Martedì, 14 Febbraio 2006 00:00

Metti una tigre nel motore!

Scritto da  ManagerZen
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Non mi chiedere come si fa a raggiungere il successo sulla scena del mondo, perché non lo so. Non sono un personaggio pubblico, con grande visibilità e attenzione. Non sono diventato multimiliardario.


eugenio.jpgNon mi metterò a insegnare qualcosa che abbia a che fare con il successo mondano, almeno finché non sarà ... successo.

Ciò in cui sono diventato bravo è qualcosa di meno appariscente, ma non meno importante. Si tratta dell’arte di rigenerare le proprie energie, la vitalità, il pensiero, e un approccio positivo nei confronti della vita, anche se non hai a disposizione un grosso patrimonio.

È l’arte di avere una vita appassionata e interessante, anche se non calchi la scena del Grande Teatro.Di fatto, sono molto fiero di quello che mi ritrovo tra le mani, questa sera. Sono ancora vivo – il che significa che ho mangiato quasi tutti i giorni – e ho una gran voglia di vivere e di creare – il che significa che non sono per nulla depresso. Ho quasi sessantasette anni e mi sento come un trentenne, anche oggi ho fatto un quadro, ho una newsletter che va a millecinquecento persone, mi scrive una valanga di persone amiche, che ormai sono entrate nella mia vita e l’arricchiscono con la loro, ho tre figli meravigliosi, un alloggio di 80 metri quadrati, e questi macchinari di moderna tecnologia che mi danno la possibilità di esprimermi e comunicare.

Ma soprattutto ho ancora sogni da realizzare. Ho lavorato per 25 anni con i ragazzi del Liceo. Insegnavo Filosofia. La Filosofia – nella mia versione – muove il cervello, spinge a costruire mappe mentali per accostare la vita. Mi piaceva questo lavoro. Ma soprattutto mi piaceva pensare ai miei studenti come persone che avevano un loro destino, una loro vocazione. Che avevano la possibilità di godere di un apprendimento che li facesse vivere – mentre la scuola ammazza l’originalità e il libero pensiero. Mi piaceva pensare che il mio compito era quello di incoraggiarli ad essere se stessi e a fare quello che amavano. Guadagnarsi da vivere seguendo i propri talenti e non le raccomandazioni dell’Unione Industriali.Ho anche pensato che noi insegnanti raccontiamo cose che non conosciamo. Le abbiamo solo lette nei libri. Ho pensato che, dopo l’alfabetizzazione, uno dovesse apprendere a modo suo, seguendo i propri interessi e alimentandosi della propria passione. Ho pensato che, dopo l’alfabetizzazione, gli insegnanti veri sono quelli che prima di insegnare hanno realizzato. E che si dovrebbe avere la possibilità di accedere a chi ha fatto davvero per imparare come muoversi nella vita reale.

Il detto: chi sa fa, chi non sa insegna, descrive abbastanza bene la situazione dell’intera geografia della formazione. Un fatto che si giustifica soltanto con la circostanza che un modo efficace di imparare è quello di mettersi a insegnare ciò che si vuole apprendere.Forse, il vero motivo per cui ho lasciato la scuola è proprio questo. Dopo 25 anni di discorsi sulla vita, ho deciso di apprendere davvero a vivere. E sapevo che si trattava di mettersi in gioco.

Ho cominciato una vita propria, senza tutela e chiacchiere, all’età di 57 anni.
Mi son messo a fare il pittore. Volevo guadagnarmi in questo modo di che tirare avanti. Sono quasi nove anni. È andata bene. Non dovrei essere fiero di me? Ho fatto le cose a modo mio.

E probabilmente è in questo modo che ho continuato il lavoro di insegnante dei miei studenti e dei loro successori.Ho capito che si vive una volta sola. Che quando morirò voglio dire di aver vissuto. Che la paura è cattiva consigliera. Che dire: prima la sicurezza e il benessere e dopo farò quel che amo, non paga. Anzi, frega. Ho capito che con quel poco che hai puoi fare dieci, cento volte di più di quello che immaginavi.
Ho capito che il centro di tutta la faccenda era avere un sogno, crederci, tenersi collegato con l’energia pulita, sviluppare la vitalità mentale, e che non ci sono regole che possano imprigionarti, se tu non lo consenti. Che l’immaginazione è più importante della conoscenza.Mi sono ritrovato a vivere in tempi in cui per queste cose non si viene messi in manicomio, bruciati sul rogo, o emarginati. Al contrario. I tempi sono favorevoli alla libertà, all’iniziativa, all’originalità e alla creatività.

E questo è culo bello e buono. So, come studioso di Storia, che in altri tempi sarebbe stato decisamente più pericoloso.Altro colpo di culo: mi sono ritrovato in un’epoca in cui sono venuti alla realtà questi fantastici strumenti tecnologici, del tipo computer, internet, camera digitale. Ma ci pensi un attimo? Io, che sono fondamentalmente sedentario, posso da qui, da questo pensatoio atelier, entrare in contatto con un universo di persone, posso esprimermi e comunicare in una maniera che solo alcuni decenni fa era impensabile! La possibilità di condividere, progettare, creare occasioni, inventare progetti è diventata immensa.

Questo cazzo di cose fa davvero una differenza.
Una differenza oggettiva. Di strumenti a disposizione.Non c’è solo la televisione per esprimere se stessi, acquisire visibilità. Non c’è bisogno di essere Marlon Brando o Cathérine Deneuve, o il Presidente del Consiglio, o Ford, per parlare al mondo e ricevere i pensieri del mondo.

Non c’è bisogno di comparire sul New Yorl Times per esprimere il proprio punto di vista.In questa situazione, sviluppare la tua impresa personale, quella a modo tuo, quella che esprime i tuoi sogni e la tua storia, diventa possibile. Puoi occuparti nel coltivare te stesso, esercitare i tuoi talenti e metterli a profitto. Puoi inventarti un lavoro. Questo non è mai stato possibile come adesso.

Non chiedermi come conquistare il successo sulla scena del Grande Teatro. Non lo so.
Ma se mi chiedi di cosa sono diventato esperto, te lo dico subito. Nell’arte di rinnovare ogni giorno le mie energie, di ricreare l’innocenza desiderosa di vivere ogni mattina. Nell’arte di sognare e di passare ai fatti. Dell’arte di lasciar uscire fuori dalla porta tutti quegli stupidi pensieri con cui alimenti la potenza del grigiore invasivo.
Dell’arte di amare la vita appassionatamente, anche se non hai un grosso capitale su cui riposare la tua ansia.

È questo quello che dico in ogni newsletter.
Lo dico a te, ma soprattutto lo ribadisco per me.



Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Letto 12655 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39