Lunedì, 15 Settembre 2003 00:00

Fiducia a priori e impresa

Scritto da  ManagerZen
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E’ proprio così, come mi dicono tanti nelle loro lettere, e nelle chiacchierate piene di vita e di realtà che si fanno, e che sono il sale della giornata.

eugenio.jpgLo so per esperienza personale, che condivido con l’esperienza personale di tante e di tanti: quando hai un sogno e segui un progetto si incontrano molti ostacoli e alcuni momenti sono veramente brutti.
Non sono solo fallimenti nelle cose, nei quattrini, nei risultati, sono pugnalate all’anima e all’entusiasmo. Sono fallimenti in quella vacanza straordinaria del cuore che è la fiducia.

Quando nasce un progetto da un nostro sogno – che è desiderio – si sprigionano entusiasmo e fiducia. Il sogno, accettato, liberato da tutte quelle ragioni che suggeriscono di accontentarsi e di andare cauti, libera esso stesso una grande leggerezza e un grande slancio. È certamente come rinascere e presentire e pregustare l’ebbrezza di una vita piena, la misura esatta della vita come la desidera l’ampiezza estrema della nostra anima.

Ma viene il momento in cui il cammino diventa difficile, gli obiettivi fissati – o desiderati – non si raggiungono, le difficoltà impreviste ti si presentano sotto il naso come invadendo il tuo territorio da un paese straniero, un’orda di barbari calpesta il terreno sacro della tua cura amorosa. L’anima stessa è diventata un campo di battaglia. La voce dei censori e dei giudici si alza sopra la debole voce dei sognatori bambini. E in quel guazzabuglio il caos trionfa.

Il fatto è che un’impresa nata da un sogno si presenta come una sorta di tacito accordo con la vita. È un patto in cui ognuno deve fare la sua parte e promette di farla. Io mi impegno in questo e quest’altro e la vita risponde. E, in fondo, si tratta di una sorta di giustizia: ascoltando il mio sogno ho ascoltato la vita dentro di me, e probabilmente ho avuto coraggio a intraprendere la strada che ho intrapreso. E sembra proprio giusto che la vita risponda adeguatamente. La mia impresa deve coincidere con l’impresa stessa della vita.

E sopraggiunge il momento in cui la vita sembra sottrarsi arbitrariamente a questo patto. Capricciosa se ne sta sulle sue. Non risponde più. È come un’amore non corrisposto, tradito.

Mi sono accorto, quando ho intrapreso la via dell’avventura artistica, il mio sogno, che la metafora principale con cui la vado pensando è proprio la metafora amorosa. Per me, nella potenza simbolica che costituisce il significato delle cose, la mia impresa è una storia d’amore, una love story.

Ed eccoli i momenti capricciosi della vita. Ed ecco che la fiducia, la leggerezza e l’entusiasmo sono messi a dura prova. Qualcuno direbbe, sì va bene, ma soprattutto l’intelligenza operativa, la capacità di analizzare i dati, di fare marketing, di individuare il target, di organizzare l’azione… Sì, certo, dico io, anche questo. Ma non soprattutto. Perché in qualche modo so – anche se non so renderne ragione – che l’intelligenza operativa è profondamente segnata e condizionata dall’intelligenza d’amore.

E l’intelligenza d’amore, nel momento dell’abbandono, della distanza, dell’indisponibilità, si trova di fronte, tra l’altro, al probelma della fede, o della fiducia – se preferiamo una parola meno compromessa con le tematiche religiose.

È il momento in cui la fiducia nella buona riuscita deve decidere se essere fiducia che si nutre sui fatti, su quello che è avvenuto, sui risultati acquisiti, oppure se non debba – o non possa - essere a priori, una scelta gratuita, una scommessa d’un amore folle. L’amore che si ribadisce testardamente anche quando l’amato si sottrae, quando si allontana – senza sapere se mai ritornerà.

Si apre insomma questo passaggio, che io chiamo dell’amore folle e della fiducia a priori. E forse non so né dire né vedere bene cosa giustifichi questo passaggio, cosa lo renda desiderabile e possibile. Ho soltanto il sospetto che si tratti come di un’illuminazione che è anche un cambiamento dell’essere, un’espansione dell’essere, un accrescimento dell’essere. Qualcosa che potremo chiamare grandezza umana, che è grandezza del cuore e dell’amore, appunto, ma contemporaneamente è rivelazione che il reale contiene qualcosa di più e di altro rispetto a quello che è misurabile. E che il farsi avanti di questo altro, di questo di più, è in qualche modo correlato all’allargarsi dell’amore in follia d’amore.

E’ forse solo quando questo avviene che il procedere può nuovamente essere giovanile, come all’inizio.
Un abbraccio.

 

Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Letto 7015 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39