Giovedì, 13 Luglio 2006 17:42

Una riflessione critica

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"Come può il feng-shui rispondere ai bisogni dell'uomo e della donna moderna?"



ideo.jpgE' il quesito che mi sento porre più spesso dalle persone che incontrano per la prima volta il Feng shui e, allo stesso tempo è anche la domanda a cui mi sforzo di trovare una risposta per me stessa quando, sempre più di frequente, colgo segnali forti di distanza e contrapposizione tra la realtà odierna e gli insegnamenti tradizionali comuni a tante pratiche "olistiche".

La sensazione è che vi sia il pericolo di "fraintendimento" generale sulle premesse ideologiche che danno origine al pensiero cinese, non fosse altro che per il fatto che la trasmissione dei suoi contenuti sia avvenuta grazie alle definizioni linguistiche date, solo oralmente, agli ideogrammi che, solo dalla fine del III secolo a.C., sono stati unificati e codificati in norme grafiche comuni ad aree geografiche ben più vaste dei confini dell'attuale Cina.

Un aspetto affascinante e complesso, data la diversità sostanziale che esiste tra la linguistica occidentale e quella orientale, di cui è interessante riassumere le principali peculiarità così da poter ricavare elementi utili a rispondere al quesito iniziale.

L'originalità del principio della scrittura cinese ha avuto conseguenze di grande rilievo sia perché tale scrittura era indifferente alle trasformazioni fonetiche avvenute nel corso del tempo e alle variazioni dialettali e sia perché insensibile alle differenze di struttura linguistica essendo fondata sull'abbinamento di segni (Ideogrammi e cioè sistemi di simboli variabili e dinamici capaci di esprimere nel miglior modo possibile, per il pensiero cinese, l'ordine degli esseri e del mondo) provvisti di valori opposti e complementari che potevano essere letti e compresi in differenti fonemi tanto da consentire una continuità delle tradizioni scritte che non si riscontra in nessuna altra civiltà.

Da queste caratteristiche sorge dunque spontaneo l'interrogativo che riguarda la capacità di capire e trasmettere correttamente i significati di una disciplina di cui si sono smarriti buona parte dei testi originali e di cui, oggi, esistono pochissimi "maestri" che a loro volta non possono che utilizzare termini il cui significato è sicuramente diverso da quello usato dai loro predecessori più antichi.

In più vi è da considerare che la scoperta di reperti e documenti relativi al Feng shui risale agli anni intorno al 1950 e cioè proprio al periodo della rivoluzione di Mao che segna la caduta e la messa al bando delle tradizioni ad esso legate fino alla Cina di oggi sempre più vicina e "omologata" alla cultura occidentale e sempre più povera delle sue specificità così spesso legate alla morale e alla religione.

Il decadimento repentino e veloce dei valori che hanno sorretto per millenni una civiltà che sotto molti aspetti si è dimostrata più evoluta e precoce della nostra non può che rafforzare il sospetto che lo sforzo, se pure apprezzabile, di applicare oggi il Feng shui produca di fatto una disciplina e una pratica difformi dall'originale che potrebbe senz'altro essere denominata diversamente data la lontananza con i suoi principi.

Una scelta che avrebbe il vantaggio di favorire la diffusione di quello che oggi prende il nome di Feng shui. Un termine che, a mio avviso, trascende dal significato letterale (vento e acqua) assumendo e riassumendo i concetti che si legano più in generale alla vita e alla buona condotta.
I libri, le riviste, gli esperti hanno fino ad oggi fornito suggerimenti e applicazioni in buona parte di "decorazione" dello spazio, tralasciando spesso di sottolineare le profonde diversità tra il contesto ambientale e sociale in cui il Feng shui fonda le sue radici e quello attuale.

La gravità del momento socio-politico induce invece a fare un passo indietro e cioè a utilizzare gli insegnamenti di una disciplina così antica per orientare se stessi a meglio discriminare il proprio comportamento.

Applicare all'economia e ai ruoli aziendali l'etica del comportamento responsabile, non è altro che applicare il Feng shui.

Ridurre o eliminare il disordine materiale e psichico che ofusca e inquina i processi evolutivi e le azioni non è altro che applicare il Feng shui.

Consumare in modo consapevole e tendere all'impatto zero non è altro che applicare il Feng shui.

Aver cura di se stessi e dell'habitat attraverso le piccole azioni quotidiane non è altro che applicare il Feng shui.

Motivare positivamente le ragioni dei "sacrifici" che ci impongono maggiore austerità negli acquisti rinunciando al superfluo quando questo è dannoso alla salute e privilegiando alimenti sani e oggetti ecologici non è altro che applicare il Feng shui.

Un adattamento, più formale che sostanziale, dei rimedi equivale a coprire un bubbone con un po' di cipria. Dieci anni fa, quando nel mondo occidentale si viveva con maggiore ottimismo e profitto, si ricorreva al Feng shui per "ottenere di più", come un "di più" ..
.. e ancora oggi alla domanda "Come può il Feng shui rispondere ai bisogni dell'uomo e della donna moderni?" si rimane un po' delusi quando la risposta non sottintende a una soluzione immediata al problema.

Ma è davvero possibile credere che una soluzione personale positiva in un contesto non positivo sia efficace?

Personalmente ritengo che sì, che il Feng shui possa rispondere ai bisogni dell'uomo e della donna "moderni", ma solo se il significato di questo termine comprende concetti connessi a una maggiore sensibilità, attenzione e cura verso ciò che resterà del nostro passaggio nel mondo fisico e di quello che saremo capaci di trasmettere alle generazioni che verranno dopo di noi.
Letto 7201 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39