La Dow Chemical, che ha acquisito la Union Carbide, responsabile del disastro di
Bhopal del dicembre 1984, e che non ha mai bonificato l'area come chiede Greenpeace insieme ai sopravvissuti,
ha fatto causa alle vittime per aver protestato.
Il colosso chimico ha acquisito la Union Carbide, responsabile del disastro di Bhopal in India nel dicembre 1984,
dove una nube tossisca provocò 3.000 vittime, mentre altre migliaia morirono successivamente e altre decine di
migliaia subirono malattie croniche.
Lo scorso anno, un centinaio di persone erano state arrestate a Bophal nel corso
degli scontri tra polizia e manifestanti che invocando una bonifica del sito,
avevano fatto irruzione all'interno dell'impianto industriale, dove secondo
gli ambientalisti sono stoccate ancora tonnellate dei pesticidi che 19 anni
fa provocarono uno dei più gravi incidenti industriali della storia.
Altre manifestazioni erano avvenute a Nuova Delhi e Bombay.
L'udienza dovrebbe tenersi nelle prossime settimane: la multinazionale della chimica ha chiesto 10.000 dollari come risarcimento danni per le proteste pacifiche agli impianti Dow di Bhopal. "La nostra risposta è un sit in virtuale, visto che vogliono tenerci lontano dai loro cancelli- spiega Vittoria Polidori, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace -finché non rinunceranno all'azione legale "occuperemo" il loro sito, dove spiegano che non hanno alcuna responsabilità per l'accaduto".
Greenpeace invita, attraverso il proprio sito,
www.greenpeace.it, a rallentare
il sito della Dow dedicato alla vicenda di Bhopal. Se le proteste saranno numerose,
il sito potrà anche bloccarsi.