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Le Ragioni di Penia
La coscienza della prosperità:
per una nuova economia morale

XXIV edizione delle Giornate Internazionali di Studio
Rimini, Teatro Novelli, 17/18/19/20 Ottobre 2008
La miseria materiale è ormai evidente anche nella vetrina
dell'Occidente, dove il possesso di beni non tutela dalla miseria
spirituale. La lotta tra Penia, dea della povertà, e Poros, dio che
impersona la ricerca degli espedienti per la sopravvivenza, è la
metafora del conflitto in corso. Si fronteggiano un'umanità opulenta,
ma in crisi di crescita, e un'umanità affluente, alla ricerca del
benessere e del consumo.
Le antiche povertà, sedimentate
nella storia dei popoli del Sud del mondo, s'incontrano con le nuove
povertà, determinate da un benessere mal distribuito e dai meccanismi
imperfetti della globalizzazione. Livelli diversi e diseguali di
indigenza e neo opulenza si coagulano attorno ai destini degli
Stati-nazione, destini sempre più interdipendenti, dove i poteri
pubblici faticano a governare i processi critici territoriali, a
partire dalla disoccupazione e dalla sottoccupazione.
Ceti storicamente protetti, minacciati dal decremento del potere
d'acquisto, s'interrogano sul proprio futuro di consumatori. Si erode
l'accumulo e quindi il risparmio, mentre il credito al consumo genera
il "reddito illuso" e legioni di nuovi debitori.
A
livello globale, il numero di persone nei Paesi in via di sviluppo che
vive con meno di 1 dollaro al giorno è sceso da 1 miliardo e 250
milioni nel 1990 ai 980 milioni del 2004: una riduzione del 19%. Sono
fondate le speranze che l'Obiettivo 1 fissato dalle Nazioni Unite venga
conseguito entro il 2015. Ma la tendenza al miglioramento delle
condizioni di vita non è omogenea.
Gran parte del
progresso quantitativo nella lotta alla povertà è imputabile alla
rapida crescita economica dell'Asia: anzitutto nel Sud Est asiatico, in
Cina e in Estremo Oriente, con l'India che opera da "locomotiva" anche
per il sub continente meridionale.
La nuova equazione
sociale - più consumi, più squilibri - genera nuovi fenomeni paralleli
e complementari all'impoverimento: welfare con meno risorse,
neoconsumatori "low cost" non per scelta ma per necessità, abbassamento
della soglia di sopravvivenza economica delle piccole e medie imprese,
precariato permanente dei giovani. Si afferma, dagli Stati Uniti
all'Europa, una nuova "middle class poverty".
I
parametri di salvaguardia che il Novecento aveva concepito - a partire
dallo Stato sociale - non sembrano più in grado da soli di proteggere
il sistema dell'accumulazione e lo scambio politico democratico dalle
spinte centrifughe: sociali, politiche, etniche e religiose.
Si
ripropone, prepotente e attuale, l'orizzonte di un nuovo equilibrio tra
mercato e democrazia, tra servizi pubblici e imprese. Si reclama un
nuovo ordine di abbondanza, che lungi dall'immaginare l'utopistica
ripartizione egualitaria delle risorse, esalta un'economia della
relazione e dell'altruismo, della disponibilità e del dono,
dell'interesse generale.
Il Centro Pio Manzù chiama a
raccolta gli "uomini di buona volontà" per tracciare linee innovative
di analisi, ma anche di speranza, progetto e riscatto dal fantasma del
Terzo Millennio: la povertà diffusa nello sviluppo diseguale.
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