Domenica, 06 Luglio 2003 00:00

Problem Finding

Scritto da  ManagerZen
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Beh, sì, io immagino - quando scrivo questa newsletter - che tutti voi - siete 820 oggi! - siate qui, insieme a me, in una splendida sala con vetrate, che danno sul parco, tipo quello di Villa Ogliani a Rivara, dove faccio lezioni all'Università della Terza Età.

eugenio.jpgE' un posto molto bello, ci sono alberi secolari, piantati qui da una generazione di mecenati che pensava in termini di centinaia di anni.
Immagino che - per la durata della newsletter - siamo tutti insieme e parliamo a ruota libera e con un certo sorriso sulla faccia, perché è un momento che dedichiamo a cercare intelligenza e consapevolezza per le nostre imprese. Insomma è una sorta di self help - ma non proprio come l'Anonima Alcolisti. Qualcosa di meno drammatico e di più eccitante.
Ci state ad entrare in questa immagine?
Io sparo le cose che mi vengono in mente e voi sparate le vostre.
Nell'insieme può venir fuori un minestrone piuttosto gustoso. Le idee hanno un gusto!
Allora, comincio coll'informarvi che molti di voi, tra i più giovani e spregiudicati, mi hanno scritto mail graziosissime che posso riassumere in questo modo: "Eugenio, quello che dici sul Wishfull Thinking ci ha fatto pensare, ci piace e ci mette in moto. Ma ora slittiamo un po' su altri temi. Perché non parli di questo Problem Finding?"
E sia. Infatti, una delle linee strategiche della mia impresa (wow!) è quella di seguire gli "ordini di servizio" che mi arrivano negli eventi, nelle cose che capitano. E Milena Screm non smette mai di ricordarmi che le cose non capitano a caso. Dunque, ci vuole altra motivazione per accettare il tema?

E allora, sia il Problem Finding.
Beh, se voi leggete un manuale serio di pensiero creativo, vi troverete immancabilmente elencate le fasi del processo di innovazione (di solito da tre a sette). E certamente la prima o la seconda tappa riguarda proprio l'arte di definire il problema in maniera appropriata. Poi seguirà un processo di ideazione di alternative possibili (questo vi sarà indicato come il momento creativo per eccellenza). Poi dovrete scegliere tra le soluzioni che avete inventato e quindi passare all'azione, magari con un bel piano operativo abbozzato sulla carta.
Hubert Jaoui, che è un caro amico e che è stato il mio primo maestro nello studio della creatività, ha inventato un metodo di nome PAPSA (come va di moda in questo genere di cose).
PAPSA sta per cinque tappe nel processo di innovazione. La prima P sta per Percezione, l'A che la segue sta per Analisi. Queste due prime fasi sono il momento della definizione del problema. Poi segue il resto: la seconda P sta per Proposta di soluzioni (è il momento creativo per eccellenza), la S sta per Scelta, Selezione tra le idee inventate e l'A finale sta per Azione, piano d'Azione.
Anche Edward De Bono - di cui ho letto tutti i libri senza perdermi una virgola -, vera autorità del pensiero creativo, ha un metodo in cinque tappe.

Lui le chiama DO, CO, PO, SO, GO.
DO invita a definire DOve siamo diretti, cosa vogliamo ottenere (è la definizione del problema). Successivamente, le altre sigle invitano a pensare COsa sappiamo su questo problema, che POssibilità riusciamo a inventare (momento creativo), SO è il momento della scelta tra le alternative proposte, GO - all'inglese - significa andiamo!, è il momento del piano d'azione.
Vedete?
Nel processo creativo bisogna innanzitutto decidere di fermarsi. E pensare. Non solo, ma pensare in modo nuovo.
Già fermarsi è una scelta coraggiosa. Sono veramente convinto che ci sia per molti una resistenza estremamente forte a fermarsi a pensare. Quando si è immersi nell'azione, fermarsi a pensare è come andare controcorrente. Le cose ti prendono, c'è il tran tran, l'agenda è zeppa di impegni, la lista delle cose da fare si estende ben oltre il tempo disponibile. Non c'è tempo! Non posso prendermi il lusso di…! Ci sono delle urgenze, delle pressioni…Quello che viene in mente è di lavorare più duramente, di darci dentro. È quella che viene chiamata sindrome da "qui ci vuole un martello più grosso!".

Invece, la vita creativa scaturisce da una fermata.
Un momento. Questo è un vortice. Dove stiamo andando? Dove ci porta tutto questo? Mi sfugge il senso delle cose che faccio, delle cose che capitano. Alt! Bisogna fermarsi.
Ora mi fermo, mi sottraggo al flusso dell'azione, alla routine, al tran tran, mi ricavo un tempo per pensare. Mi fermo e rifletto.
Chi è in un'azienda sa quanto vale in termini monetari il tempo. Dunque pensa che il tempo di riflessione sia tempo facilmente sprecato. A volte parla di budget tempo. È già un passo in avanti quando si decide consapevolmente: dedichiamo un tot di tempo a pensare. Abbiamo la possibilità di dedicare due ore a riflettere su questo problema. Già questa è una scelta coraggiosa. A volte implica una rivoluzione culturale. Perché le cose sono già state pensate, ora si tratta di lavorare, poche storie! Vedere che fermarsi a pensare è una decisione utile è una rivoluzione culturale. Investire del denaro per un tempo per pensare è una rivoluzione culturale.
Altrimenti quando si pensa? Quando si pensa davvero?
Quando si va al gabinetto? Quando si rientra casa dopo il lavoro?
La notte, al posto di dormire?
Si investono i sonni e i sogni per trovare soluzioni e definire i problemi?

L'uomo d'azione pensa mentre agisce.
Beato lui! Ha sviluppato forme intuitive di analisi e di decisione che può mettere in opera istantaneamente, o quando passa da una mossa all'altra.
È la forma ideale del pensiero creativo. Sempre connesso con il fare. È intuito, fiuto, elasticità nel cambiare prospettiva e snellezza nell'azione.

Queste doti non sono state incoraggiate dalla nostra cultura. E non molti di quelli che conosco si muovono in questo modo. Io stesso sono imperfetto (!). Vi piace l'ammissione? So che prima di muovermi devo dedicare del tempo a riflettere. L'inizio di ogni mia giornata non è fatta di telefonate, di commisioni e di partenze, nemmeno di pittura. L'inizio di ogni giornata è fatta sul terrazzo del mio alloggio, tavolino, blocco notes, pennarelli colorati, di fronte al sorgere del sole, spesso molto prima che il disco caldo spunti dalle colline moreniche che mi stanno davanti, magari ancora in pigiama, caffè, sigaretta, respiro, torso nudo - ora che è bella stagione. Sono lì, con i miei umori, fermo a pensare. Qual è il problema? Dove sto andando? Cosa sta succedendo? Fino a ieri è andata così, ma oggi?
La giornata è un tempo nuovo e vuoto che mi viene incontro.
La vita è fatta di giornate differenti, non della ripetizione della stessa giornata.
Oggi può essere qualcosa di nuovo.
Qualcosa si trama la fuori, di cui io so nulla o poco.
C'è movimento nel mondo, cavolo. Come nuoterò nel movimento?


Il Problem Findig comincia con la decisione di fermarsi a pensare.
E' per molti un gesto intenzionale, una decisione.
Per molti è una conversione: hanno sempre fatto, hanno accettato compiti e problemi definiti e decisi da qualcun altro, o definiti dalla tradizione. Il mio compito non è definire i problemi ma risolverli!
Il Problem Finding comincia con la decisione di fermarsi.
Ora mi concedo questo tempo per pensare.
Voglio capire meglio dov'è il problema.
Voglio definire il problema in una maniera migliore.
Vorrei definire il problema in modo nuovo, creativo. Che mi consenta di fare un passo in avanti.
Sono sicuro che il problema è quello che mi ripeto in testa al solito modo da tanto tempo? Non si potrebbe formulare in maniera diversa?
Come formulare il problema in modo nuovo?

Cari amici, il tempo di una newsletter - l'ho capito - non può spingersi troppo oltre. E mi fermo qui, per oggi. Ma voi, cosa ne dite?

Un abbraccio.

 

Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Letto 7102 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39