Giovedì, 20 Luglio 2006 11:11

Riproduzione delle energie creative

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Ti sei messo per questa strada. Volevi vivere il tuo sogno. Questo è il succo del discorso. L’impresa creativa sei tu, nel momento in cui prendi questa decisione.

 

 

L’impresa creativa nasce con una decisione coraggiosa.
L’impresa creativa è sempre, oggi, sfuggire all’esistente e alle sue regole ragionevoli. Esplorare l’impossibile.
La creatività è, oggi, produrre un approccio alla vita capace di rendere possibile ciò che appartiene al sogno e che il realismo sconsiglia di primo acchito. Lo sconsiglia mostrandone l’incertezza e il rischio. Lo scoraggia sollevando il dubbio sulla ragionevolezza di lasciare il certo per l’incerto. Anche quando il certo è certezza di poco.
Spesso è per questa ragione, spesso, che è la disperazione ad alimentare il coraggio di fare il salto. O, come si dice, quando si è toccato il fondo…

Il primo passo è il più decisivo.
Cambia, per così dire, l’ecologia interiore della persona.
E questo genera una forza interiore.
Ed è la forza interiore che produce, alla fine, effetti apprezzabili sulla scena oggettiva e materiale dell’esistenza.

Ma, fatto il primo passo, ce ne sono ancora tanti, e quotidiani, nella perseveranza del viaggio, nella capacità di riprodurre, giorno per giorno, quell’ecologia interiore che sostiene il lavoro, la ricerca, la soluzione dei problemi, l’uso fresco ed entusiasta della mente, del corpo.

Camminare comporta che si stanchino le gambe e si sporchino i piedi, che si intridano di sudore i vestiti. Difficile arrivare alla sera di una giornata di cammino senza sentire stanchezza.
La riproduzione delle energie creative è un aspetto altrettanto decisivo dell’impresa creativa.

Produzione e riproduzione sono parole che vengono dalla sociologia del lavoro. Sono state usate soprattutto dalle analisi di ispirazione marxista del lavoro. L’operaio fa un lavoro di produzione in fabbrica e dovrebbe trarre dal salario le risorse per riprodurre, giorno per giorno, le energie per tornare a lavorare il giorno dopo. Un pezzo di pane per nutrirsi e un tetto sotto cui dormire sono stati per lungo tempo e per moltissime persone le uniche risorse consentite dal salario per riprodurre la sola forza fisica per lavorare.

Oggi possiamo estendere il concetto di riproduzione a una geografia molto più ampia e ricca del nutrimento necessario, che si allarga a bisogni che al proletariato di un tempo non era neanche consentito pensare.

Ma, soprattutto, bisogna rendersi conto che la ri-produzione è anch’essa un lavoro – in maniera analoga a quello della produzione. Così come il lavoro domestico (della donna, e non pagato) è stato per lungo tempo una premessa necessaria per il lavoro produttivo del maschio in fabbrica.

In questo lavoro per riprodurre la salute dell’ecologia della vita personale c’è uno spazio sempre più importante per ciò che io chiamo il lavoro dell’anima.

Anche perché noi aspiriamo a riprodurre non solo le energie da spendere nel lavoro dipendente, o nel lavoro manageriale, ma desideriamo riprodurre la capacità di dare all’intera vita una qualità migliore. Vogliamo vivere bene.

Forse non si è ancora messo bene a fuoco che la riproduzione dell’ecologia delle nostre risorse interiori comporta un lavoro. E che, anche qui, l’imprenditorialità (leader di se stessi…) comporta la presa d’iniziativa.
Infatti, l’entropia delle nostre abitudini ci fa pensare ai nostri umori, allo stato d’animo, alla gioia, alla fiducia, all’entusiasmo…, come conseguenza di eventi esterni. Capitano eventi positivi, incontriamo persone speciali, eccetera… e noi diventiamo entusiasti, gioiosi, fiduciosi, pieni di slancio.

Leader di se stessi vuol dire prendere l’iniziativa anche per quanto concerne la riproduzione della fiducia, della freschezza, della creatività, della meraviglia, dell’entusiasmo… Prendere l’iniziativa vuol dire che non dipendiamo, in queste cose, totalmente dagli eventi esterni.

Anche qui, come sul terreno esterno degli affari, delle relazioni, dei risultati, la fortuna aiuta gli audaci, gli intraprendenti.

Non ci aspettiamo più che la gioia di vivere derivi dal raggiungimento di una meta di sogno. Perseguiamo la meta di sogno, ma c’è qualcosa che desideriamo per tutti i giorni: il modo in cui perseguiamo i nostri sogni. È lo stile del nostro modo di lavorare, di camminare, di procedere.
Il nostro concetto di successo non si limita al raggiungimento di una meta, ma ingloba qualcosa di più palpabile, di più esteso, di più concreto: il nostro modo di procedere verso quella meta.

L’impresa creativa non si lascia assorbire totalmente dalla produzione (beni, servizi…), né dai ritorni monetari e di immagine (quattrini e fama), ma investe le proprie energie e il proprio lavoro anche – e sempre di più – nella riproduzione delle condizioni interiori che rendono la vita “creativa”.

Per molti di noi il successo non è soltanto raggiungere la meta, ma dare al nostro quotidiano lavoro la forma bella della qualità della vita che amiamo, che sogniamo.

Per questo la riproduzione quotidiana delle condizioni che ci permettono di affrontare il lavoro e il cammino nel modo significativo che rispecchia i nostri sogni di senso è oggetto di attenzione e cura particolare.
La gioia di vivere, la freschezza dell’approccio creativo non è solo un mezzo, ma è diventato un fine. O, almeno, parte essenziale del fine che perseguiamo.

Eugenio Guarini, è pittore e autore di una newsletter che riunisce e da voce a molte persone in cerca. Per conoscere le sue opere e ricevere le sue newsletter scrivigli: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


Letto 15641 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39
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