|
Storia per il tempo da perdere |
|
|
|
|
venerdì 13 febbraio 2004 |
Perché ho del tempo da perdere rispondo al Vs. invito.
A questo proposito, del tempo da perdere, ricordo che anni fa, in un teatro di Venezia, durante il Carnevale, un attore napoletano, Leopoldo Mastelloni, stava per andare in scena. Era ubriaco. Lavoravo come tecnico e cominciò quindi lo spettacolo. La sala era gremita. Non ricordo cosa accadde esattamente, ma lo spettacolo non andava avanti e non per problemi tecnici, ma per problemi emotivi e fisiologici del protagonista. Dalla sala allora si udì forte e distinta la voce dell'avvocato della cui figlia ero invaghito: "Andiamo avanti, che qui si perde tempo"! "Si viene a teatro per perdere tempo"!, fu la risposta dell'attore ubriaco.
Ora, tra le cose delle quali avete fatto invito di parlare, c'è la questione: 'Hai trovato il lavoro della tua vita"?
L'ho trovato. Mi ha trovato.
Costruisco e animo marionette di legno che si presentano di fronte al pubblico e dicono e fanno qualcosa. Lo faccio di professione. Non penso di saper fare altro, ma non so neppure se so fare quello che faccio: devo farmi pagare, comunque, ché non ho altre risorse.
Paragono, cerco di paragonare, l'arte della marionetta e i valori che possono trovarsi in questa, all'arte del tiro con l'arco, almeno per quei valori che essa veicola nel famosissimo libretto di Herrigel 'Lo zen e il tiro con l'arco'.
Giacché devo presentarmi lo faccio con il nome L'Opera delle Marionette. In ciò mi è stato guida quel libretto: non si tratta, infatti, nel nome e nel fatto, che dell'opera delle marionette e non di quella del sottoscritto. La sola responsabilità che posso attribuirmi è quella di non fare tutto ciò che va fatto: del resto ne sono solo spettatore.
C'è qualcosa che passa. E passo con lei.
Penso, ora, come farei un altro lavoro. Credo che dovrei farlo come faccio quello che faccio, con tutto il carico di bene e male che operare comporta.
Ah, ecco! C'è un rischio, in questo lavoro, tra gli altri. L'animatore della marionetta è effettivamente un demiurgo: gli assomiglia proprio. Da' vita: il rischio non è quello di sentirsi dio, ma quello di credere che ciò sia sufficiente. Anche se sei Dio hai da fare i tuoi sette giorni di lavoro!
Ciao.
Mauro |