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Acqua: la Dichiarazione di Roma, leggi e azioni PDF Stampa E-mail
giovedì 04 marzo 2004
Giornata Speciale per la Dichiarazione dell'Acqua come Diritto Umano Universale.

Mario Soares, presidente del Comitato per il Contratto dell'Acqua: "Se l'acqua non diventa diritto esplicito nella Dichiarazione dei Diritti Umani, per molti Governi rimarrà una merce come tutte le altre"

Roma, 10 dicembre 2003 - Una proposta a tutto campo, che coinvolge i diversi livelli istituzionali, le realtà della società civile internazionale e i cittadini ad assumersi responsabilità di governo come di piccoli gesti quotidiani, e a sostenere azioni di solidarietà concreta e di tutela dell'ambiente per intervenire sulle principali violazioni del diritto all'acqua per tutti.

La Dichiarazione mondiale dell'acqua, sulla quale oggi a Roma in Campidoglio lavorano i delegati delle oltre 400 organizzazioni di più 30 Paesi del mondo che hanno aderito all'appello lanciato dall'ex premier portoghese Mario Soares e dall'economista Riccardo Petrella per un Contratto Mondiale dell'acqua, interviene su un "vuoto" legislativo: "L’esclusione dell’acqua 55 anni or sono quale diritto esplicito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, della quale oggi ricorre l'anniversario - ha denunciato Mario Soares - ha impedito ai cittadini di esercitare delle pressioni efficaci sui Governi ed ha determinato l’affermarsi nelle legislazioni nazionali di approcci e di gestioni fondati sull’acqua come un servizio "a pagamento". Per questo è urgente e indispensabile riconoscere formalmente il carattere di "bene comune pubblico" dell'acqua. L'acqua non è una merce come tutte le altre".

A conclusione del 2003 - dichiarato dalle Nazioni Unite Anno internazionale dell'acqua - Il Comitato Mondiale dell'Acqua propone di impegnare "da domani" i cittadini e le istituzioni su 6 obiettivi di lavoro comuni.

Innanzitutto la costituzionalizzazione del diritto all'acqua, nella Dichiarazione dei Diritti Umani come nelle Costituzioni, a partire da quella Europea, come negli statuti degli Enti Locali.

In secondo luogo promuovere una carta di impegno mondiale, sottoscritta da Stati, Regioni, Province e Comuni, a non utilizzare più l'acqua come strumento d'offesa, di oppressione e di conflitto, come avviene oggi in molte zone del Pianeta.

Il terzo impegno riguarda la riduzione del 40% dei prelievi d'acqua destinati ad agricoltura e industria e del 15% le perdite delle reti idriche. I risparmi ottenuti con queste riduzioni nei consumi dovranno essere rinvestiti in programmi di solidarietà internazionale - questo è uno specifico obiettivo della carta - per garantire entro cinque anni il diritto all'istruzione a 18 milioni di persone, soprattutto ragazze, che nel mondo non possono frequentare la scuola d’obbligo perché costrette a trasportare acqua per le famiglie e per il villaggio.

La Dichiarazione di Roma lancia, infine, la proposta della costituzione di un fondo mutualistico internazionale destinato a finanziare interventi per garantire l’accesso all’acqua potabile, specie nelle regioni semi-aride e desertiche e nelle grandi metropoli della povertà, e la richiesta di istituire a tutti i livelli locali (comuni, province, regioni e bacini idrici) dei Consigli dei cittadini con potere deliberante a sostegno delle istituzioni nella gestione della risorsa idrica.


Approfondimenti: Acqua, un problema di diritti umani

Il 2003 è stato proclamato, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Anno Internazionale dell’Acqua al fine di portare i governi e tutti gli abitanti di questo pianeta alla piena consapevolezza della necessità di una migliore gestione del “problema acqua”, perché non c’è vita senz’acqua.

Eppure l’acqua può rappresentare il paradigma di tutte le ingiustizie sociali del mondo.

- 31 Paesi e più di un miliardo di persone non hanno alcun accesso a fonti di acqua pulita
- 800 milioni sono le persone che non hanno ancora un rubinetto in casa
- Più di 5 milioni di persone, la maggior parte dei quali bambini, muoiono ogni anno per le malattie causate dall’acqua contaminata
- Un bambino ogni 8 secondi muore per l’acqua contaminata
Senza un’inversione di tendenza, negli anni 2025/2035, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani (fonte UNEP United Nations Environment Programme)
- le persone senza accesso all’acqua potabile saranno più di 3,4 miliardi
- più della metà della popolazione mondiale risiederà in aree con problemi idrici; l’Asia ed il Medio Oriente saranno le regioni più a rischio.


La mancanza d’acqua è sicuramente un problema di giustizia:

- negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia;
- in Africa meno del 60% della popolazione dispone di acqua potabile e di servizi igienici;
- un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua all’anno mentre la media in Africa è di 250 metri cubi all’anno;
- i cittadini dei Paesi industrializzati consumano in media circa 40 litri per fare una doccia: per i 2/3 dell’umanità questi 40 litri rappresentano la disponibilità d’acqua di intere settimane;
- il 50% della popolazione africana soffre di malattie legate all’acqua.

Secondo stime della Banca Mondiale, sarebbe sufficiente stanziare 180 miliardi di $ all’anno per 10 anni per garantire a tutta la popolazione mondiale l’accesso all’acqua potabile ed una formazione di base per accedere alla salute ed all'educazione.


I sei impegni della Dichiarazione di Roma

Primo obiettivo: costituzionalizzare il Diritto all’Acqua
  • nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani delle Nazioni Unite
  • nella Carta Costituzionale Europea e nelle Costituzioni dei vari Stati del mondo
  • a livello di comunità locali sotto forma di delibere e negli statuti delle autorità comunali, provinciali e regionali

    Secondo obiettivo: trasformare l’ Acqua in strumento di Pace
  • Attraverso una campagna di firme di Comuni, Province, Regioni, e Stati occorre sancire un impegno mondiale da pubblicare entro il 2020 per il ripudio dell’uso dell’acqua per fini politici o militari e come strumento di oppressione, di esclusione e di ricatto.

    Terzo obiettivo: liberiamo dalla schiavitù i portatori d’acqua
  • Garantire il diritto all’istruzione

    Quarto obiettivo: poniamo fine al pompaggio ed ai consumi devastanti
  • Ridurre, a livello mondiale, del 40% i prelievi attuali, eccessivamente elevati, per l’agricoltura e per l’industria entro il 2010 ed abbassare al 15% le perdite d’acqua delle canalizzazioni in tutti i paesi sviluppati dell’OCSE;
  • Ridurre, nei singoli Paesi, gli sprechi ed i consumi di acqua potabile a livello di consumi domestici, sopratutto per uso non potabile;
  • Ripubblicizzare la gestione delle acque minerali e delle sorgenti e fonti naturali;
  • Le economie di risparmio sui consumi, domestici ed produttivi, così realizzate, saranno destinate a finanziare progetti per garantire l’accesso all’acqua, nei paesi in via di sviluppo, con il coinvolgimento e la partecipazione delle popolazioni locali.

    Quinto obiettivo: Inventare la finanza cooperativa per l’acqua
  • Creare un fondo cooperativo mutualistico, mondiale, destinato a finanziare interventi per garantire l’accesso all’acqua potabile a livello locale, nazionale e continentale, specie nelle regioni semi-aride e desertiche e nelle grandi metropoli della povertà.

    Sesto obiettivo: La democrazia locale per l’acqua
  • Istituire a tutti i livelli locali (comuni, città, province, regioni, bacini internazionali) dei Consigli dei cittadini, con poteri deliberativi, a sostegno ed in rafforzamento delle istituzioni di democrazia rappresentativa, esistenti o similari, secondo le pratiche e le culture dei vari Paesi


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