La rivincita di mio nonno, di Ivo, di
Oscar, di Giovannino, di Luigi, del
callo di Mario (.ed anche di Gesù !)
Un racconto di Angelo Mincione
Piccola introduzione
Alla fine degli anni ottanta mi turbò fortemente un articolo di una rivista economica che, negando
reale valore aggiunto alla capacità inventiva e creativa dell'uomo economico parlò, invece, di
"capacità visionaria" definendo, gli uomini dotati di tale rara dote, "visionari". Tale parola
s'impresse nella mia memoria: visionari.
Il concetto di visione s'irrobustì, nel tempo, per motivi del tutto casuali. Ricordo, durante l'università, che nel testo di economia aziendale (La funzione d'imprenditorialità - Cacucci Editore - 1983), erano comparse, di tanto in tanto, parole del tipo : "Approccio trascendentistico del genio occasionale", "folgorazione geniale", "processi inventivi", "rottura di equilibrio statico".
Mi convinsi, allora, che la visione che spetta a persone "illuminate" o "folgorate" non coincide con quella classica dell'imprenditore che "mette insieme cose e persone" per intraprendere un'attività commerciale, allo scopo di creare profitti, ossia denaro in valore aggiunto a quello iniziale. Infatti, il concetto di aziende sane, in tal senso, coincide con quello essenzialmente finanziario/economico: l'azienda ha entrate adeguate che giustificano il ritorno degli investimenti effettuati, in base alla creazione di profitti. Ossia, chi crede nell'azienda (azionisti, investitori, fornitori) ci guadagna e, pertanto, accumulando denaro, diventa nel tempo felice dei soldi in più rispetto a quelli investiti inizialmente.
In parallelo, conoscendo una persona sana, che presenta esami diagnostici di tutto rispetto, pulita, ordinata, contraddistinta da rettitudine ed equilibrio, che ha un buon lavoro e reddito adeguato, decido di sposarla e quindi sarò felice. Riformulo il caso, per l'argomento specifico trattato : "Abbraccio l'azienda che si presenta sana perché crea profitti e perché si sviluppa e cresce nel tempo". Il sogno di tutti, pertanto, sarà di poter lavorare presso tale azienda "in buona salute", che presenta conti giusti, management giusto, prodotti giusti, e magari "ISO". Ma è davvero la creazione di denaro che muove l'uomo alla ricerca di attività imprenditoriali ? O non sarà forse il bisogno di "sentire la propria anima" nella vita e nel lavoro, che spinge persone a dinamismi incredibili, a tempi-lavoro disumani, ad azioni eroiche, a ritmi di vita massacranti, a rinunce addirittura sentimentali ? L'imprenditore ha davvero l'obiettivo di creare profitto? In cuor suo, no, sicuramente. L'azione eroica è comprovata dal risultato raggiunto, dalle sfide impossibili, dai fallimenti continui ma soprattutto dall'energia e dalla forza di riprovare. Le azioni eroiche sono giustificate dai sogni da realizzare. "Abbraccia il tuo sogno e cerca di raggiungerlo, per essere felice", diceva mio nonno spesso, anche se per credere nei sogni occorre un bel coraggio, in fondo dato che, nella vita, è sempre più confortevole adattarsi a posizioni preconfezionate dalle convenzioni. Purtroppo i soldi misurano la forza dell'imprenditore, ed in tal senso egli è un po' fregato.
LE MERAVIGLIOSE AZIENDE ISO!!!
Ho visto tristi personaggi appartenere ad aziende con fondamentali economici eccellenti, ineccepibili, ben vestiti, grandi macchine. davvero grandi. ma privi di contenuti umani e di valori o di credo eroico; persone "senz'anima". "La nostra azienda, cari esseri umani che formate il nostro mercato, produce prodotti col marchio ISO "di qualità!", i migliori, privi di difetti : come noi !". E allora ? Ho scoperto, davvero per caso, che produrre prodotti di qualità vuol dire rispettare regole standard di produzione, sempre uguali, affinché i prodotti siano identici l'un l'altro, il cui fine è quello di rendere l'errore umano variabile pari a zero. Quindi tutti con le stesse identiche caratteristiche, peculiarità, colori, tutti perfetti, tutti quasi-perfetti o tutti quasi-scadenti, o tutti da buttare, ma di qualità ISO! Pensati per ridurre notevolmente i costi di produzione attraverso sistemi di produzione standard. Pensati per il mercato! Cavolo !
IL CASO "ISO"!!!
La curiosità si fa sempre più forte quando di certe parole ci è oscuro il significato. Corro verso il mercato, trovo il prodotto ISO e lo chiedo di colore giallo. La commessa, bella, gentile, profumata all'eccesso, voce vellutata e suadente, mi guarda - pausa - e mi dice "Il giallo, caro signore, non rientra nella gamma dei colori pensati per tale prodotto. Consideri, caro signore, che tra l'altro il giallo è davvero fuori moda. Sa. Era il colore di due anni fa. Allora si che andava forte!. ma oggi, no... Però abbiamo uno splendido marroncino virato viola . i colori del momento. davvero belli ed unici. guardi un po'.". A volte, nella vita, occorre adattarsi o rinunciare (e spesso noi uomini impariamo, troppo in ritardo, che rinunciare vuol dire confermare se stessi in scelte non sempre necessariamente dovute). Quella volta io rinunciai. Forse perché in fondo non m'importa nulla di avere un prodotto ISO virato viola.
Le aziende moderne che lavorano processi standard di produzione producono per il mercato, naturalmente. E pensano prodotti che si adattano prevalentemente all'area più estesa della campana di Gauss, quelli cioè che mediamente rientrano nei gusti medi del mercato. Gusti che cambiano, però, di stagione in stagione, sottolineando, (ahimè!), che il mercato non desidera sempre cambiamenti (che fatica!) ma è costantemente stimolato a farlo. Sulla base di esigenze di ciclicità economica, creazione profitti, di ripetute turbe psichiche di creatori ribelli o piatte idee di personaggi fin troppo equilibrati e disciplinati, acquistiamo persino l'assurdo, l'inconcepibile, l'inutile, il rigurgitante. Ma acquistiamo prodotti presenti sul mercato, cercando di trarne soddisfazione. Gli oggetti del mercato raramente soddisfano. Avete mai misurato per quanto tempo un oggetto ha la capacità di conservare la gioia dell'innamoramento sbocciato all'atto dell'acquisto?
MOMENTO MEDITATIVO
Ma le cose della società ipermaterialista che viviamo (ahimè!), rendono gli uomini felici ? Sono anni che mi chiedo il motivo; a volte penso che manchino di anima propria ma, la vena romantica (guardo un paessaggio meraviglioso, m'innamoro), non crea profitti. almeno nel mondo dei mercati globali.. E dato che l'anima è un "non bene" sono davvero felice che sarà sempre salva.