Venerdì, 19 Marzo 2010 16:43

Allenamente, resoconto del 2 dicembre 2009

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Breve e incompleto (per definizione!) resoconto della sessione del 2 dicembre 2009 di Allenamente (a cura di M.I.Giangiacomo)

Breve e incompleto (per definizione!) resoconto della sessione del 2 dicembre 2009 di Allenamente  ……finalizzato soprattutto a far crescere la curiosità e la voglia di partecipare in tanti soci romani, vincendo la pigrizia, la stanchezza e gli ostacoli di una città sempre più difficile da vivere (a cura di M.I.Giangiacomo)

Arrivati puntuali – e con i compiti fatti! – all’incontro di dicembre della nostra palestra, abbiamo subito ripreso il ‘Prologo’ del libro che abbiamo scelto come spunto di riflessione. In questo si tracciano le peculiarità dello humanistic management rispetto alle consolidate certezze dello scientific management.

Ci siamo fermati a lungo sulla connotazione di ‘non luoghi’ che vanno assumendo sempre più i nostri spazi di lavoro, abbiamo condiviso esperienze, narrazioni di situazioni grottesche come quella di un grande gruppo in cui, dopo spezzatini di vario genere, la corporate identity, incapace di stare al passo con i repentini cambiamenti, diventa addirittura paradossale e perde completamente il senso della sua esistenza. O quella di edifici nuovi e deserti in cui mancano del tutto i luoghi di incontro: atri, pianerottoli, cortili... ma si succedono corridoi tutti uguali in cui anche le persone rischiano di diventare ‘tutte uguali’.
E’ emersa forte la necessità di trovare una nuova dimensione conviviale nelle organizzazioni fondata su un’educazione sentimentale delle persone ispirata ai valori dell’umanesimo’. In questo tutti noi possiamo avere un ruolo, abbiamo una responsabilità.

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Il primo stimolo poetico è stata la poesia A qualcuno piace la poesia.  I nostri autori ne fanno pretesto per contrapporre la ‘prosa del taylorismo’ ad una nuova – possibile - poesia manageriale. Come recita il preambolo: “…. la poesia apre la strada verso una diversa prassi manageriale fondata sull’accettazione dell’imperfezione, della diversità, dell’incertezza”.
Nel nostro piccolo gruppo di appassionati praticanti di esercizi filosofici, abbiamo condiviso i passi che avevano colpito ciascuno di noi rivelandone il perché e le suggestioni che ci avevano fornito.
Ci siamo poi fermati su quelli che ci ‘intrigavano’ di più, che sentivamo risuonare di senso e a partire dai quali abbiamo cominciato a elaborare una mappa mentale collettiva per dare evidenza e fisicità alle nostre riflessioni. Ne accenno solo qualcuna per restituire il mood della serata.

Tra gli elementi che maggiormente hanno trattenuto la nostra attenzione, favorito il dialogo e l’emersione di nuove visioni, in particolare c’è stata la relazione tra poesia e memoria e l’ esplorazione delle peculiarità di quest’ultima.
C’è una profonda differenza tra il ‘lasciare tracce nel tempo’ e ‘tracciare il tempo’ rispetto a un verso o a una direzione pre-determinati. Nel mondo attuale questo non sembra davvero possibile, ammesso che mai lo sia stato. Non perdono senso, quindi, gran parte delle previsioni su cui si basa lo scientific management.

Alla certezza scientifica, allora, possiamo forse sostituire la ‘certezza poetica’? ‘Attraverso la poesia conserviamo la memoria di una realtà mutevole, variopinta e nutriamo la nostra creatività e la capacità di innovazione. La memoria, quindi, può essere non lo strumento della conservazione di ciò che già è ma humus di sviluppo di nuove visioni complice uno sguardo poetico, che pure si mantiene quotidiano, su ciò che accade.

La poesia, come la vita è inafferrabile, se ci si illude di rinchiuderla in una frase, in un significato precostituito o, come fa lo scientific management, in una formula. Sono suggestive le Opzioni per un poeta di H. M. Enzensberger:

“Dire la stessa cosa con altre parole,
ma sempre la stessa.
Con sempre le stesse parole
dire una cosa tutta diversa
o in modo diverso la stessa.
Oppure tacere in modo eloquente.”


“Sul poeta –dice la poetessa polacca – l’interpretazione scientifica del mondo non ha alcuna influenza. E’ un animista, un feticista che crede nelle forze segrete che sonnecchiano in ogni cosa, e ed è convinto che con l’aiuto di parole opportunamente scelte riuscirà a risvegliarle”.
Il secondo stimolo poetico che il volume ci offre è Possibilità - un affascinante elenco in cui si affastella ciò che la poetessa ‘preferisce’ - alla quale gli autori contrappongono, quasi come fosse  “la faccia oscura, il lato maschile” la poesia di Raymond Carver, Paura. Due spunti per avviare un discorso sull’identità molteplice e sulla necessità di intraprendere un processo introspettivo individuale e collettivo, capace di gettare luce su tutte le nostre possibilità. Un percorso di consapevolezza che diventa sempre più prezioso per stare bene dentro le organizzazioni del nostro tempo.

L’ora tarda e la stanchezza  ci hanno però suggerito di rimandare all’incontro successivo il confronto e il dialogo sui temi appena introdotti.
La nostra mappa collettiva è rimasta quindi incompleta e vedrà, necessariamente, ulteriori modificazioni e sviluppi.
Nei giorni seguenti Roberta Buzzacchino ne ha elaborata una personale che ci ha regalato.
Letto 7535 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39