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Grano ogm, Monsanto rinuncia PDF Stampa E-mail
mercoledì 12 maggio 2004
"Non piace al mercato"

La multinazionale blocca i piani per il "rounup ready" un frumento modificato che resiste a un particolare diserbante.
fonte:
www.repubblica.it

L'ombra del transgenico si allontana da pane, pasta e pizza. La Monsanto ieri ha fatto un passo indietro annunciando la ritirata dal frumento roundup ready, una variante geneticamente modificata per resistere al glisofato, il diserbante utilizzato per la sua coltivazione. "Riconosciamo che le opportunità di mercato sono meno attraenti rispetto ad altre nostre priorità commerciali", ha ammesso la multinazionale.
Incalzata da un'offensiva partita dagli agricoltori canadesi e rapidamente cresciuta in Nord America e in Europa, la Monsanto ha preferito abbandonare l'ultimo caposaldo della sua espansione ogm per concentrarsi sui prodotti in cui è più forte: soia, mais, colza, cotone. L'azienda di biotech continuerà a investire nel settore l'85 per cento dei fondi destinati alla ricerca e non esclude di proporre nuove varietà di frumento resistenti alla siccità, ma la marcia indietro rivela una difficoltà.

"Con lo stop alla commercializzazione del grano biotech", nota la Coldiretti, "si sancisce l'importanza delle pressioni ogm free esercitate dai principali mercati di consumo come il Giappone, dove un milione di coltivatori ha chiesto di negare l'autorizzazione alla coltivazione di grano transgenico, e l'Italia, dove è nata una mobilitazione su iniziativa del Consiglio dei diritti genetici".

A movimentare la partita che si gioca attorno all'uso delle tecniche di ingegneria genetica nel settore alimentare è stato anche il varo delle nuove regole europee sulla trasparenza a tavola. Dal 18 aprile scorso in un mercato che vale 450 milioni di consumatori è scattato l'obbligo di etichetta per i cibi transgenici: i prodotti che contengono più dello 0,9 per cento di materiale geneticamente modificato devono scriverlo sulla confezione.

Con un'opinione pubblica fortemente orientata verso un'alimentazione tradizionale e molti grandi distributori sulla linea ogm free, per le industrie scommettere su un alimento dichiaratamente transegenico può diventare un azzardo economico. E infatti in Gran Bretagna la Bayer ha deciso di rinunciare alla commercializzazione di una varietà di mais transgenico che aveva già ottenuto l'autorizzazione del governo inglese.

Lo stop al grano sacrifica solo un settore marginale della torta globale del transgenico a tavola ma ha una forte carica simbolica perché si collega ai cibi più tradizionali della cultura mediterranea. E per l'Italia c'è anche una valenza economica diretta visto che dagli alimenti a base di grano, come la pasta e i biscotti, il nostro export ricava circa due miliardi di euro.

"Finora le grandi industrie del biotech hanno cercato di accreditare la tesi di opposizioni preconcette fomentate da piccoli gruppi contrari ai cibi transgenici", commenta la senatrice verde Loredana De Petris. "Il giro di boa della Monsanto dimostra al contrario che quando si riesce a organizzare la protesta di un'intera filiera, dai produttori ai distributori ai consumatori, i risultati vengono. L'opposizione dei coltivatori biologici americani, che hanno sofferto livelli non trascurabili di contaminazione ogm, fa intravedere inoltre un rischio che per l'agricoltura europea potrebbe essere letale: con gli spazi di cui disponiamo, accettare la diffusione dei campi transgenici comporterebbe costi di difesa delle coltivazioni non ogm tali da metterle fuori mercato".

La battuta d'arresto sul frumento non sembra dunque destinata a ricucire una contrapposizione che anzi diventa sempre più evidente. Due settimane fa, a sorpresa, in sede europea il governo italiano ha votato a favore del via libera al mais transgenico BT11 mostrando di dividersi su un fronte in cui finora era passata la linea Alemanno della cautela. E intanto Greenpeace continua la campagna contro la soia transgenica: domenica scorsa una nave dell'associazione ambientalista, Esperanza, ha bloccato davanti al porto di Chioggia un cargo carico di 40 mila tonnellate di soia argentina geneticamente modificata.


di Antonio Cianciullo
 
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