Mercoledì, 12 Ottobre 2005 00:00

Certo per l'incerto, incerto per il certo

Scritto da  ManagerZen
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Facciamo fatica ad ammetterlo. Non riusciamo a mandare giù il boccone. E' troppo grosso anche per noi epigoni degli yuppies boriosi degli anni novanta.

E' indigesto per le schiere di imprenditori e impiegati viziati dall'onda di benessere senza fine degli ultimi cinquant'anni.
E' spaventosamente disorientante per le file di studenti tirati su da un sistema educativo buono per le barricate, per le vendite di bignami e per sfornare disimpegno professionale e civile.
E' velenoso per i genitori che non hanno la capacità di dare consigli che reggano la velocità dei tempi e per il sistema economico che appena preparata una strategia di vendita la vede tramontare per sopravvenuta vaccinazione dei consumatori o per i loro cambiamenti reddituali o di gusto.
Si chiama incertezza.
E ha una compagna inseparabile.
Si chiama paura.
Ed ammettere che tutto è cambiato e, ancora peggio, che tutto sta ancora cambiando non è per nulla tranquillizzante.
Chi ci da certezze?
A chi fare riferimento?
Istituzioni?
Volatili come la costituzione europea o l'esplosione in un metrò?
Religioni?
Sottoposte al vaglio continuo della nostra moderna ed evoluta coscienza che nulla accetta che non sia soggettivo?
Aziende?
Fino alla prossima rilocalizzazione o ristrutturazione?
Politici?
Impossibilitati a distinguersi gli uno dagli altri per la disintegrazione delle idelogie?
Amici e colleghi?
Naufraghi anche loro nel nuovo mare delle bande larghe?
La famiglia?
Alle prese con la più grande crisi trasformativa in cui sia incappata dalla sua nascita?
Devo ammettere che se cercassi dei picchetti già piantati avrei qualche difficoltà ad identificarli.
La paura è solo la logica conseguenza dello stato di cose.
Paura di perdere cose e status, paura di non potere migliorare la propria situazione.

Vorrei tralasciare la possibilità affrontare il problema riconsiderando il proprio livello di benessere , soprattutto con riferimento alla sovrastruttura di beni materiali di cui ci siamo dotati e che consideriamo indispensabili per sentirci felici.

Questo tema merita un'analisi approfondita e compiuta da saggi molto più saggi e degni di me.

A me basta scrivere delle fondamenta di questa paura paralizzante che sta generando un insopportabile piagnisteo a tutti i livelli.

La paura è una brutta bestia.
Da secoli viene usata per guidare popoli, organizzazioni e singoli ad accettare acriticamente decisioni, svolte, repressioni.
Da sempre, quando la paura prende il posto della fiducia, si assiste ad una recessione culturale, umana ed economica.
La paura si basa o sulla ignoranza più o meno consapevole di uno stato di cose oppure sulla incapacità di comprendere la complessità di un fenomeno, di una situazione.
In questi casi l'incertezza raggiunge il suo apice e quando, come nel nostro caso, questa metta minimamente a repentaglio uno stato di cose acquisito e che ritenevamo, a torto, immutevole ecco esplodere il panico.
Posso solo augurarmi ed augurare che tutti questi anni di benessere non ci abbiamo riempito anche il cervello di grassi polinsaturi e spot televisivi.
La paura mortifica e avvilisce, ma è un'illusione.
La paura è un'ombra cinese che noi stessi proiettiamo.
Nasce da una pregiudiziale.
Quella di non essere più capaci di affrontare sfide, cambi di marcia, capriole e tuffi.
La paura muore con le decisioni.
La paura muore con la conoscenza, l'impegno e l'approfondimento.
La paura muore con l'azione.
La paura muore quando si accetta che nulla ci è garantito per natura.

Allora "cambiamo gioco, tutti in avanti".
Come diceva il prete giovane alle interminabili partite di calcio del dopo dottrina quando ero ragazzo.
L'incertezza è un dato di fatto non una variabile.
E' data. Non cesserà, era solo assopita.
E' tornata con mille buchi ma anche con mille vette.
Caderci dentro o scalarle non è affar suo ma nostro. Solo nostro.
E dovremmo tenere a mente quello che diceva Esteè Lauder "i libri e la scuola fanno sembrare che tutto sia fisso e stabilito. Se fai questo ottieni questo. Beh, le cose non stanno così".
Namastè.

di Sebastiano Zanolli
www.unasoluzioneintelligente.it
Letto 12575 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39