Per la sua etimologia: il tripalium, o triplo pal, è uno
strumento di tortura. Nei reparti maternità, "la sala travaglio"
è quella in cui la donna vive il dolore della creazione.
Per la sua storia: è la maledizione biblica che condanna
l'uomo a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte.
Nella democrazia greca, gli uomini liberi lasciano il degradante
obbligo del lavoro agli schiavi. Presso i romani, i
patrizi, i nobili, non avrebbero saputo dedicarsi a delle attività
ignobili, vale a dire non nobili: il lavoro.
L'opera e il suo apice, il capolavoro, è tutt'altra cosa. È
la via creatrice dell'artigiano, in altre parole l'artista prezioso
che crea le nostre comodità. La civiltà industriale ha
cominciato col fare regredire la funzione del lavoro al suo
stato pre-medioevale. Noi ne usciamo appena... ma ne
usciamo. Non perchè la morale sociale abbia fatto qualche
progresso ammirevole, semplicemente perche le esigenze
economiche e industriali, la concorrenza internazionale, la
crescente complessità dei compiti e delle organizzazioni richiedono
oggi l'intelligenza, la mobilitazione volontaria e
la creatività di tutti, senza eccezioni.
Domani -già oggi- i compiti "stupidi" saranno realizzati
dai robot che li eseguiranno più efficacemente e con un
minore costo. La missione numero uno del manager è
dunque, sin da oggi, trovare continuamente i mezzi per
rendere il lavoro interessante e valorizzante. Detto altrimenti,
trasformarlo in piacere.
Sempre più giovanipreferiscono 1'indennità di disoccupazione,
e piccoli lavori senza prospettive, a un impiego salariato
che non procuri loro nè piacere nè possibilità di
realizzarsi. Sempre più stipendiati, di tutte le età, soffrono
e si sentono soffocati dal fatto di non poter realizzarsi e poter
dare il meglio di loro stessi in un'opera che gli consenta
di svilupparsi.
L'altro ieri si lavorava per dovere; ieri per contratto: "Vi
do il mio talento e il mio saper fare dalle 9 di mattina alle
6 di pomeriggio, per 46 settimane l'anno. In cambio voi mi
date stipendio e sicurezza. E siamo pari". Domani si lavorerà
solo per piacere.
Da qui deriva la parola reworking, formata
da sociologi del lavoro a partire da recreation e work,
che si potrebbe tradurre con "giocavoro".
Ma chi dice piacere non dice licenziosità o semplice godimento
consumistico. il vero piacere è quello che porta alla
soddisfazione di tutte le nostre esigenze e queste sono di diversi
tipi.
Una ricerca condotta da noi con diversi clienti, ha
permesso di elaborare la stella del piacere al lavoro.
La stella ha dieci rami. Questa la lista:
piacere di sentirsi utili, persino indispensabili;
piacere di sapersi responsabili, di poter prendere delle
iniziative;
piacere di animare e di decidere;
piacere di cogliere delle sfide e di vincere;
piacere di eseguire impeccabilmente il proprio compito;
piacere d'innovare, di avere delle idee e di realizzarle;
piacere di apprendere, di scoprire, di arricchirsi;
piacere di formarsi, di insegnare, di aiutare gli altri a
crescere;
piacere di appartenere a una squadra, di stare bene con
i propri colleghi, in maniera conviviale;
piacere di essere riconosciuti, di ricevere dei complimenti,
di essere ammirati.
Consacriamo al lavoro la maggior parte del nostro tempo
da svegli... e qualcuno anche una parte dei suoi sogni.
Sarebbe dunque scandaloso non aspettarsi da esso una
fonte di sviluppo personale, sapendo che l'arricchimento
dei lavoratori ha come corollario automatico l'arricchimento
dell'azienda.
Intraprendere: ecco la parola chiave, la sola nata dalla
crisi. Se ognuno, secondo le proprie capacità, diventasse
imprenditore in una grande società o nel proprio ufficio,
ciò significherebbe che non ci sarebbero più nè il taylorismo
riduttore, nè l'egotismo stretto e suicida, ma un'interdipendenza
creativa in cui ciascuno dà e riceve. Tutto questo
presuppone un contratto chiaro, regolarmente messo a
punto e, ugualmente, delle forme di management "matriciale"
che d'altronde si diffonderebbero a gran velocità.
Che il lavoro diventi gioia non sarà solo una parola d'ordine
o una rivoluzione semantica! L'Homo Faber sarà pienamente
Homo Sapiens e persino Homo Creator.