, uomini, donne che come un grumo scuro di mosche si riunivano, si scomponevano, si dividevano in 1000 rivoli per poi ricomporsi in un budino umano denso e rumoroso. Questa gente portava con sé oggetti, statue, braccialetti, frutta, corna di mucca, pesce, quadri, occhiali, magliette e grandi fazzoletti stampati.

sebastiano_zanolli85.gifNon tutto per tutti, ognuno aveva la sua specializzazione, ognuno aveva una missione specifica, chiara e focalizzata. Un negozio monoprodotto per capirci.
Nella regione senegalese della Casamanche, al confine con la Guinea-Bissau, una regione a maggioranza cattolica ed animista in un paese musulmano, esistono per 500.000 persone cinque aziende degne di questo nome, alcuni villaggi turistici lungo la costa e per il resto tutto si riduce alla sussistenza e ad una povera agricoltura basata sul riso e quattro mesi di pioggia, se tutto va bene.
L'aspettativa di vita di un uomo è di 47 anni, 49 per le donne. In Senegal si sta bene a guardare da qualche altro Stato africano limitrofo. La paga per un mese di lavoro, se hai un lavoro, si aggira intorno ai 50 Euro, cifra che ti rende ragionevolmente tranquillo da un punto di vista economico.

Una famiglia che abbia meno di quattro figli è una rarità, e la norma è averne più di sette.
Non devo dilungarmi sul fatto che con parametri come questo la motivazione a vendere qualcosa a dei turisti che hanno un reddito medio da 100 a 200 volte maggiore del proprio (ma probabilmente è molto di più) raggiunge una intensità che probabilmente noi, e quando dico noi parlo di chi come me lavora nel campo delle vendite, non abbiamo nemmeno mai sfiorato.
Tornando alla mattina in cui osservavo questi venditori filtrare attraverso il reticolato dei guardiani a volte correndo più di loro a volte comprandoli con sorrisi o piccole mance, mi chiedevo se questo ostacolo rappresentasse l'unica barriera fra loro e il successo della loro azione.
No, questo era solo la prima delle prove da superare, che naturalmente, come tutte le prove alla sua percentuale di successi e di perdenti.

La seconda prova era individuare chi, fra questi potenziali scoloriti acquirenti, avesse le reali caratteristiche per trasformarsi in un concreto dispensatore di denaro.
Ecco che allora questo sciame iniziava un rituale di saluti, di frasi in un italiano stentato, frutto di 1000 interpretazioni e dialetti e nelle stagioni si erano sovrapposti creando un buffo modo di parlare : "comestatuttobenechitichiami?".
Mani tese per presentarsi, sorrisi enormi a compensare le difficoltà a spiegarsi, piccoli regali, nomi italiani a coprire difficili identità africane. Filippo, Gianni, Paolo...
Una specie di screening,una analisi di mercato per identificare nicchie, posizionamenti, livelli di prezzo, necessità e bisogni.
Anche in questo caso la percentuale di insuccesso era cospicua, sia per la difficoltà del compito che portava a scegliere obiettivi troppo difficili o sbagliati, oppure per la debolezza intrinseca nel carattere di alcuni che male tolleravano lo sbaglio e trascinando la borsa ripassavano la ringhiera di vigilantes lasciando una lunga scia sulla sabbia.
Ma per chi passava anche questa prova non era ancora finita.

Iniziava il balletto della negoziazione, della individuazione dei punti deboli e forti della controparte.
Il turismo di massa ha fatto sì che molta gente che in Italia a malapena riesce ad arrivare a fine mese possa comunque mettersi in viaggio per località lontane.

Si assiste allora ad una strana danza tra due negoziatori che non hanno una reale capacità di comprendere il punto di equilibrio su cui fissare il prezzo.
Dico questo perché nessuno saprà mai se il prezzo pagato sia stato in realtà un affare per l'altro. Questo rende ogni negoziazione una negoziazione a sé stante, differente, su cui difficilmente si può puntare per creare la successiva.
Anche la negoziazione porta le sue vittime, i suoi perdenti tra i venditori.
Ma per chi riesce a oltrepassare questo monte non può dirsi tranquillo.

Vedevo il turista, ormai bruciacchiato dal sole (questo che vi racconto è il resoconto di una intera giornata in riva al mare) cercare di rimandare il passaggio di mano dell'oggetto e del denaro, nella speranza di mettere in stand-by l'affare e potere controllare quel incontrollabile prezzo con altri venditori o con altri compagni di viaggio.
Questo è il quarto drago che il cavaliere africano doveva affrontare e sconfiggere, ma nonostante la forzata simpatia che molti di questi ragazzi e donne si imponevano di esprimere, il drago spesso vinceva rimandando al di là del muro di protezione molti di loro.
Solo chi con mossa veloce, con una stretta di mano,un regalo appropriato,un frase azzeccata,una costruzione del consenso e della persuasione degna dei più grandi maestri della vendita riusciva ad ottenere quelle banconote colorate così moderne rispetto ai franchi senegalesi unti, consunti e fuori moda usciva vincitore da questa battaglia.

Quattro passi per ottenere una sicurezza che non va al di là della settimana corrente, con l'incubo della fine della stagione che da maggio arrivano le zanzare della malaria con le piogge e il mercato della vacanza scompare.
Quattro passi per non parlare dell'ambiente concorrenziale in cui tutto ciò si svolge, perché ci sono quaranta venditori di statue per un km di spiaggia,dieci venditori di banane per lo stesso chilometro,cinquanta venditori di braccialetti, cento venditori per tutto il resto...

Quattro passi per non dire dell'assoluta indifferenziazione dei prodotti, tutti uguali, tutti identici.
Non so perché ma mi sembra di aver già visto un mercato così, si ne ho visto più di uno, ma li ho visti più vicini, fuori dalla mia porta, a pochi metri da casa mia.
E ho visto venditori lamentarsi, piagnucolare, darsi per vinti, lasciare per abbracciare lavori che di più sicuro hanno solo la sicurezza che non sarai più tu a decidere del tuo destino.
Ecco, questo è il punto in quello sciame nero ho riconosciuto i talenti, i fuoriclasse, gli eroi contro il drago.

Senza armatura, senza protezioni, senza preparazione ma spinti da una grande motivazione, quella che Maslow metterebbe proprio alla base della piramide.
La voglia di rimanere, di esserci, di stare sul palcoscenico della vita, perché gli in Senegal fuori dal palcoscenico si muore o si sopravvive morendo lentamente.
E la qualità che ho riconosciuto a questi talenti è la chiave che aprirebbe tante porte anche qui da noi a tanti eroi che hanno pensato magari di mollare.
Si chiama Costanza.
Non c'è nulla, non ci sarà nulla, non c'è stato mai nulla che abbia sostituito la qualità della costanza, della continuità, dell'assiduità con cui si punta e si persegue il risultato che si desidera.

È strano che l'ispirazione per scrivere queste righe mi sia è venuta proprio in un luogo che grandi ricchezze non ha, ma poi ho pensato che in verità le vere ricchezze ci sono anche li.
Anzi, forse proprio la povertà annaffia la pianta della costanza, che come nella favola di fagioli magici, è la scala per innalzarsi sopra la miseria in senso stretto e per fuggire alle nostre di miserie che ci tengono legati anche se lacci non abbiamo.

Anche li, il futuro si costruisce un mattone alla volta, senza vincite alla lotteria o al grande fratello, senza improvvisi boom edilizi e portinai che diventano miliardari in una settimana.
Senza miracoli ma con tanto senso di realtà condito dalla sensazione di potercela fare perché il senso della vita è tutto li.
Costa, certo. Pesa, di sicuro. Ti fa cadere le braccia l’imprevisto, lo sbaglio, il dovere ricominciare.
Ma li, come qui, alla fine restano solo due categorie. Chi ha mollato e chi no.
Uno da una parte e uno dall’altra. In mezzo le guardie, indecise nel fare parte di uno dei due gruppi o rimanere come una zip nel mezzo. Costanza. La qualità che decide.
Credo che andrò a vedere se mi sono ricordato di annaffiare la mia pianta.

Sebastiano
Letto 16885 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39