Mercoledì, 10 Maggio 2006 00:00

Veniamo a noi...

Scritto da  ManagerZen
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Negli anni '80, il caso di Norman Cousins fece scalpore in tutti gli Stati Uniti.

Cousin era un noto giornalista scientifico che improvvisamente venne colpito da spondilite anchilosante, una grave alterazione delle articolazioni che porta progressivamente alla paralisi e alla morte. Il giornalista decise di curarsi seguendo un'insolita terapia: il ridere (tre-quattro ore al giorno di film comici) e la vitamina C (25 g al dì, assunti per flebo). A dispetto di ogni previsione, in capo a un anno, guarì completamente.

Da allora clown e film comici sono entrati nel novero delle medicine in grado di stimolare il sistema immunitario e potenziare il processo naturale di autoguarigione presso alcuni ospedali negli Stati Uniti e in Francia.

clown61.gifIn questo contesto si colloca anche l'esperienza di Patch Adams il rivoluzionario medico-clown americano, fautore di un'assistenza sanitaria vista come servizio e incentrata sui reali bisogni dei pazienti, dove la comicità è utilizzata per creare familiarità con i malati e ridurre il disagio e l'alienazione dei degenti.

In Italia Jacopo Fo è promotore di un appello semiserio al ministero della Sanità per il riconoscimento della comicoterapia come filosofia e vera e propria cura da introdurre nelle strutture sanitarie.

A tal proposito Jacopo Fo si interroga e si risponde sul valore terapeutico dello sghignazzo:

"Ma il ridere è solo una delle tante emozioni positive?
Se l'ira è il peggior nemico della salute, il ridere è il miglior alleato. Infatti ridere è una ginnastica psichica, fisica, mentale ed emotiva.

Durante una crisi di riso, succede un vero e proprio miracolo fisiologico. Nel riso si impegnano più di 60 muscoli, per piangere ne usiamo meno di 20.

Si modifica la respirazione, si usa il diaframma (pochi lo fanno normalmente), si rinnovano le riserve di aria nei polmoni (come durante lo sbadiglio).
Si mobilitano le fasce muscolari più profonde (semi involontarie), soprattutto del ventre, creando un tonificante automassaggio rilassante.

Il cervello si "distrae", i pensieri negativi perdono il loro potere paranoico, la mente si distende, la vita sembra migliore. Come il sonno, il ridere migliora la capacità del cervello di pensare lucidamente, scioglie la paura, esorcizza i cattivi pensieri.
Infine il ridere è un atto filosofico, un atteggiamento verso la vita. Crea una coscienza diversa del proprio rapporto con la vita e con la morte. Ingenera il sospetto che sotto le apparenze, il mondo sia diverso, suggerisce altri valori esistenziali.

Per questo ridere è zen. Anzi, come dicono alcuni maestri, ridere è lo ZEN."

E se ridere fa bene (dimostrato scientificamente) oltre che essere uno spasso di per sé… bè allora facciamolo il più possibile!?! Quindi perché non con i colleghi di lavoro? Insomma, trascorriamo in loro compagnia i due terzi delle nostre giornate! Rendiamoceli utili… :-) :-):-)!!!


Letto 10995 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39
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