La rivincita di mio nonno, di Ivo, di
Oscar, di Giovannino, di Luigi, del
callo di Mario (.ed anche di Gesù!)
Un racconto di Angelo Mincione
Seconda puntata:
Gli eterni mercati globali...
Un giorno arrivai ad una conclusione che mi sembrò addirittura geniale : "Mario è morto, poveretto. Ma il mercato è sempre vivo. Quindi chi lavora alla famosa azienda, è davvero felice, perché nessuno muore mai. Il mercato è sempre vivo". . Corro da mio nonno. Dopo trent'anni è più ho forse trovato la risposta giusta. "Nonno, nonno!", gli grido, "Quelle persone sono felici di lavorare all'azienda produci - scarpe - ISO - per - mondo - isole - ed - oceani. E sai perché? Perché Mario è morto, ma il mercato, invece non muore mai ! E quelle persone non pensano alla morte di nessuno, ma solo ad un mercato vivo ed eterno! Capito nonno!".
"Ecco perché oggi ai funerali delle persone non ci va più nessuno." Risponde mio nonno, intristito. "Perché la gente delle aziende che lavorano prodotti ISO, pensa che la morte non debba appartenere al mercato che unisce milioni o miliardi di persone. Eppure non è così.".
Quando il silenzio, dopo uno scambio di opinioni, conquista ogni spazio, eliminando qualsiasi altra possibilità di ulteriore vita a parole nuove, vuol dire che "l'anima" delle ultime parole dette vivrà a lungo nei nostri pensieri. "I ricordi", aggiunge mio nonno "vivono nelle cose se le cose le pensiamo per qualcuno. mentre le lavoriamo. La mia felicità è poter pensare a Mario, ogni volta che guardo un callo, o un paio di scarpe di vitellino nero lucido. il miglior amico mio.".
Storie di amori di Ivo
Mio nonno, aveva un garzone di bottega un po' scemo, con lui. il figlio di Ivano. Si chiamava Ivo perché il suo babbo aveva insistito nel cercare un nome per il proprio figlio, con la propria iniziale. E qualcuno mi dice che in America "i famosi ricercatori delle verità assolute" hanno dimostrato che i nomi condizionano l'essere umano nello sviluppo della propria personalità. Ivo è da manuale ! Tutto scemo ! A volte penso che sarebbe bello che esistesse un età in cui una persona può liberamente scegliere il proprio nome.
Durante il lavoro Ivo e mio nonno parlavano di pellami e di suole, di ragazze e di amori di Ivo, di ricordi e di sogni. E le scarpe in lavorazione assorbivano silenziosamente gli amori di Ivo ed i ricordi del nonno insieme alle colle ed ai coloranti, i sogni di Ivo e la grande mirabile rassegnazione di un uomo vecchio che diventa pacatamente consapevole della vita che va e della vita dell'anima che viene. L'azienda di mio nonno aveva un anima. Le scarpe prodotte pure. E pure Ivo, il garzone un po' scemo, aveva un anima, anche quando spazzava in terra i residui di lavorazione guardando e desiderando le belle giovinette che passavano davanti alla bottega. Perché i tempi lavoro consentivano, in bottega, di lavorare e di "prender respiro", ogni tanto.
La morte di Giacomo, fratello di Mario
"Una volta" racconta mio nonno "morì all'improvviso Giacomo, il fratello di Mario". Il paese si bloccò immediatamente, quasi incredulo. Chiusero botteghe e negozi ed anche le bancarelle della frutta e verdura fresca sparirono in un lampo dalla piazzetta. Mio nonno non pianse mai. Io lo guardavo, anche durante il funerale perché "tutti piangono ai funerali e quindi, prima o poi toccherà anche a lui.". I bambini non hanno la coscienza della morte. come gli animali dopotutto. Ma chiuse la sua bottega per tre giorni interi. Dentro la bottega chiusa mio nonno (io lo spiavo da fuori) piangeva ogni tanto in silenzio, mentre Ivo, in "ferie-forzate" giocava felice a pallone nelle strade del paese. Spesso mio nonno, Mario e Giovanni si trovavano la sera d'estate in piazzetta, a parlare di politica, del tempo, di fatti e di cose di poco conto. Oggi penso che gli uomini saggi piangano in solitudine, per dar forza nei momenti di dolore intenso, ai cari del defunto che sopravvivono, e non per vergogna.
E l'azienda ISO che fa ? Produce 24 ore su 24 per i mercati vivi in eterno. La sua organizzazione è perfetta, sincrona, svizzera, nevrotica, senz'anima. Aria condizionata per mantenere la temperatura costante tutto l'anno, con sedie e strumenti a norma di sicurezza, sistemi anti-incendio e anti-intrusione, telecamere dappertutto, anche nelle mense, nei cortili e negli anti-bagni (per i bagni i sindacati si sono opposti per motivi di privacy e questa fu annunciata come una grande conquista del sindacato). "In quell'azienda l'anno scorso" esordì in un discorso sfarzoso l'amministratore delegato con la coorte dei suoi seguaci imbalsamati "non è avvenuto nessun incidente di lavoro!". Ma egli non ha mai saputo che l'operaio del reparto incollatura di nome Luigi è morto d'incidente stradale venendo al lavoro l'anno scorso e i suoi colleghi hanno dovuto mandare un freddo telegramma di "vive condoglianze" alla sua famiglia perché il funerale si faceva di mattina e nessuno dei capi aveva autorizzato la sospensione dell'attività lavorativa. Ma il "buon" capo-reparto di Luigi, aveva convocato una riunione di reparto della durata di un "minutocronometrato", con tutti i colleghi di Luigi : "Luigi. amici miei tutti (?). è ancora tra noi, in questi stabilimenti ISO-IPER-SICURI, e con noi per sempre vivrà. Quindi, amici miei (?), facciamo tutti un bell'applauso in ricordo del nostro amico Luigi!". L'ultima frase fu detta con un tale entusiasmo che nessuno se la sentì di applaudire. Ed il capo-reparto, così preso dalla calata produttività e dai dati poco-rassicuranti del controllo di gestione che aveva sotto il braccio, non se ne accorse neppure. Tutti tornarono al lavoro. in quel Reparto ISO-IPER-SICURO dello stabilimento fabbrica scarpe per i mercati sempre vivi 24 ore su 24. Nessuno, in fondo, notò per un attimo neppure, che in quel mercato immortale e in quell'azienda senz'anima Luigi non c'era più.
In fondo, Luigi odiava le sue stupide scarpe di scarsa qualità e non si sarebbe mai sognato di acquistarle neppure nello spaccio aziendale, allo sconto "eccezionale" del 15 % riservato ai dipendenti. "Ma è la sua bottega" mi interroga mi nonno. "io le facevo le scarpe per me e ci tenevo moltissimo a farle belle! . Così la gente del paese, la domenica, a messa me le guardava e capiva che poteva averle uguali alle mie".