Intervista a Lapo Elkann:
Il rampollo degli Agnelli lancia la sua sfida:
"La chiameremo Italia"
di Leo Turrini
BOLOGNA - "Mettere la gente a piedi o in bicicletta non risolve il problema. Bisogna cercare un" altra risposta. Su quattro ruote".
Probabilmente il nipote di Gianni Agnelli non potrebbe ragionare diversamente, a cospetto dell' allarme inquinamento.
Eppure Lapo Elkann, impegnato in prima persona nel tentativo di rilancio della Fiat, all'interno della quale si occupa del ringiovanimento del marchio, non si limita a difendere la causa dell'automobile.
"L'inquinamento atmosferico è un disagio che tocca e colpisce tutti, anche chi produce e vende vetture - spiega il rampollo dell' Avvocato - Non è che a me piaccia respirar male a Torino o a Roma!
Proprio per questo, è tempo di un progetto comune".
Un progetto comune? "Esattamente. Vede, io immagino un grande sforzo creativo, tra pubblico e privato, per arrivare a confezionare un'auto adatta per le città".
E come si fa? "La mia idea, o se preferisce il mio sogno, è il coinvolgimento collettivo di chi può contribuire a dare soluzione al problema".
Facciamo qualche nome. "La Fiat, tanto per cominciare: noi, come azienda, non possiamo restare insensibili alla questione, Ma da soli non ce la possiamo fare.
Poi ci sono le autorità pubbliche: il governo, tramite il Ministero dei Trasporti, ha un ruolo da giocare. Penso anche alla Società Autostrade, perché la mobilità nei grandi centri urbani coinvolge anche chi arriva da fuori, lontano."
Va bene: tutti assieme appassionatamente, pubblico e privato, cosa dovrebbero inventarsi? "Semplice: un progetto per la creazione di un prodotto specifico, su quattro ruote, per i centri cittadini. Un'automobile che non inquina. O che inquina il minimo, La immagino piccola maneggevole, non rumorosa. Quasi una panda verde, ecco. "
Rischia di essere una fantastica utopia "Certo, se nessuno fa niente resteremo sempre fermi ai palliativi. Alle domeniche a piedi o alle biciclettate o alle lamentele sui mezzi pubblici non sufficienti.
Ormai è chiaro che si tratta di misure tampone.
Ma poiché tutti dicono che il futuro dell'Italia sta nella ricerca e nella innovazione, allora diamoci una mossa".
In che senso? "Finanziamo il progetto del quale sto parlando. Troviamo i soldi e mobilitiamo le energie e le intelligenze. Prendiamo esempio dalla vitalità dei popoli nordici: in Finlandia o in Norvegia, non si limitano a farsi venire le idee. Provano pure a metterle in pratica. E ci riescono".
E come dovrebbe funzionare, l'auto da città? Per capirci: con quale motore? "Ci sono tante opzioni da valutare, tante ipotesi da studiare da prendere in seria considerazione"
Però possiamo provare a fare qualche esempio Metano, idrogeno, elettricità: è materia per gli ingegneri e per gli scienziati, io non ho la competenza per decidere,
In compenso rifiuto la rassegnazione, cioè la convinzione che non ci sia nulla da fare. Si può sempre fare qualcosa
Non moriremo tutti inquinati? Appunto: no. La tutela dell'ambiente è un bene collettivo, appartiene a tutti, a me che come Fiat cerco di vendere automobili, a chi le compra, a chi preferisce andare a piedi.
Stimolare la ricerca su questo punto è un vantaggio per la comunità. Prima ci muoviamo, prima respireremo meglio.
E Lapo Elkann che nome darebbe alla macchina da sogno per i centri cittadini? Siccome diventerebbe un motivo di orgoglio a livello internazionale e poiché sarebbe il frutto di un'iniziativa globale, beh, la chiamerei patriotticamente "Italia".
E penso se ne venderebbero tantissime!
Fonte: Resto del Carlino - Lunedì 17 gennaio 2005 - pag. 5
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