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Manager in ascolto di Alfio Cascioli ... la sindrome dell'ammiraglio Wellington by Letizia Migliola
Pubblico composito giovedì 24 gennaio alla libreria Bibli, in occasione del primo caffè “lungo” Manageritalia-Managerzen incentrato sulle Storie.
Orecchie pronte e aspettative probabilmente un po’ diverse: da una parte i manager e quindi chi, avendo responsabilità gestionali e il desiderio di praticarle al meglio, cerca di comprendere come si muovono scenari, climi, approcci al lavoro e nello stesso tempo è alla ricerca di strumenti concettuali e operativi per agire con efficacia. Dall’altra sempre manager, o professionisti, o curiosi e appassionati legati a managerzen.it, che hanno già fatto una “scelta di campo” verso il benessere e la valorizzazione dell’individuo e sono avidi di innesti, contaminazioni, fermentazioni che spianino sempre più la strada al recupero di significati e ritmi “naturali” nel proprio lavoro e nelle aziende.
Alfio Calcioli e le sue storie
Al centro, il narratore della serata, Alfio Calcioli, occhi vivacissimi e un sorriso accogliente. Quando inizia a parlare si capisce subito che ne avrà per tutti! Racconta, intrattiene, conversa, spiega. Ci racconta di come, fin da piccolo affascinato e interessato alle persone, approda alla psicologia e ha la possibilità , il privilegio dice lui, di occuparsi per lungo tempo di ricerca all’ISVET, approfondendo il tema della motivazione. “E’ la motivazione che esprime la nostra parte più intima, le emozioni che sono alla base dei comportamenti. E’ un mondo profondo e inconscio, che ci muove nella vita attraverso le Strategie Motivazionali Soggettive (SMS). Nei confronti del lavoro possiamo avere quattro tipi di motivazione: economica, legata alla professionalità (con un collegamento molto forte alle dimensioni di autostima e identità ), indirizzata alla carriera gerarchica (che esprime il rapporto con il potere), focalizzata sulla socialità (quando l’interesse è sul clima e i rapporti interpersonali). La nostra SMS ci distingue nell’approccio al lavoro”.
Ci stiamo appena appassionando all’esplorazione delle SMS quando Alfio alza il tono di voce e ci introduce alla Libido. “Un altro concetto importante è quello della libido, vale a dire l’energia vitale complessiva, che può essere diversa in ciascuno di noi in funzione del vissuto e delle esperienze avute. La libido è direttamente collegata alle SMS, perché ognuno di noi concentra la propria sulla motivazione più forte. Diciamo che ogni mattina ognuno di noi ha 100 kg di libido a disposizione (ndr - ci siamo accertate che non influisca sul peso corporeo, sono salve diete, palestre e massaggi vari!): questa si indirizzerà sull’aspetto sul quale siamo più motivati e questo “investimento” genera le aspettative maggiori e quindi, in caso di delusione, anche le frustrazioni più cocenti. Se il lavoro genera frustrazione, le reazioni possono essere lo stress o la ricerca di altre occasioni di impiego della propria energia fuori dall’azienda. Anche la soddisfazione e l’appagamento professionale hanno i loro lati oscuri: se il lavoro assume un aspetto ludico, il rischio è che si sbilanci pericolosamente l’equilibrio tra vita e professione”.
Ci racconta, Alfio, come questo scompenso tra energia investita nel lavoro e nella vita affettiva e relazionale esterna al contesto professionale sia nella sua esperienza uno dei mali più devastanti del nostro tempo. Nei suoi interventi di coaching a dirigenti d’azienda più volte ha registrato questa difficoltà , che spesso nasconde problemi di insicurezza e di autostima. Il potere costituisce una compensazione difensiva efficace per questo tipo di manager: da qui i comportamenti eccessivamente improntati all’autoritarismo, al controllo, al non riconoscimento della professionalità e del contributo individuale. “Io, ad esempio, da giovane in azienda non riuscivo a stabilire rapporti efficaci con i miei capi. Mi è successo più di una volta, quindi mi sono detto Alfio devi avere anche tu qualche problema. In effetti io avevo grande esigenza di autonomia e indipendenza e quindi di non essere guidato pedissequamente nello svolgimento di un compito ma di avere chiaro il risultato da raggiungere, essendo poi su questo valutato e non sul modo di ottenerlo. Perché invece i capi devono essere invadenti e opprimenti? Questo deriva da un forte investimento di libido sulla carriera gerarchica vissuta come potere e il controllo ossessivo calma l’insicurezza. L’insicurezza si acquisisce alla nascita, con l’esperienza traumatica del parto: il problema è come la gestiamo. Questi capi non sanno come gestire le proprie insicurezze e quindi cercano il potere per tranquillizzarsi. Non possono fare altrimenti, perché il gradino successivo all’insicurezza è l’ansia, che fa molta paura e va evitata a tutti i costi”.
La barzelletta dell'ammiraglio Wellington
Qui Alfio si fa prendere dall’intrattenitore che è in lui e ci racconta una barzelletta “A proposito di questo, del potere e del controllo, in aula si racconta spesso la barzelletta dell’ammiraglio Wellington che viene svegliato di notte “Ammiraglio, c’è una nave di fronte a noi in rotta di collisione” – e Wellington “Comunicate che si spostino di 30 gradi sud”. Dopo un po’ torna l’attendente “Ammiraglio scusi ma chiedono a noi di modificare la rotta”. Allora l’Ammiraglio scocciato si alza – devo fare sempre tutto io - va in sala comandi e fa trasmettere la seguente comunicazione “Sono l’ammiraglio Wellington comandante della nave inglese “Queen Mary”. Richiedo che voi modifichiate la vostra rotta di 30 gradi sud, altrimenti adotteremo drastiche misure”. La risposta dall’altra parte: “Ammiraglio Wellington, qui è il faro. Vedete voi”.
E poi, ancora “Per superare l’insicurezza si deve lavorare sull'autopercezione di sé: solo stando bene con se stessi di può dare agli altri. E a questo punto cercare di sviluppare l’empatia, che è il più grande traguardo della vita, attraverso l’ascolto che è sempre una scoperta. E poi bisogna “nutrirsi”: mi ricordo quando tenevo un corso per Direttori di Banca e questi mi chiedevano di pranzare insieme perchè io riassumessi loro qualche libro interessante uscito di recente: non avevano tempo neanche di leggere un libro. Come possono questi manager trasmettere professionalità e saperla apprezzare e valutare nei propri collaboratori?” Le domande si susseguono in sala, alcune riprendono spunti già trattati, altre aprono punti di vista solo sfiorati. “Dentro di noi c’è la paura per il cambiamento che è il nuovo lo sconosciuto che genera insicurezza e poi ansia. Si ricerca l’abitudine perché rassicura. Però in questo senso possiamo sempre provare a crescere psicologicamente, fare le esperienze ed imparare ad elaborarne per non ripetere gli errori. Si dovrebbero ritagliare ogni giorno cinque minuti dedicati a noi, a riflettere sulle esperienze fatte, ad analizzare le proprie reazioni e i sentimenti che si provano, a cercare di capire dove andare a cercare il proprio benessere. Di solito questo tipo di riflessioni si fanno solo di fronte alla morte e alla malattia. E poi per crescere è importante nella vita trovare persone che ti sappiano mettere di fronte ai tuoi limiti e questo non è facile perché dietro l’angolo c’è sempre il timore terribile dell’abbandono, la fonte principale di ansia. Le esperienze sono il patrimonio che ci consente di affrontare il cambiamento, perché chi ha avuto più esperienze ha più possibilità di scelta e soprattutto di fare scelte consapevoli.”
Ogni concetto un aneddoto, ogni scena di vita raccontata rimbalza in principi generali. “Sento spesso dire: perché sono sfortunato. Vi voglio spiegare cos’è la Fortuna da un punto di vista psicologico. Nel lavoro, negli incontri si presentano le occasioni e l’esito di quella occasione dipende dal livello di esperienza, energia, autostima, interessi, ricchezza di relazioni con il quale arrivi a quell’appuntamento e che riesci a esprimere in quel momento.” Come a dire, niente scuse. Di certo quest’incontro con Alfio Calcioli, con la sua storia, la sua competenza e la sua simpatia, ci ha reso tutti più fortunati. Dal punto di vista psicologico, of course!
By Letizia Migliola
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