Martedì, 22 Aprile 2003 00:00

Semplificare

Scritto da  ManagerZen
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Sì, ci ho messo del tempo. Tutto il tempo necessario. In queste settimane ho letto il bellissimo, colto e intelligente, libro di Domenico De Masi, La fantasia e la concretezza. È un testo veramente stimolante e De Masi è veramente un grande maestro.

eugenio.jpgNon ne voglio fare una parafrasi né un commento. Leggetelo. Merita.
Quello che voglio dire è che il libro mi ha fatto concentrare l'attenzione sulla concretezza.
Il punto è più o meno questo: sei fantasioso? Ti vengono tante idee? Ti piace fantasticare, trafficare con i tuoi sogni? Lo senti che c'è là dentro un mare di sogni e desideri che pulsano nel lato oscuro e turbolento di te stesso.
Lo senti che lì c'è un'energia selvaggia indomita capace di creare possibili fantastici.
L'impresa, tu lo sai, nasce da qui. Da questo pulsare indomito dello spirito selvaggio, dei sensi eccitati, delle pulsioni erotiche che ti abitano.

La fonte, la sorgente oscura del pozzo. E via discorrendo.
Ma - ecco il punto - la creatività è pratica. Sennò è una fuga nel sogno, nella fantasticheria inefficace. La creatività è pratica vuol dire che la fantasia cerca il modo di concretizzarsi. Vuol dire che la creatività vuole trovare le vie efficaci di creare e avere successo. In altri termini sfondare, trovare spazio nel mercato, vendere, raccogliere soldi, dare vita a organizzazioni, creare prodotti e servizi. Se hai una buona idea per un libro lo devi scrivere, devi trovare l'editore, devi vendere, devi stimolare reazioni e mettere in moto emozioni e pensieri. Se fai un bel quadro lo devi vendere. Se hai l'idea di un negozio alternativo devi crearlo, trovare il capitale, crearti un mercato, renderti visibile, attrarre i clienti, vendere, coltivare i clienti, e tante altre cose.
La concretezza dunque è l'altro lato, il lato efficace della fantasia.

Letto il libro di De Masi ho voluto rivisitare il mio modo di lavorare.
Io sono un'impresa individuale, un'avventura personale. Non ho padroni né partner regolari, né dipendenti. Anche se dentro di me siamo in tanti e ci dobbiamo mettere d'accordo e imparare a collaborare tutti i giorni, si tratta di gente che fa parte dello stesso io, e in una certa misura sono tutti a priori disposti a creare sinergia per l'imrpesa comune. In altri termini, lavoro da solo. Non siamo un team di persone. Sono un team di istanze.
Quando si lavora da soli alla propria impresa ci sono mille cose da fare, da mettere insieme.
Dipingere e scrivere è la parte più deliziosa. Segui l'ispirazione, sei in contatto e dai espressione a impulsi di cui ti fidi, che frequenti, che nutri e accogli. Ma quando hai uno stock di quadri non sei ancora nella concretezza piena. Certo sei nella concretezza della produzione. Hai fatto un certo numero di oggetti. Che tu reputi belli e dotati di valore.

Ma resta da venderli, trovare un pubblico, il tuo pubblico, c'è da organizzare il fronte espositivo, tante mostre in contemporanea, per avere più possibilità di vendere. C'è da renderti visibile per incontrare l'attenzione del tuo pubblico. C'è da preparare il book, i comunicati stampa, gli inviti e tante altre cose importanti per dare concretezza al tuo progetto di fare l'artista e di vivere della tua attività.
E' il lato della concretezza.
Come svolgo questa parte del lavoro?
Beh, la lettura del libro di De Masi mi ha fatto capire che l'ho svolta con il minimo di tempo possibile. Vale a dire, molto male.

Se uno è un'impresa individuale dovrebbe per lo meno dividere il suo tempo e assegnarne una parte a creare, una parte al marketing, una parte alle operazioni concrete di trasporto allestimento e presenza alle esposizioni, e via discorrendo.
Se ti metti a riflettere con intelligenza a queste operazioni, ti viene da dividerle in segmenti il tuo lavoro e per ogni segmento (tayloristicamente) ti viene da pensare a miglioramenti, a forme più efficaci, a progettare ingenieristicamente queste operazioni in maneira da migliorarne l'efficacia.
E' quello che succede nell'organizzazione collettiva, o nel team di lavoro.
L'intelligenza programmatrice della concretezza divide e distinge funzioni, compiti diversi e complementari, il collegamento d'insieme, eccetera. Ognuna di queste operazioni merita attenzione, cura, studio, continuo miglioramento, e una certa dose di creatività.
Ma il risultato è che il tempo d'impresa viene suddiviso, frazionato, reso più complesso. E ogni frammento dell'organizzazione, da solo, potrebbe esaurire l'impegno di un uomo, di una squadra, per migliorare, monitorizzare, indagare e inventare.

Certamente un buon team lavora in questo modo, e la creatività collettiva è un mix sapiente di fantasia e di concretezza. Un mix geniale di sbrigliata immaginazione e di serio lavoro di routine.
Ma una volta che sono fatte le ripartizioni strategiche - l'ho voluto sperimentare in queste settimane sulla mia impresa - il terreno delle cose da fare, da fare in maniera coordinata, si allarga e ti accorgi che una sola persona si suddivide in compiti diversi, ognuno dei quali può esaurire tutte le energie. Per fare le cose bene sul piano della concretezza, riduci il tempo dell'invenzione, della fantasia, del contatto con l'ispirazione.
Un team può lavorare in maniera diversa?
Mettendo insieme persone inclini alla fantasia, ma dotate di scarsa propensione alla concretezza, con persone dotate di talento per la concretezza e l'organizzazione ma carenti sul piano della fantasia? E' possibile. Anzi è un dato di fatto. I bravi leader dei team creativi sanno in qualche modo creare sinergia e collaborazione, lo spirito giusto e il clima che favorisce questa collaborazione. De Masi dice che - almeno sul piano scientifico, tecnologico, di marketing e dello spettacolo - le cose funzionano proprio in questi termini.

Cosa c'è che non va, dunque?
Che cos'è che mi rende perplesso?
Forse la tendenza inerziale della preoccupazione della concretezza a complicare il campo d'azione. Cosa voglio dire?
Una cosa che risulta abbastanza chiara nell'impresa creativa individuale. Se sei una persona sola a gestire la tua impresa e arrivi a dividere in aspetti, funzioni, progetti, la globalità della tua impresa, ti rendi conto che ogni aspetto, per essere fatto con cura, ti porta a moltiplicare e a rendere sempre più complesa - e pesante - la gestione della tua avventura.
C'è qualcosa di paragonabile nell'impresa colelttiva?
Ma la bellezza dell'impresa individuale consiste proprio nel fatto che tu hai in mano la globalità delle cose e che decidi rapidamente e creativamente i rischi da correre e le iniziative da prendere. La complessificazione (mi si passi il termine) del tuo lavoro diventa ben presto un blocco, un peso, una serie di compiti che dilapidano la percezione e lo slancio.
E dunque?
Dunque direi che la vitalità dell'impresa fa appello alla capacità di semplificare più che di rendere complessa la strategia operativa. Semplificare vuol dire andare ad intuito, non burocratizzare, non moltiplicare inutilmente i compiti, il lavoro da svolgere.

Le cose sono complesse?
L'organizzazione pensata tende a diventare un cristallo dalle molte facce?
Per fare bene ogni aspetto dell'impresa la cosa si ingrossa a dismisura?
Bisogna cercare l'arte di semplificare, di ritornare all'intuito, di porre la concretezza nei termini più semplici possibili. Non cedere all'illusione razionale e scientifica che solo l'analisi accurata potrà portare all'efficacia e all'efficienza.
Invece di rendersi più pensata e complessa, l'impresa creativa cerca le vie della semplicità e dell'immediatezza. Semplificare vuol dire cercare e trovare il punto leva, agendo sul quale si agisce sul tutto, senza disperdere le energie in mille rivoli.
La scienza organizzativa dovrebbe proporsi non soltanto l'obiettivo dell'efficacia, ma dell'efficacia nella maniera più semplice.

 

Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Letto 6599 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39