Martedì, 20 Dicembre 2005 00:00

Internet: globalità e valore

Scritto da  ManagerZen
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di Gino Tocchetti
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Le poche e buone regole di Internet.

In questi giorni si è tenuto a Tunisi il Word Summit on the Information Society (WSIS), una conferenza mondiale voluta dall’ONU per dibattere le sfide, le opportunità e i problemi della Società delle Informazione, quella che noi viviamo tutti i giorni. Uno dei temi più delicati, a cui hanno accennato anche telegiornali e giornali nazionali, è chi debba controllare Internet. Attualmente le società che hanno un controllo profondo sull’accesso ad Internet sono l’ICANN, e alcune altre collegate, che rispondono direttamente al Ministero per il Commercio americano.

Una delle proposte più accreditate è di trasferire il controllo all’ONU stessa. Una proposta ragionevole per motivi evidenti, ma che suscita qualche perplessità vista la difficoltà e l’efficacia degli interventi di cui l’ONU ha dato prova negli anni recenti. A questo Summit, per dirla tutta, hanno partecipato circa 14000 partecipanti (erano 11000 a Ginevra, 2 anni fa) in rappresentanza di 170 nazioni, e dividendosi in circa 220 sessioni.

Non è stato ricordato abbastanza, secondo le mie informazioni, che le società che oggi amministrano l’assegnazione dei domini (la IANA, in particolare) e quindi l’accesso a Internet, sono state dirette negli anni iniziali da personaggi di formazione tecnica e mente lungimirante, che avevano contribuito all’ideazione e alla progettazione stessa di Internet così come oggi la conosciamo, e la cui integrità è sempre stata considerata fuori da ogni discussione, tanto che godevano del rispetto di tutta la comunità. Mi sembra che questo sia un punto che merita attenzione: il fatto che Internet sia oggi un luogo aperto a tutti, gratuito per lo più, e diffuso capillarmente, una concreta opportunità di interconnessione e scambio di informazione, a livello mondiale, è dovuto alle menti e alle energie di alcune (poche) persone che sono intervenute direttamente nella gestione, garantendo uno sviluppo coerente con le premesse e le promesse.

Internet, mercato, società.

La morte prematura di Jon Postel, nel 1988, ha segnato in qualche modo l’inizio di una seconda fase, in cui Internet ha potuto continuare a crescere, forse più nella direzione di strumento di business che in altre. Da grande utilizzatore e conoscitore di Internet posso testimoniare che il disegno originale non è stato stravolto, e anzi da quasi una decina d’anni, stiamo assistendo ad una progressiva ‘acquisizione’ di Internet da parte della società civile (la Società dell’Informazione).

Si potrebbe obiettare che la facilità con sui si può fare spamming (spedendo milioni di mail a contenuto commerciale ad utenti sostanzialmente indifesi e sempre più seccati), o che certi atteggiamenti verso il mondo hacker (l’insieme di tutti coloro che si cimentano nello scoprire i segreti di internet per sfida personale o, peggio, per utilizzarli a proprio illegittimo vantaggio), o l’inerzia verso le frodi sempre più frequenti, potrebbero essere un modo, non sempre legittimo e trasparente, per creare nuovi mercati di software e servizi.

Non mi pare però che si possa discutere il grande valore che deriva in termini di conoscenze e opportunità dal poter comunicare con il mondo, in modo semplice, libero e gratuito, anche se tollerando qualche inconveniente, come oggi è effettivamente possibile.

Da qualche anno è andato aumentando l’utilizzo di Internet con scopi di evidente rilevanza sociale. Si sono moltiplicati i ‘siti personali’ (cosiddetti blog: si calcola ce ne siano oggi decine di milioni, decine di migliaia di nuovi ogni giorno), e questo ha permesso lo sviluppo dei cosiddetti ‘social networks’: grazie a Internet, le persone si aggregano più di prima (e senza limiti di luogo e tempo) con l’obiettivo di condividere interessi, esperienze, notizie. Molti esibiscono la propria personalità nei modi che solo la creatività può limitare, e ricevono quindi una risposta dal ‘loro’ pubblico. E si formano circuiti di professionisti che si sostengono e si promuovono mutuamente nel lavoro, siano essi free-lance o impiegati temporaneamente in qualche azienda.

Qualcuno ha detto ‘l’uomo è un animale sociale’ (Seneca): Internet oggi può servire ad esprimere ancor più questa natura profonda, niente meno.

Fare rete, essere rete.

Tutto questo ha un grande impatto positivo ma rappresenta anche una grande pressione su alcune dinamiche sociali a cui siamo abituati. Il mondo del giornalismo sta facendo i conti con le notizie che corrono veloci di bocca in bocca (di click in click), ma anche la comunicazione politica deve confrontarsi con cittadini che discutono e verificano, e la comunicazione commerciale e pubblicitaria deve cambiare linguaggio e cercare più consenso. Nascono servizi rivoluzionari: telefonare, utilizzare il software, ascoltare la musica (e presto vedere film e televisione), consultare i libri e le pubblicazioni, scientifiche e letterarie, recenti e passate, sono possibili oggi in modi che ieri non si immaginava nemmeno. La ricerca e l’innovazione non sono più possibili senza Internet. La potenza di queste trasformazioni può essere solo sottostimata.

La questione del controllo di Internet diventa quindi un tema caldissimo, e in molti cercano non tanto di conquistare un centro di comando (che essendo una rete non ne avrà mai uno), ma di prevenire la perdita di qualche controllo, qualunque esso sia, oggi mantenuto ancora con fatica.

Basta ricordare a questo proposito, che in Cina i contenuti delle pagine in internet sono censurati (e le stesse aziende americane che forniscono gli strumenti di ricerca a livello mondiale sono state costrette a realizzare versioni modificate per il mercato cinese). In alcuni paesi si può finire in prigione per quello che si scrive sul proprio sito personale, e comunque si assiste talvolta a sequestri di attrezzature piuttosto sbrigativi. Allo stesso Summit di Tunisi è stato chiesto da alcuni delegati di consentire ai singoli governi di essere autonomi nella gestione di Internet entro i confini nazionali, con la prospettiva di frammentare e quindi distruggere Internet stessa.

Anche le case editrici, i grandi produttori di software e molte società di servizio stanno cercando di opporre qualche resistenza, e comunque si arrovellano nel cercare di capire come adeguarsi, dato che i più grandi successi sono ottenuti proprio da coloro che riescono ad interpretare bene le nuove opportunità.

La questione non è semplice. Per altri versi bisogna ricordare che ci sono anche le organizzazioni terroristiche, i traffici illeciti di qualunque genere, le violazioni della privacy, le contraffazioni di prodotti e servizi, le truffe: tutte attività deprecabili, che possono prosperare anche grazie alla natura stessa di Internet, aperta pervasiva ed efficace. Uno strumento potente, lo è sempre, sia nel bene che nel male.

Dunque, chi debba essere chi controlla Internet, a livello mondiale, è una questione veramente critica: probabilmente una delle più importanti della nostra storia moderna.

Viene da chiedersi se la soluzione possa esaurirsi nella partecipazione di tutti i rappresentanti attorno ad un tavolo grande a sufficienza, dove vengono regolamentati tutti gli aspetti rilevanti, con migliaia di norme e attraverso un organico di decine di migliaia di persone, che si riuniscono e discutono per milioni di ore.

Ripensando all’Internet delle origini, e considerando il nostro mondo attuale, così multiculturale e così connesso, e quindi così complesso, viene da augurarsi il recupero di un sistema di valori comuni, fondanti, e il più ampio consenso possibile nei confronti di chi dimostrasse di saperli interpretare con integrità. Questa sembra essere una pregiudiziale indispensabile anche per convocare una gigantesca riunione planetaria permanente, in cui sia doverosamente assicurata partecipazione e diritto di parola a tutti.


Gino Tocchetti si è occupato di knowledge management in aziende di medio-grandi dimensioni per più di 15 anni, intervenendo sugli aspetti organizzativi e tecnologici. Da tre anni è focalizzato su un KM secondo il punto di vista del 'professionista', e nella prospettiva di ecosistema, in cui alla priorita’ della gestione della conoscenza sopravviene quella dell’utilizzo e della creazione continua. E’ titolare di una societa’ di consulenza e servizi, attiva anche nelle aree innovative delle reti sociali e delle nuove forme di comunicazione on-line.
Letto 14898 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39