Lunedì, 18 Ottobre 2004 00:00

Arte, poesia e impresa

Scritto da  ManagerZen
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E riscoprimmo l’avventura.
Volevamo un lavoro che ci assomigliasse, che ci consentisse di esprimere i nostri talenti, qualcosa che veniva dal cuore e che ci permettesse d’amare in maniera feconda.


eugenio.jpgUscimmo dalle aziende – era più facile. E ognuno di noi s’inventò la sua impresa. Doveva essere come un’opera d’arte. Doveva trovarsi il suo spazio nel mercato, e stabilire rapporti con la gente, con persone in carne e ossa. Non volevamo clienti, ma persone, amici da sostenere, per cui lavorare, amici che ci volessero bene, e che ci aiutassero a fare nella maniera migliore quello che avevamo da fare.

Volevamo sentirci utili e fecondi. Volevamo che il nostro viaggio nella vita continuasse il lavoro della natura, facesse venire alla luce cose belle, buone, speciali. Volevamo arricchire la vita. Volevamo alimentare il circolo dell’abbondanza di cose importanti e di valori che parlassero alla persona intera.

Scoprimmo che questo modo di lavorare non ci creava stress, ma alimentava l’entusiasmo. Ci svegliavamo al mattino felici di dare anche oggi il contributo alla vita. Affrontavamo i problemi e le sfide con l’entusiasmo di un bambino che gioca. Avevamo fiducia, perché il cuore era contento della direzione del nostro lavoro.

Ci sostenevamo a vicenda, parlando, raccontando le nostre storie, stimolandoci a nuovi traguardi, non tanto di bilancio, ma di umanità. Scoprimmo che non c’è un muro divisorio fra il lavoro quotidiano e la poesia. Tutto partiva da dentro, dal cuore, ma sapevamo far lievitare la pasta del mondo, delle cose, degli eventi.

Il nostro modo di pensare era creativo. Non ci chiedevamo perché questo non succede, o perché diavolo è successo questo. Ci chiedevamo invece: di questo cosa ne potremmo fare, dove potremmo spingerlo, cosa ne potrebbe venir fuori?

Volevamo fare la nostra parte nella vita. Dare il nostro contributo. E imparammo a non perderci nei giri tortuosi delle analisi. Sviluppammo un istinto dell’immediatezza, l’intelligenza dell’intuito. Avevamo tutto quello che serviva: cuore, energia e fiducia. Gli altri mezzi arrivavano da soli. Era una bella navigazione. Libera, creativa, poetica.

Le nostre relazioni, anche quelle intime, s’ispirarono a quest’energica visione della vita. Smettemmo di sentire il fascino del torbido, dei casini, dell’oscuro. Passavamo in mezzo ai problemi alimentando la nostra fiducia. Non si trattava di accumulare profitti, si trattava di vivere alla grande, di essere pienamente vivi.

Scoprimmo che quando si segue con fiducia e slancio il cuore anche l’intelligenza diventa migliore. Si esercita nello scoprire nuovi scenari, trova le metafore che permettono di avere orizzonti entusiasmanti, inventa strade impensate per attraversare i guadi, cambia la percezione della geografia dell’esistente.

Una volta si pensava che la poesia fosse tra le nuvole, che le l’arte e il romanzo fossero delle evasioni, che non ci fosse rapporto con le cose terrene, di tutti i giorni, gli affari. Noi scoprimmo che la poesia, i sogni, i desideri non vogliono vivere nell’empireo, vogliono lievitare la pasta del mondo, fecondare la terra, plasmare i corpi e ispirare le azioni.

E seguimmo questa splendida passione.



Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Letto 11360 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39