Venerdì, 25 Maggio 2007 09:49

Serata spumeggiante In evidenza

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Serata spumeggiante ieri sera allo Spazio dell’Anima in occasione della seconda puntata romana del ManagerzenCafè sull’”Arte del Sottrarre”.

Serata spumeggiante



Serata spumeggiante ieri sera allo Spazio dell’Anima in occasione della seconda puntata romana del Managerzencafè sull’ ”Arte del Sottrarre”. Protagonisti, una dozzina di persone (i soliti celeberrimi pochi ma buoni) tra soci e potenziali tali di Managerzen, desiderosi di ascoltare e “istigare” i relatori Nerina Garofalo e Maurizio Tarquini.

Lo spunto, il “social dreaming e la manutenzione del sorriso”.
Ha iniziato Nerina con una serie di flash diretti e crudi su alcuni spaccati di realtà che fanno parte del nostro mondo: il precariato (davvero angosciante e lucidissimo il testo di presentazione del blog www.personaggiprecari.splinder.it), le difficoltà economiche, l’umiliazione personale e professionale, una carrellata sintetica e spietata di storie di persone con nome e cognome, per non fare statistica ma entrare in contatto con vissuti reali.


Cosa c’entravano tutti costoro con l’arte del sottrarre?
Diversi e stimolanti gli spunti suggeriti da Nerina: queste persone e tutte quelle che come loro vivono un momento di straniamento e di emarginazione sociale e culturale hanno desiderio e bisogno di sottrazione o invece piuttosto di restituzione, che vuol dire restituzione di dignità, di senso sociale, di appartenenza, di partecipazione e, soprattutto, di “progettualità”, la prima dimensione vitale soffocata dal disagio economico e di propria realizzazione.

La consapevolezza quindi che convivono due dimensioni: un mondo “oberato”, oppresso da modelli target performanti e ad altissima densità di impegni, nel quale quindi la “sottrazione”, intesa come liberazione di tempo per occuparsi di sé, è un valore. E un mondo “rarefatto”, in cui le persone hanno abbondanza di tempo e non riescono a impegnarlo nelle attività per loro necessarie (remunerative) o utili (soddisfacenti). Qui ha più senso il concetto di restituzione, declinato in significato, voce, identità, autonomia e, appunto, progettuallità.

E questo concetto di restituzione è stato poi associato al ruolo della formazione nella aziende, che dovrebbe stare accanto alle persone proprio per permettere loro di esprimere la propria voce e identità (attraverso i processi di analisi dei bisogni) e costruire interventi e percorsi che riconsegnino significato e valore al partecipare alla vita e al risultato aziendale, che facciano sentire le persone parte di un progetto e considerate nel contributo che sapranno dare.
Altri spunti suggestivi: non ha senso nelle aziende parlare di attenzione “alle persone”, perché è importante lavorare per e con ogni singola persona, ascoltando il suo vissuto e le sue aspettative e aprendosi al “rischio” ma anche al potenziale tesoro delle sue idee, delle critiche, delle richieste.
E ancora: sempre più dovremo “abitare” le organizzazioni, quindi non imporre modelli esterni ma riconoscere e valorizzare le energie interne, ascoltare le “voci umane” presenti in azienda, riscoprire le “prossimità” fatte di reti, di metodi e di luoghi e restituirle al lavoro e alle persone che le devono utilizzare.

Nerina ci ha poi condotto in un breve viaggio dentro alcuni metodi di intervento che si fondano su questi presupposti “democratici” di lettura dell’organizzazione: il social dreaming come tecnica per riavvicinare le persone a se stesse e per fare comunità attraverso il dono di qualcosa di sé, vale a dire il sogno, che diventa linguaggio comune sociale. Si lavora con una matrice che raccoglie sogni e libere associazioni che le persone condividono, in una spirale di alimentazione reciproca che libera la creatività e le emozioni e conduce alla fine alla creazione di una mappa mentale che rappresenta il risultato del gruppo in relazione a un problema, a un progetto, ad una domanda...
E poi il Corporate Hammam, vale a dire ricostruire lo spirito appagante e liberatorio del bagno turco nell’ambiente organizzativo: un sogno ma anche una metodologia rigorosa e strutturata, che non appanna neanche i vetri degli uffici...
Infine il BioGraffi, cioè utilizzare il metodo biografico per esprimersi “graffiando” l’organizzazione.

Maurizio-Tarquini.gifLa chiacchierata con Maurizio Tarquini è stata suggestiva e a tratti affascinante. L’inizio è stato categorico: a proposito di arte del sottrarre, in matematica la sottrazione non esiste, ci sono solo numeri positivi e negativi che vengono sommati. Come a dire, per avere un totale di segno più si deve prendere atto che esistono le negatività e fare in modo che vengano superate dalle positività. Geniale nella sua semplicità, è diventano il fil rouge di un ragionamento che ha toccato temi di attualità sociale, di approccio politico, di atteggiamenti culturali ed emotivi.

C’è grande voglia di partecipazione e insieme timore del cambiamento in ogni contesto, dall’azienda al Comitato di quartiere. C’è conformismo e finta frenesia che fa perdere di vista il senso della realtà, come lo smanettamento frenetico dei dirigenti sui Blackberry durante una seduta strategica di decisione sul “budget” del personale (leggi persone da licenziare). C’è difficoltà a superare la sindrome del “diritto d’autore”, quasi che condividere significhi in qualche modo rinunciare, deprivarsi, perdere identità e soprattutto potere.

Quindi che fare? Ritrovare il coraggio di essere se stessi (anche se questo spesso non è premiante nella cultura aziendale attuale), lavorare su nuovi modelli presi dalle aziende grandi, medie e piccole dove c’è eccellenza di business e “benessere” professionale (tipo General Electric, Virgin, Cantine Feudi di San Gregorio, Lamborghini...), fare ognuno il “proprio centimetro”, “stare aperti” e parlare con chi non è d’accordo con noi.

Questi gli stimoli proposti dai relatori, a dire il vero raccolti e “rimbalzati” dagli altri presenti all’incontro con interesse e partecipazione. S’ è parlato di India (dove i poveri, per quanto più poveri sicuramente dei nostri, hanno però maggiore riconoscimento e protezione sociale e quindi si sentono meno frustrati ed emarginati... riescono persino a sorridere!), di anti-capitalismo romantico (quello che succede spesso è che si parla delle aziende che ci piacciono e si finisce per “abbandonare” quelle in cui si lavora...), del Festival di Trento, di cervello e cuore in azienda, di Adriano Olivetti...

In un’atmosfera leggera ma seriosa, come quando si è consapevoli di trattare temi importanti e fiduciosi che il proprio contributo sia ascoltato e considerato.

Vittorio Francione sarebbe stato orgoglioso di noi...

Letizia Migliola
Letto 10048 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39