Venerdì, 19 Maggio 2006 15:12

Manager: stratagemmi e strategie In evidenza

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di Andrea Biggio

La scoperta recente dei 36 stratagemmi, Azione e Trasform-azione, L'Yi Jing e le strategie del calendario



La scoperta recente dei 36 stratagemmi

Nel 1939, in uno di quei vecchi e tipici mercati cinesi, un alto ufficiale dell’esercito cinese acquista un libro di ricette d’immortalità. Quando ne termina la lettura scopre in appendice, con sua grande meraviglia, un brevissimo trattato strategico risalente probabilmente alla dinastia dei Ming (1366-1610). Si chiama “I 36 stratagemmi” ed è costituito da una serie di massime strategiche tipicamente militari che ben si applicano pure alle arti marziali, al gioco del Go, alle tecniche di vendita, al management, alla politica, etc. Il breve ma compendioso manualetto è tratto, in buona parte, dall’Yi Jing (I Ching – Il Libro dei Mutamenti), l’antico classico cinese e, nell’intenzione dei suoi estensori e di coloro che oggi lo studiano, dovrebbe permettere di affrontare le situazioni conflittuali e le battaglie di ogni tipo nello scopo di “battere l’avversario”. Dall’antico testo del Libro dei Cambiamenti, e dalla filosofia e pratica di vita che ne sono nate, è tratto pure il Sun Zi meglio conosciuto come “L’arte della guerra”, piccolo libello oggi sempre più venerato, e saccheggiato non sempre a proposito, dalle scuole di management e di marketing.
Per comprendere bene la filosofia dei 36 stratagemmi e non usarli quindi come meri strumenti e consigli tecnico-pratici sarebbe necessario un approfondimento del Libro dei Mutamenti (I Ching). Ciò allo scopo di inserirli nel loro contesto storico-filosofico ed applicarli nei frangenti della vita di relazione in cui ci sembrano più utilizzabili. I rapporti referenziali tra la fonte primordiale dell’Yi Jing e gli epigoni “strategico-marziali” sono notevoli e riguardano più particolarmente la differenza che rispettivamente esiste tra trasform-azione ed azione, tra strategie e stratagemmi. Infatti, i “36 Stratagemmi” e “L’Arte della Guerra” propongono un vasto quadro di stratagemmi, mentre l’Yi Jing propone delle strategie. I primi due manuali sono nati per essere usati maggiormente in situazioni c.d. conflittuali, l’Yi Jing invece è un libro strategico che viene usato per accordarsi in modo efficace al momento, ma capace anche di legare il momento ad un contesto di “lifelong learning”. La situazione presa in considerazione dal Libro dei Mutamenti può essere anche di non conflitto con l’altro da sé, quindi una situazione di fatto che può anche vederci in guerra con noi stessi e con le direzioni che la nostra vita vuol prendere, per il cui discernimento necessitiamo di un orientamento che ci corrisponda, che sia in armonia – in maniera ecologica - con il nostro divenire personale, con il Dao (Tao).
I due manuali sugli stratagemmi ci forniscono uno strumentario di tattiche e comportamenti specifici già predisposti in modo oggettivo ed esteriore rispetto al nostro modo di essere e che sicuramente possono essere utilizzati quando ci troviamo di fronte a situazioni improvvise o di emergenza; si tratta di due compendi molto particolareggiati di strumenti tra i quali lo stratega accorto può scegliere, di volta in volta, quello che secondo lui si addice meglio alla situazione. Con l’Yi Jing si compie un’operazione diversa per scegliere la strategia da applicare al momento: si interroga il Libro con i bastoncini o le monete ed è il testo che indica allo stratega qual è la direzione che più si accorda con il Tao del momento e con il suo Tao personale. Inoltre l’uso dell’Yi Jing fa qualcosa di molto valido nel lungo periodo, perché ci disvela strumenti strategici che appartengono già al nostro percorso interiore, strumenti (anche inconsci) che purtroppo, per ragioni emotive o altre, non sempre sappiamo ben vedere con coscienza e consapevolezza. Infatti, nella situazione di crisi spesso è qualcos’altro, diverso da quello che vediamo, ciò che è più adatto per noi. Gli stratagemmi, usati senza la conoscenza dell’Yi Jing, possono portarci a credere che il “nemico” sia sempre fuori di noi, mentre è importante scoprire, certe volte dolorosamente, che spesso il nemico è dentro di noi ed è con quello che ci dobbiamo misurare e che, con quello, sovente non è facile adottare nemmeno i più efficaci degli auto-stratagemmi.
Se andiamo al significato delle parole stratagemma e strategia scopriamo che lo stratagemma è una “mossa astuta per trarre in inganno l’avversario” quindi consiste in “una o più azioni episodiche” poste in atto per avere la meglio su un “nemico” esterno. Nei due manuali dei “36 Stratagemmi” e “Sun Zi” le mosse astute sono elencate, codificate e spiegate molto bene. Prendere o lasciare! Ma è davvero difficile alcune volte scegliere quale di queste si confà meglio al momento che noi stessi attraversiamo, alla “guerra” che dobbiamo affrontare, alla linea da adottare nella prossima battaglia o con il prossimo nemico.
Sarebbe bene dunque studiare gli stratagemmi ed il loro contesto creativo per servircene nei momenti opportuni e coltivare le strategie per affinare il nostro percorso ed affrontare il “cambiamento” e il divenire continuo nel quale vive tutta la realtà.



Azione e Trasform-azione
Cercare di comprendere cosa sono stratagemma e strategia ci porta, anche, sul terreno molto più ampio e dibattuto della distinzione tra “azione” e “trasform-azione”. La strategia, diversamente dagli stratagemmi, non si risolve in una singola azione ma ha a che fare con l’ordinare, sviluppare e impiegare le energie attualmente o potenzialmente a nostra disposizione in un’organizzazione che non sia episodica, che non si risolva in una singola azione da intraprendere. La strategia è dunque il frutto di un processo, di una trasform-azione non episodica ma consapevolmente coltivata nel medio-lungo periodo.
Lo studio e la pratica di consultazione dell’Yi Jing aiuta moltissimo questo processo, ce lo fa vedere in rapporto a quello che siamo e ai nostri obiettivi, sia quelli realizzabili che quelli non realizzabili. Non dobbiamo illuderci, infatti, che tutti possano raggiungere tuttiYi Jing ci presenta solo quelle strategie personali che meglio si attagliano alla nostra peculiare direzione, arrivando fino a suggerirci la “ritirata” per certe situazioni. L’Yi Jing ci aiuta a comprendere la limitatezza dell’azione, che pure è necessaria, e la grandezza della trasform-azione, a dare efficacia alla nostra condotta e a trovare il momento opportuno (kairos), senza forzare, per raggiungere gli effetti voluti e, soprattutto, la loro conservazione (last but not least!).
Come ci spiega finemente François Jullien, nel suo “Trattato dell’efficacia” (Einaudi 1998), dietro la singola azione c’è un’idea teorica di un modello o uno schema preformati (una forma a priori): il mondo esterno deve essere piegato e forgiato fino a combaciare con il modello voluto e, pertanto, nell’azione possono interferire riguardo al fine da raggiungere il fato, il caso, la fortuna; nella trasform-azione, invece, mancano schemi teorici cui ispirarsi e pregiudizi, ma ci si lascia condurre dal fluire degli eventi e la strategia è quella di non imporre il proprio piano (di battaglia) ma nello sfruttare il c.d. “potenziale di situazione”. In questo modo, secondo il filosofo e sinologo francese, l’efficacia della nostra condotta, che nel caso dell’azione è legata alla adeguatezza dei mezzi in rapporto al fine da raggiungere, nella trasform-azione deriva dal corretto sfruttamento della situazione e del potenziale che vi è già insito! Dunque, se si vuol tentare una conclusione, è bene riflettere sul fatto che per accordarci alla situazione difficile “su cui vogliamo lumi” (al Tao) dobbiamo prenderla in considerazione in modo olistico, non solo considerando l’avversario ma anche noi stessi, noi ed il nostro Mr Hide, come ho scritto in http://www.managerzen.it/articoli/articolo120.htm. Dobbiamo cioè riuscire a scoprire una serie di variabili, di cui siamo parte integrante con la nostra storia personale ed il nostro carattere, troppo estese per essere sempre efficacemente padroneggiate da una tecnica la quale, quindi, può aiutarci e rivelarsi vincente in tante occasioni ma che, da sola, non ci supporta nel processo del Cambiamento e nel trovare quindi uno stile di vita e manageriale più adatto nel “lifelong learning”. Gli antichi cinesi ci hanno per fortuna lasciato anche l’Yi Jing, I Ching - Il Libro dei Mutamenti, che è la fonte primaria di trattazione delle strategie soggettivamente possibili e che non è un testo vero e proprio ma una struttura, come l’abaco, come una bussola (non a caso inventata proprio da quel popolo), che consente attraverso un numero limitato di figure (gli esagrammi) di descrivere magnificamente, come amava ripetere Fellini, l’infinita avventura umana (vedi http://www.managerzen.it/articoli/articolo114.htm). Un’ultima notazione. L’Yi Jing non ci dà consigli (giustamente Umberto Galimberti ci mette in guardia dai consigli così: “non chiedere mai consigli mentre stai scoprendo il mondo altrimenti non è più il tuo mondo ma quello di chi ti ha consigliato”) non predice l’avvenire (non è infatti un oracolo divinatorio come ho scritto in http://www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1514), fa molto di più, ci consente di accordarci in modo efficace al nostro Dao/Tao (Daimon, Destino, Carattere, Via). Per saperne di più sulle modalità di accesso al moderno strumento della “Consulenza filosofica”, che il Libro dei Cambiamenti fornisce a chi lo consulta direttamente o tramite un consulente, vedere: http://www.managerzen.it/articoli/articolo138.htm




L'Yi Jing e le strategie del calendario
Tra le tante strategie prese in esame dal Libro dei Cambiamenti ci sono quelle rappresentate dai c.d. esagrammi del calendario.
Fanno parte, di questa serie di dodici esagrammi, quelli nei quali la proporzione e la complementarità tra i due movimenti yin/yang (linea spezzata/linea intera), esistente in modo variabile all’interno di ogni figura, è associata al mutamento del rapporto polare tra luce ed ombra, così come cambia nel corso dell’anno. I dodici esagrammi del calendario rappresentano simbolicamente strategie archetipiche da assumere secondo il momento dell’anno per accordare cosmicamente, tra loro, la stagione interiore e quella esteriore, che non sempre coincidono.
Per esempio. In qualsiasi momento della nostra vita, in ogni luogo, noi possiamo avvertire, dentro noi stessi, lo stato d’animo e le risorse di rinascita della primavera, anche se fuori è inverno e la natura è ripiegata su se stessa. Viceversa, nel pieno sole di luglio possiamo sentire il peso e la chiusura più cupa della notte fonda, che ottenebra ogni luce. Ebbene, metaforicamente, l’Yi Jing consultato in modo opportuno ci permette appunto di mettere in sintonia quello che succede fuori di noi, le situazioni di crisi e preoccupazione che ci affliggono, con la stagione che interiormente più si accorda in quel preciso momento con il nostro percorso di vita, con il nostro Tao. Se vogliamo agire con forza e lo consultiamo per verificare se ciò si accorda con il nostro percorso, ci può ricordare anche che in quel momento conviene essere riparati e nascosti per far crescere dentro ciò che è ancora in germe, in attesa di poterlo far poi dispiegare in un’ azione luminosa solo successivamente, nel momento in cui la stagione interiore sarà cambiata. L’Yi Jing in questa prospettiva ci aiuta a mettere in sintonia il “nostro” microcosmo di esseri umani con il macrocosmo, con l’universo, con la natura, con il corpo e, nello spazio-tempo, con i ritmi delle stagioni, del giorno/notte, delle età e delle evenienze della vita. Il detto alchemico “come in alto, così in basso” spiega bene questo fenomeno, per il quale nell’Universo, sopra e sotto, in cielo e in terra, nel macrocosmo come nel microcosmo, a ogni livello di manifestazione, regnano le medesime leggi.
Anche il manager moderno può trovare grande giovamento nella consultazione dell’antico testo del cambiamento, per gestire quest’ultimo al meglio a partire dalle sue proprie potenzialità, spesso nascoste. Le situazioni per le quali consultarlo (esemplificate nell’articolo sopra citato “Dr Leader e Mr Hide”) sono tutte quelle di dubbio, di impasse, di scelta, di crisi, riguardo a se stessi, ad altri e a situazioni di fatto createsi nel proprio mondo lavorativo. La pratica dell’Yi Jing aiuta il manager ad inserirsi in modo armonico in un quadro più vasto il cui disegno complessivo può sfuggire allo sguardo anche attento del singolo. Le cronache economiche e giudiziarie sono piene di manager di tutti i tipi le cui ascese, poco rispettose di una più vasta dimensione armonica in cui chi ha responsabilità manageriali ha il dovere di inserirsi, sono state bilanciate da discese rapidissime aventi il compito di ripristinare l’armonia turbata.

 

Andrea Biggio
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Letto 17941 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39