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Le Ragioni di Penia PDF Stampa E-mail
Monday 29 September 2008



Le Ragioni di Penia

La coscienza della prosperità:

per una nuova economia morale




XXIV edizione delle Giornate Internazionali di Studio
Rimini, Teatro Novelli, 17/18/19/20 Ottobre 2008

La miseria materiale è ormai evidente anche nella vetrina dell'Occidente, dove il possesso di beni non tutela dalla miseria spirituale. La lotta tra Penia, dea della povertà, e Poros, dio che impersona la ricerca degli espedienti per la sopravvivenza, è la metafora del conflitto in corso. Si fronteggiano un'umanità opulenta, ma in crisi di crescita, e un'umanità affluente, alla ricerca del benessere e del consumo.

Le antiche povertà, sedimentate nella storia dei popoli del Sud del mondo, s'incontrano con le nuove povertà, determinate da un benessere mal distribuito e dai meccanismi imperfetti della globalizzazione. Livelli diversi e diseguali di indigenza e neo opulenza si coagulano attorno ai destini degli Stati-nazione, destini sempre più interdipendenti, dove i poteri pubblici faticano a governare i processi critici territoriali, a partire dalla disoccupazione e dalla sottoccupazione.

Ceti storicamente protetti, minacciati dal decremento del potere d'acquisto, s'interrogano sul proprio futuro di consumatori. Si erode l'accumulo e quindi il risparmio, mentre il credito al consumo genera il "reddito illuso" e legioni di nuovi debitori.

A livello globale, il numero di persone nei Paesi in via di sviluppo che vive con meno di 1 dollaro al giorno è sceso da 1 miliardo e 250 milioni nel 1990 ai 980 milioni del 2004: una riduzione del 19%. Sono fondate le speranze che l'Obiettivo 1 fissato dalle Nazioni Unite venga conseguito entro il 2015. Ma la tendenza al miglioramento delle condizioni di vita non è omogenea.

Gran parte del progresso quantitativo nella lotta alla povertà è imputabile alla rapida crescita economica dell'Asia: anzitutto nel Sud Est asiatico, in Cina e in Estremo Oriente, con l'India che opera da "locomotiva" anche per il sub continente meridionale.

La nuova equazione sociale - più consumi, più squilibri - genera nuovi fenomeni paralleli e complementari all'impoverimento: welfare con meno risorse, neoconsumatori "low cost" non per scelta ma per necessità, abbassamento della soglia di sopravvivenza economica delle piccole e medie imprese, precariato permanente dei giovani. Si afferma, dagli Stati Uniti all'Europa, una nuova "middle class poverty".

I parametri di salvaguardia che il Novecento aveva concepito - a partire dallo Stato sociale - non sembrano più in grado da soli di proteggere il sistema dell'accumulazione e lo scambio politico democratico dalle spinte centrifughe: sociali, politiche, etniche e religiose.

Si ripropone, prepotente e attuale, l'orizzonte di un nuovo equilibrio tra mercato e democrazia, tra servizi pubblici e imprese. Si reclama un nuovo ordine di abbondanza, che lungi dall'immaginare l'utopistica ripartizione egualitaria delle risorse, esalta un'economia della relazione e dell'altruismo, della disponibilità e del dono, dell'interesse generale.

Il Centro Pio Manzù chiama a raccolta gli "uomini di buona volontà" per tracciare linee innovative di analisi, ma anche di speranza, progetto e riscatto dal fantasma del Terzo Millennio: la povertà diffusa nello sviluppo diseguale.

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