Sabato, 08 Marzo 2003 00:00

Creatività e impresa, ma per cosa?

Scritto da  ManagerZen
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C’è l’influenza. L’ho beccata anch’io.
Altre volte, è stato il mio computer a prendersi un virus.
Ci sono queste epidemie.
OK, fa parte della vita.

eugenio.jpgDelle volte, la maggior parte del tempo, sei in buona salute. Poi ti arriva addosso qualcosa che ti inchioda a letto e in casa per un po’ di tempo. Certo non l’hai programmato, né voluto. Anche se quando ti becca, pensi sempre che è stato un po’ per colpa tua. Ma come si fa a premunirsi da tutto? Sei davvero convinto che il controllo sia possibile? In realtà tu segui sempre gli impulsi del cuore e fai le cose che d’istinto ti vengono di fare.
Non sei un modello di razionalità. E se ti proponessi di esserlo, altro che influenze!
Ma c’è un’epidemia meno classificata, per cui non esistono antibiotici. E qui, la responsabilità personale è un fattore più decisivo. Come chiamarla? Ed è una malattia?
La chiamerò “alienazione per mancanza di senso”, diciamo anche: “sentirsi inutile, sprecato”. Come vivere nel limbo.
E’ una malattia?
Lo è se coltivata. Fonte di interminabili piagnistei.
Non credo che debba esserlo necessariamente. Potrebbe essere un richiamo della vita. Una specie di fotografia in negativo. Qualcosa che allude alla pienezza che desideri, all’abbondanza, all’intensità, alla bellezza, all’avventura… Ma vi allude come la punta di una spada, che si affonda nel fianco tenero. Ed è con quella puntura che ti spinge ad andare oltre.
L’ho provata?
Sì, l’ho provata. E a volte mi ha condotto fino al confine. Oltre il quale tu capisci che potresti frantumarti del tutto.
Ho imparato a considerarla un richiamo. Un’amica. Una consigliera. Me la sono fatta amica.
È diventata una vera maestra.

Tempo fa lavoravo come professore di filosofia nei licei. Mi piaceva insegnare, mi piacevano gli studenti e mi piaceva la filosofia. Ma quella inquietudine mi accompagnava costantemente. Nella scuola stavo stretto. E avevo come l’impressione che i picchetti che circoscrivevano i confini della mia vita fossero troppo angusti.
È stata quell’inquietudine a farmi decidere.
Ho lasciato la scuola e mi sono messo in proprio. A fare cosa? Non lo sapevo. Comunque ho preso la prima cosa che mi sembrava di saper fare bene e che era alla mia portata. Il tutor di tesisti. Ho aiutato gli studenti a fare le tesi per alcuni anni. Ero bravo a inventare interpretazioni originali, a guidare i miei studenti nei colloqui con i loro professori. Avevano sempre dei risultati sorprendenti e si sentivano protetti. Io mi sentivo utile. Ma l’inquietudine non passava.
Cosa c’era che non andava?
Il territorio era ancora troppo circoscritto.
C’erano altre cose che volevo esprimere. Altri bisogni personali che chiedevano impegno e responsabilità.

Nell’agosto del '97 mi sono deciso per la vita dell’artista.
La pittura mi sembrava alla mia portata, più facile che imparare uno strumento musicale.
Mi sono buttato. E poi ho messo insieme al dipingere anche la scrittura, e la comunicazione.
Finalmente mi sembrava di avere aperto davanti a me un territorio vasto come l’anima.
Avevo paura di non riuscire a tirarci fuori di che vivere. E di fatto per quattro anni, benché vendessi, non era sufficiente. Ma ero interiormente felice e sentivo che quella era la strada in cui coglievo il senso pieno del mio essere al mondo.
Nascevano delle cose di cui non avevo saputo niente prima: dei quadri che esprimevano il mio interno meglio di qualsiasi parola, delle parole che portavano alla luce il messaggio del quadro.
Da quell’impegno affiorava una consapevolezza nuova e viva di quello che amavo e che desideravo profondamente. Ora sono in grado di dirlo meglio a me stesso. Ora so cosa mi sta a cuore. E sono cose che ancora non esistono. Te le dico, se prometti di non prendermi per pazzo. Primo: voglio un nuovo dio, uno che sia intimo e vicino ad ognuno di noi, nella sua singolarità, che sia garante dei nostri sogni, e che muova l’universo per farli realizzare. Secondo voglio l’amore. Un vero amore, oltre la lotta tra i sessi, oltre le misure ragionevoli per stabilire buona educazione e rispetto tra un uomo e una donna che rivendicano la loro diversità. Terzo: voglio che sia possibile vivere facendo quello che ami e seguendo la tua vocazione, liberi dalle regole e dalle leggi del mercato.

Nessuna di queste “cose” esiste.
Ognuna di queste “cose” rappresenta per me un mondo migliore.
Queste sono le mie convinzioni più profonde e i miei valori.
So che non si tratta di scrivere un manifesto. Si tratta di assumersi la responsabilità di realizzarli nella propria vita. Sono le cose che fai - e non le parole - quello che conta.
Questa è la filosofia della mia impresa.
Forse solo pochi sanno fin da ragazzi che cosa vogliono fare da grandi.
La maggior parte di noi non saprebbe dirlo. E se lo dice rischia di inchiodarsi a un’etichetta e di chiudersi gli occhi. Quello che c’è nella ghianda seminata nel cuore può rendersi chiaro solo a poco a poco. Per tentativi ed errori, come si dice.
Ma c’è quell’inquietudine che ti guida. Magari solo in negativo. Essa ti dice: non c’è ancora, non è abbastanza, non ci siamo del tutto… Essa ti impedisce di fermarti e inscatolarti. Per questo dico che, resa amica, è una grande maestra.

La creatività. Certo.
All’inizio ho scoperto la creatività come una serie di manuali dove ti venivano insegnate regole ed esercizi da seguire alla lettera per partorire idee nuove. Era un esercizio di attenzione su cose a cui prima non avevo mai fatto attenzione.
Un po’ per volta comprendi che non c’è una creatività così come c’è la fisica o la biologia.
La creatività ti appartiene come la sessualità o la capacità di innamorarti.
Quello che c’è da fare, più che apprendere tecniche e strategie, è sbloccare questa energia che fa parte della vita, della tua vitalità.
La creatività non è una competenza neutra. Una seconda competenza che si apprende come la prima.
La creatività scaturisce dalla fonte di quello che sei. E si sposa in maniera significativa, pienamente, solo con le tue credenze di fondo, con i valori di cui sei portatore, con la ghianda che deve crescere dal tuo nucleo.
La creatività, nella sua origine più intima, sei tu, con quello che hai da portare al mondo, cambiando le cose come stanno, per renderlo migliore e più ricco. Questa è l’impresa.

 

Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Letto 7196 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39