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Esprimersi PDF Stampa E-mail
venerdì 09 giugno 2006
Se c’è un pensiero che ho trovato liberante e rivoluzionario, qualcosa che mette le tue energie allineate verso un orizzonte che si apre, è il pensiero connesso con il bisogno di esprimersi, il fascino dell’itinerario che porta a cercare l’espressione di sé. Sembra che vivere voglia dire esprimersi.

E nell’espressione si liberi quella stessa vita di cui senti amore appassionato.

Sembra che la creazione, iniziata da millenni, da miliardi di anni, prima di te, trovi nell’espressione il luogo dove procede avanti, con te.

Se la liberazione è sempre stata connessa con il processo di un’uscita fuori da una prigione, da una situazione compressa, nell’espressione questo concetto trova un vestito calzante, perfettamente adeguato. Espressione e liberazione vengono a coincidere.
L’esperienza della libertà coincide con l’avventura dell’espressione.

In fondo, il desiderio di trovare un lavoro che piaccia non significa che questo: fare del lavoro il luogo esperienziale dell’espressione di te.
Perché tutto quello che fai, ben oltre il lavoro – se hai tempo per la vita oltre il lavoro – vuol essere espressione di te.
Ed esprimersi vuol dire in qualche modo pressare da dentro perché le cose che tu sei escano fuori, si trovino uno spazio nella scena della realtà. Perché la tua libertà trovi uno spazio nella tela del mondo.

E se c’è un pensiero che comprime, che annacqua il fuoco interiore, che stempera la passione fino a spegnerla del tutto, è il pensiero di doversi guadagnare i soldi per pagare le bollette, provvedere alle necessità familiari, assicurarsi una vecchiaia dignitosa. Un pensiero che ti spinge ad entrare nelle maglie dell’organizzazione sociale del lavoro, negli intrichi dell’economia e del mercato, fino al punto da dimenticare del tutto il tuo bisogno d’esprimerti. Fino a trasformare quel bisogno in sogno infantile, e il duro lavoro, e tutto il suo inquinamento, in realismo e normalità.

Situazione paradossale. Tutto questo lavorare che riempie le nostre giornate – e spesso anche le nottate, che produce stress, disturbi di ogni genere e disarmonie interiori. Tutto questo continuo travaglio che si divora tutto il tempo della nostra vita – e spesso tutto lo spazio degli affetti privati, del gioco e della poesia… questo è diventato sinonimo di salute mentale, mentre il tentativo di sottrarvisi e l’immaginazione sognante che accompagna questi tentativi, è diventata follia o infantilismo.

A proposito di lavoro, non è possibile evitare che vi si scontrino come due potenti eserciti. Non è possibile sfuggire alla lotta terribile e decisiva che vede contrapposte – all’interno della tua anima e del tuo corpo – due potenze inquietanti: il bisogno di esprimersi e il bisogno di guadagnare di che vivere.

E tutta l’avventura consiste nel giocare, con disperazione o con entusiasmo, in questa battaglia. Il che vuol dire non lasciare spegnere la fiamma del bambino che chiede di nascere e di farsi spazio. Rinnovare ogni giorno le proprie armi per non cedere alla paura di morire di fame, o di cadere sul lastrico.

In questo scenario, non si tratta più di trovare il lavoro che ami, ma di creare il lavoro che ami. Un lavoro che sia espressione creativa di te, all’interno di una vita che sia espressione creativa di te – e non solo lavoro.

Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: eugenioguarini@eugenioguarini.it

 


 

 
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