Lunedì, 01 Maggio 2006 00:00

La "consulenza filosofica", recupero di un'antica professione

Scritto da  ManagerZen
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“Stiamo cercando di trovare una casa ai fatti che ci succedono.
I sintomi fanno più male quando non sanno quale è il loro luogo di appartenenza.”
James Hillman


Cos’è, a cosa serve la “filosofia pratica”

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Negli ultimi anni, anche in Italia, si è fatta sempre più conoscere un'applicazione pratica della filosofia che viene definita "consulenza filosofica". Si tratta di questo: dagli ambienti filosofici, tradizionalmente confinati nei ghetti accademici e nell'insegnamento "scientifico" tipico delle Università, si sono levate voci a favore di un efficacia dell' intervento filosofico di sostegno nella pratica di vita e nella quotidianità delle persone. In altri termini, coloro che affrontano il dolore ed il disagio delle cose della vita rivolgendosi alla psicoterapia, alla religione, al consultorio, ai gruppi mente/corpo, hanno adesso una nuova opzione in alternativa o affianco a queste: chiedere una consulenza filosofica. "Chi chiede una consulenza filosofica non è "malato" è solo alla ricerca di senso" scrive Umberto Galimberti, che crede molto in questo riscatto della filosofia dall'angusto limite della sola speculazione teorica; e che prosegue affermando che, per reperire un senso ai nostri problemi ed alle nostre preoccupazioni, è necessaria prima "una chiarificazione della nostra visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire". Il compito di questa "filosofia pratica", che confina con le psicoterapie e con il counseling vero e proprio, è quello di mettere a disposizione del consultante, per il suo caso concreto, tutto il sapere filosofico del consulente. Questi acquisirebbe, pertanto, le vesti di un "mediatore del sapere" di Socrate, di Platone, di Kant, di Nietzsche, di Popper e così via. I filosofi della nostra storia della filosofia, anche contemporanea, consentirebbero in tal modo un dialogo filosofico, tra consulente e fruitore, diventando la fonte di approccio ai problemi concreti che oggi affliggono gli individui e dei quali si è preoccupata finora solo la psicologia. Come scrive Achenbach (in La filosofia come opportunità per la vita, ed.Apogeo), non è sufficiente pensare e riflettere per arrivare a filosofeggiare in modo soddisfacente ed efficace, ma è necessario anche "prendere posizione sulle proprie prese di posizione" affinché il pensare non giri in tondo su se stesso rimanendo spesso bloccato. Gli obiettivi che i due attori del dialogo filosofico vogliono raggiungere sono pertanto quelli di portare il focus dell'incontro su questa meta-riflessione (riflessione sulla riflessione) e, in conseguenza, di mantenere il consultante in stato di salute psichica facendolo lavorare intorno ad un equilibrio prima che questo possa sconfinare in una patologia. Nel qual caso, ove anche ciò fosse già verificatosi, il consulente dovrebbe indirizzare il proprio interlocutore verso un medico o uno psicologo o, comunque, uno specialista. Perché il consulente stesso sia in grado di entrare in relazione dialogica con l'altro sono necessarie, oltre ad una buona preparazione di base, motivazione, capacità di ascolto, empatia e com-passione (patire insieme) ed inoltre il saper riconoscere le proprie zone di fragilità e la consapevolezza di avere egli stesso problemi filosofici da risolvere. Gerd Achenbach e Lou Marinoff hanno fornito al "counseling filosofico" un contributo essenziale, l'uno dando tra i primi vita teorica e concretezza pratica a questa nuova professione, l'altro (in Platone è meglio del Prozac, ed. Piemme) allargando alla filosofia orientale ed in particolare alla consultazione dell'I Ching, l'antico testo cinese di saggezza, il bagaglio di conoscenze filosofiche cui il consulente dovrebbe ricorrere nel prestare il proprio sostegno a chi lo richiede. Lou Marinoff ha ben compreso che la filosofia e la saggezza orientale ci facilitano l'accesso alla nostra parte più intuitiva , all'emisfero cerebrale destro, abituati come siamo, da bravi occidentali, all'uso esclusivo della razionalità dell'altro emisfero.

Le mie esperienze di “consulenza filosofica” basata su I Ching
Quelle che seguono, nel box, sono le più significative tra le recenti problematiche prospettatemi in consulenza filosofica, cui è stata “data una casa” grazie all’impiego dell’I Ching.

Una madre soffre perché il suo unico figlio quasi diciottenne, invece di studiare, passa la giornata davanti ai videogiochi, e vorrebbe aiutarlo.
Un professionista quarantenne deve decidere che fare di un rapporto ultradecennale con una donna che lo lascia periodicamente e poi ritorna.
Una lavoratrice dipendente ha un piccolo progetto imprenditoriale autonomo ed è timorosa se fare il salto lasciando il vecchio per il nuovo.
Un sindacalista si trova sotto pressione per una serie di circostanze negative, all’interno dell’azienda nella quale lavora, e vorrebbe dimettersi dalla sua carica ma non sa se è quella la migliore soluzione.
Una moglie non realizzata, che ha una relazione extraconiugale, si sente depressa e insoddisfatta e vorrebbe scoprire la strada migliore per meglio accordarsi con le sue vere esigenze interiori.
Un impiegato deve decidere se accettare una promozione che comporta anche un trasferimento lontano dalla città nella quale vive con la sua famiglia.
Il paziente di uno psicanalista non sa ben valutare se sia finalmente giunto il momento di smettere l’analisi.
Un anziano genitore, che vive in autonomia da molti anni, si ritrova da poco a dover ospitare nella propria casa la figlia, appena separatasi dal partner, e la piccola nipotina, con conseguenti disagi nel gestire la nuova convivenza.
Il presidente di una società scopre delle irregolarità commesse da un consigliere di amministrazione e deve decidere quale sia la migliore strategia per risolvere la grana.
Una donna trentenne, impegnata da tre anni in un rapporto che le sembra essere quello giusto vorrebbe renderlo più solido con il matrimonio ma non si sente corrisposta in questa sua esigenza.
Un alto dirigente ospedaliero, che ha avviato una iniziativa valida e molto originale nel suo settore, fatica molto a sentirsi riconosciuto.
Un giovane sposo, dopo essere stato tradito da sua moglie si è trovato nell’inevitabile gioco al massacro che segue spesso questi fatti, e vorrebbe uscirne.
Una donna di mezza età vive una crisi relazionale con il marito e vuole fare di tutto per salvare il suo matrimonio.
Un direttore finanziario ha bisogno di elementi di decisione per orientare al meglio la sua azione nell’ambito di una dinamica di scontro creatagli da un suo dipendente in azienda.


Il Mito di Perseo e Medusa

Jung.jpgCarl Gustav Jung sosteneva che l’I Ching è uno strumento prezioso per avvicinarsi al problema del paziente perchè fornisce un “insight straordinario” del suo carattere. L’eminente psicologo svizzero una volta raccontò che gran parte del disagio psichico che veniva portato nel suo studio rivelava semplicemente una mancata evoluzione spirituale in quegli individui. Quando Jung aveva bisogno di maggiori elementi per comprendere il problema che gli veniva rappresentato usava consultare I Ching insieme al suo paziente allo scopo di acquisire una comprensione più ampia del problema stesso. Jung avvertiva l’importanza di una modalità indiretta per accedere alla conoscenza dell’inconscio, quale è senz’altro il sogno, innanzitutto, o la consultazione dell’I Ching, in secondo luogo. Egli sosteneva che “non possiamo guardare direttamente l’inconscio, perché esso ci assorbe” proprio come la Medusa nel mito di Perseo, la quale pietrificava tutti coloro che la guardavano direttamente in viso. L’eroe greco, non potendo guardare la Gorgone negli occhi, riuscì ugualmente a tagliarle la testa guidato lateralmente dal riflesso del suo scudo, usato come specchio. L’uso della modalità indiretta e la citazione esemplare del mito di Perseo che uccide la Medusa, vengono ripresi da Italo Calvino nelle “Lezioni americane” (Oscar Mondadori) per magnificare il valore della leggerezza di contro “alla pesantezza, all’inerzia e all’opacità del mondo”. Calvino si rivolge e ci rivolge un invito, parallelo a quello di Jung. Se vogliamo sperare di sfuggire allo sguardo pietrificante della Medusa e vogliamo salvarci dalla pesantezza e dalla pedanteria dobbiamo “cambiare” modificando il nostro approccio alle cose per guardare il mondo con un’altra logica, altri metodi di conoscenza e verifica.


La consulenza filosofica con il Libro dei Cambiamenti

quadrato.jpgEbbene la consultazione dell’I Ching, il Libro dei Cambiamenti, è una strada che ci offre, tra le altre, alcune possibilità in questo senso e cioè
- rappresenta un approccio indiretto e quindi non pietrificante rispetto alle nostre preoccupazioni;
- é uno strumento di levità, costituito com’è dalla leggerezza delle sue semplici e sagge strategie;
- può essere usato, pure, come manuale di self-help, dopo un’adeguata formazione, senza bisogno di ricorrere al sostegno di un esperto.
Rispetto alla consulenza filosofica come oggi viene praticata, quella condotta sulla base della saggezza dell’I Ching presenta anche un vantaggio supplementare: viene ridotta la mediazione psicologica ed intellettuale del consulente nei confronti del sapere evocato. Infatti durante la consultazione si stabilisce, attraverso la procedura “sincronicistica” del lancio delle monete (teoria junghiana della sincronicità), un legame diretto e molto stretto tra il “cliente” che chiede il consulto ed il Libro, dal quale è escluso il “consulente” che ne rimane però l’attento osservatore esterno. Scrive Jung, nella sua prefazione all’I Ching, che l’istante che sta attualmente sotto l’osservazione del consultante offre “una immagine del momento che contiene ogni particolare fino al più minuto assurdo dettaglio, perché l’istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti”.


Il Dalai Lama consulta l’I Ching

dalai.jpgQuindi attenzione, l’I Ching non prevede il futuro, la cui conoscenza ci sarebbe ben poco utile, ma ci aiuta a percepire e rappresentarci meglio il presente e quindi la dinamica “in fieri” di ciò che “sta divenendo”, coglie i germi in presenza dei quali ciò che poi avverrà non poteva non avvenire!
Il Dalai Lama, se deve prendere decisioni importanti, si affida tuttora alla saggezza dell’I Ching che ritiene uno strumento molto affidabile. Così fece la sera del 17 marzo 1959, quando “l’oracolo” gli segnalò un pericolo esistente di rapimento e l’opportunità di scappare da Lhasa. Il giorno dopo, infatti, era stata fissata una cerimonia con le autorità cinesi durante la quale avrebbe potuto essere arrestato. Narra il suo fotografo personale Manuel Bauer che quella sera Tenzin Gyatso, subito dopo la consultazione, “lasciò immediatamente il palazzo di Potala sotto la neve, coperto da un lungo cappotto nero, fucile in spalla, insieme ad una ventina di lealisti”, per non fare più ritorno nel suo Paese..


Andrea Biggio


Letto 13793 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39