Domenica, 11 Maggio 2003 00:00

Impresa, romanzo, scrittura

Scritto da  ManagerZen
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Raccontarsi ha il suo vantaggio. Non parlo solo del senno di poi. E nemmeno dell'oggettività storica. Figuriamoci se un artista punta all'oggettività storica! Non è nemmeno quell'aura di leggenda che tu senti esalare dai tuoi racconti, cosa che puoi anche vivere con una certa ironia.

eugenio.jpgHai presente quando un pescatore, alla sera, racconta agli amici le avventure della giornata di pesca?
Ho sempre pensato che raccontare e raccontarsi avesse un effetto sul presente, sul modo in cui porti avanti la tua avventura di ricerca. Più che esaltare il passato (atti di coraggio, intuizioni, eccetera) io sono interessato a vivere il presente, l'oggi, con un certo slancio, con una certa anima. Come se qui, in questo presente, in quello che stai facendo, ci fosse una sfida eccitante, un seme da coltivare, un dono in incubazione. E che merita tutta la tua attenzione, tutto il tuo slancio, la tua freschezza creativa.
Raccontarsi è creare un passato a questo presente per valorizzarlo, in vista della creazione di un futuro. Il seme, la posta in gioco, sono qui. Adesso.
Questo è il vantaggio del raccontare la propria storia: fecondare il presente, giocare la propria battaglia, incantarlo.

Leggendo le storie delle donne, ero rimasto colpito dell'invito frequente che le une facevano alle altre, di tenere un diario, di mettere in comune le proprie storie con le altre. Non c'era bisogno di scrivere un romanzo. Bastavano i racconti sinceri, integri, a volte tormentosamente sinceri, altre volte ingenui. Le donne hanno diffuso questa pratica fantastica. Fa parte della stima di sé, della volontà di costruire, spesso di uscire col coraggio di una lupa da una situazione che ti ha strangolato. Scrivendo la propria storia si prende coraggio, si alimenta la forza d'animo, ci si arma per andare oltre.
Da quando ho cominciato la mia attività di mailing in rete, ho sempre invitato i miei interlocutori a raccontarsi, non solo per comunicare e aiutare altri (questo c'è, questo è molto importante), ma prima ancora per prendere in mano con fierezza le redini della propria vita. A raccontarsi si prende in mano il proprio destino.

C'è stato un momento in cui ho capito che volevo una vita avventurosa e romanzesca. La volevo scrivere nella realtà dei fatti e dei sentimenti, non semplicemente sulla carta. Scrivere, tenere un diario, annotare sentimenti, intuizioni, domande, è diventata ben presto una pratica quotidiana.
Potrei dire che la mia vita procede per scritto, se non fosse paradossale e fuorviante. Ma, in un certo senso, è vero. La scrittura è ben lungi dal sostituire la mia vita. Al contrario voglio "scrivere" nei fatti. Ma la scrittura prepara l'azione, ogni giorno.

La prima cosa che faccio al mattino è prendere il mio notes - ora è molto bello perché è primavera e posso farlo sul balcone, al sorgere del sole. Prendo il mio grosso notes e le penne colorate che adoro. E comincio a registrare rapidamente tutto quello che mi passa in testa e nel cuore. Annoto rapidamente, seguo il flusso dei pensieri. Tutto, proprio tutto, senza censure, alla ricerca di un contatto. Lo so che bisogna essere in contatto con il flusso della vita. Io il contatto lo cerco così, annotando come un folle, tutto quello che viene in mente. Mi distendo, sulla pagina e sulla vita. Mi abbandono e seguo la corrente. Per lo più scrivo in maniera assolutamente illeggibile. Tanto non rileggerò quello che ho scritto. Solo alcune cose.
Infatti, con questa pratica di flusso di scrittura, a un certo punto emerge un'intuizione, un'idea. Può riguardare un modo di superare un conflitto interno, oppure un'iniziativa che sembra opportuna per proporre le mie cose al pubblico. Quando emergono queste intuizioni, me ne accorgo immediatamente. Ho una sensazione di allargamento del cuore, di allargamento del respiro. Sento un gusto particolare in bocca. Ecco!, mi dico. Questa è buona!. E allora scrivo in maniera leggibile, faccio segni di riconoscimento, metto la cosa in stampatello. E' arrivato qualcosa che è un dono. E' un'intuizione. Si è accesa una fiammella luminosa.
Stanne certa! Quell'idea si trasformerà in azione, in giornata. Sarà un'iniziativa. La considererò un seminare. Per lo più funziona. Oserei dire che funziona ogni volta. Io comunque mi muovo sempre in questo modo. Come se obbedissi a un'ordine di servizio che mi arriva dalla pratica della scrittura.

Adesso te ne racconto un'altra, che sembra proprio da fuori di testa.
Sembra folle. Anzi, lo è in qualche modo. Ma è un ottimo metodo esplorativo.
Dunque, le cose stanno in questi termini.
C'è stato un momento in cui ho deciso di esplorare per osservazione diretta. Voglio dire, avevo letto, lo sapevo da tempo, che insomma c'è un'arte di vivere il presente, di essere nel presente. Tipo, "cogli l'attimo". Hai presente a cosa mi riferisco?
Leggi un qualsiasi libro di saggezza orientale e te lo ritrovi lì. Vivere nel presente, essere qui e ora. E anche la mia carriera da professore di filosofia mi aveva reso edotto di questa massima. La comprendevo perfettamente, in termini concettuali. Ma c'è stato un momento in cui mi sono domandato: ma io lo so davvero cosa vuol dire vivere nel presente, cos'è il presente, il qui e ora?
Bene. Mi sono reso conto che non lo sapevo. Sapevo solo il concetto.
Dunque, mi decido di scoprire cos'è il qui e ora, il presente.
Cosa faccio?
Decido di andare tutte le mattine, fin che basta, al Brek delle Gru di Grugliasco. Sì, hai capito bene. Vai all'interno di un ipermercato, nell'area ristoro, ti siedi a un tavolino, squinterni il tuo notes, prendi due penne colorate e incominci a praticare la scrittura di flusso.
Dico due penne colorate perché effettivamente scrivevo con due penne in mano, due punte, doppia scrittura, una rossa e una blu. Così, di getto, annotando tutto quello che sentivo, tutto quello che mi veniva in mente. Facendo attenzione.
Finalmente incomincio a prendere il contatto con il presente, con quello che passa qui e ora. All'inizio sono pensieri, sentimenti, variazioni d'umore, una vita ricca e itnensa, che prima non immaginavo esistesse. Variabile, scattante, profonda, volatile, esuberante, depressa, domande, desideri, fluente…

Un po' per volta la mia attenzione va fuori di me, la gente che passa, fuori, nel locale, le dipendenti, le espressioni, il volto, lo sguardo, congetture, flusso di persone, di gente viva che sente e cammina, va a fare spesa, shopping, da sola, in compagnia, bambini, anziani.
Il presente si dilata.
Poi emerge la domanda: il presente, questo presente, questo fluire qui e ora, dentro e fuori di me, è solo qualcosa da contemplare, da vedere? Qualcosa di cui prendere questa straordianria consapevolezza? Insomma, io qui dentro, dentro il rpesente, che ci sto a fare? Non volevo far niente, niente di niente, solo osservare. Ma, a un certo punto, mi rendo conto che la mia presenza a quel tavolo, il mio scrivere con due punte colorate, attirava l'attenzione.
Prima una responsabile del personale, che prende audacia, si avvicina, mi chiede cosa faccio. Io rispondo che sono un artista e che sto esplorando e progettando. Poi, degli avventori, fermatisi un attimo a bere un caffè. Poi persone che erano già venute ieri e l'altro ieri. Si intrecciano discorsi, Parolo delle mie cose, si apre un ventaglio di storie che si annodano, lì, al Brek delle Gru, attorno a un tavolo. Mi sembra di essere un attrattore strano, come quelli descritti dalla geometria frattalica. Sto al gioco, perché capisco che essere nel presente non vuol solo dire guardare, ma intervenire, inventare, seminare, creare incanti.

Beh, non te la faccio lunga, per non cadere nel patetico.
Salto alle conclusioni. Nel giro di un mese, da quegli incontri nel presente del Brek delle Gru, nasce un corso di animazione per artisti bloccati, che ho tenuto successivamente a Torino, nella sede di un pittore famoso. Un'esperienza molto interessante, che ha la sua storia e che non entra in questo racconto.
In questo racconto entra la scrittura. Quella pratica di scrittura che faccio tutti i giorni e da cui, in un modo o in un altro, nascono sempre cose. Quella scrittura è davvero la mia compagna di viaggio più cara. Il luogo in cui riesco a trovare, di volta in volta, il contatto, con me, col presente, con quello che nel presente è in gestazione.

Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Letto 8637 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39