Martedì, 26 Settembre 2006 11:13

La Rivoluzione Ecologica è iniziata. E adesso che si fa? In evidenza

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Buone notizie dal Pianeta Terra, di Jacopo Fo.
Il greggio veleggia verso i 100 dollari al barile. L'economia del petrolio volge al termine. Le grandi multinazionali stanno investendo somme enormi nelle energie rinnovabili...


Abbiamo vinto!!! La Rivoluzione Ecologica è iniziata.

E adesso che si fa?



Buone notizie dal Pianeta Terra

di Jacopo Fo
(tratto da Cacao - il quotidiano delle Buone Notizie)

Il greggio veleggia verso i 100 dollari al barile. L'economia del petrolio volge al termine. Le grandi multinazionali stanno investendo somme enormi nelle energie rinnovabili. Da sola la Spagna ha deciso di installare nei prossimi anni più pannelli fotovoltaici di quanti ce ne siano oggi in tutto il mondo. Come ho scritto recentemente lo scontro economico tra Usa, Europa, India e Cina si giocherà sul risparmio energetico e l'energia alternativa. Gli Usa sono convinti di potersi convertire più velocemente degli altri, le 7 sorelle e le grandi banche sono diventate la truppa di sfondamento del mercato.
In Italia, Beghelli regala lampadine ad alto risparmio.

Sarà un'esplosone economica ben più grande di quella di computer e cellulari. Un pc costa qualche migliaio di euro al massimo. Per isolare il tetto di un condominio e trasformarlo in un impianto solare ci vogliono centinaia di migliaia di euro ed è l'affare più sicuro e redditizio che si possa fare con il petrolio alle stelle.
Ok, è iniziata una nuova epoca. E adesso?
Certamente non ha più senso sbattersi per i pannelli solari dopo che è scesa in campo la Shell. Continueremo a lavorare in questo settore ma non sarà tra le nostre priorità.
Che faremo?
Spiegare il nostro programma per i prossimi due quinquenni (scusate la parola "quinquennio" ma da piccoli eravamo leninisti) prevede di raccontare che cosa, secondo il nostro modesto parere, succederà nel prossimo ciclo storico.
La prima domanda è: cosa ci sarà dopo le tre rivoluzioni tecnologiche? (computer, telefonia e eco-tecnologie).


Per rispondere a questa domanda bisogna osservare alcuni macro problemi che elencherò in sintesi:

1) Aumento della conflittualità mondiale. La politica belligerante di Bush sta progressivamente aumentando l'instabilità mondiale con costi umani insostenibili e danni economici immensi anche alle economie occidentali. La minaccia terroristica poi crea una situazione di grande agitazione e ansia in tutti i paesi.
2) Aumento della criminalità e visibile incapacità del sistema di porre un limite al disagio sociale. Inquinamento crescente dell'economia legale infiltrata dal denaro delle mafie.
3) Aumento del disagio psichico, consumo di psicofarmaci, alcool e droghe. Aumento della devianza e dell'emarginazione,
4) Aumento della povertà e della distanza tra ricchi e poveri e delle conseguenti tensioni sociali.
5) Visto che siamo in una fase di drastico riflusso del Movimento questa tensione sociale non troverà sbocchi costruttivi. Fenomeni di teppismo di massa come gli incendi di auto a Parigi e Roma cresceranno a dismisura.
6) Grave instabilità dei mercati che è un modus operandi dell'oligarchia finanziaria dominante legata a Bush. Chi si arricchisce manipolando i mercati e sfruttando informazioni riservate per speculare ha tutto l'interesse ad avere un mercato con forti sbalzi (vedi sul blog l'articolo "Le Orde del Caos" http://www.jacopofo.com/?q=node/879)


L'insieme di questi fattori creerà una domanda sempre crescente di ricomposizione dei conflitti.
Un segno di quanto sta iniziando a succedere è l'aumento vertiginoso delle persone che praticano il boicottaggio delle multinazionali del dolore, consumano prodotti etici e solidali, scelgono fondi di investimento e banche etiche. Si tratta di un movimento che coinvolge non solo i no global e i cristiani progressisti ma addirittura ampi settori della destra cristiana e musulmana che rifiutano di dare i loro soldi ai mercanti di armi, alcool, tabacco eccetera e che chiedono garanzie sul non uso di manodopera minorile e sulle condizioni di lavoro dei dipendenti.
Questa novità ha spinto molte grandi multinazionali a certificarsi dal punto di vista etico e ecologico seguendo aziende pubbliche come Volkswagen sulla via di una riconversione morale. Il documentario Corporation spiega bene questa situazione.
In realtà le multinazionali avrebbero tutto l'interesse, in termini economici a diventare più umane. Corporation racconta la storia dell'azienda leader mondiale nel settore moquette. La sua conversione etica e ecologica (certificazione di tutti i prodotti usati dall'origine alla consegna) ha fatto impennare i profitti grazie anche a una totale razionalizzazione del rapporto con i clienti. Li si considera un patrimonio e non più polli da spennare.
Ad esempio le moquettes vengono fabbricate in modo che quando alcune parti si usurano sia possibile sostituire solo quelle. E l'azienda ritira le vecchie moquette e le ricicla.
Non si tratta di una scelta più cara. E' solo una scelta più complessa. Le multinazionali sono malvagie non perché convenga ma perché è più facile.
Il problema dell'Umanità è stato, fino ad ora, il fatto indiscutibile che si facevano più soldi fregando la gente che vendendo prodotti di qualità.
Infatti potevi infinocchiare milioni di consumatori per anni senza che nessuno se ne accorgesse. La cultura alternativa degli anni settanta ha diffuso gli strumenti per giudicare le merci. Internet ha fornito lo strumento per comunicare i giudizi.
 

Oggi sono milioni i consumatori che prima di comprare un cellulare vanno su ciao.com (o un sito analogo) a leggere i commenti a quel prodotto scritti da migliaia di altri consumatori (i quali oltre che giudicare i prodotti possono dare un voto ai recensori). E le aziende iniziano a tenere conto di questi giudizi.
Così come iniziano a capire che i consumatori chiedono non solo qualità del prodotto ma anche "affidabilità" dell'azienda. L'immagine di una multinazionale è un elemento molto più complesso di 20 anni fa. Qualcuno alla Nike e altrove sta iniziando a fare i conti sui milioni persi (di quotazione in borsa e fatturato) a causa dello sfruttamento del lavoro minorile. Se sapessero fare le sottrazioni scoprirebbero che quel che hanno risparmiato tirando il collo ai lavoratori lo hanno perduto altrove. Non conviene. Siamo nell'era della complessità. Per questo migliaia di aziende stanno dandosi da fare per ottenere certificazioni molto onerose sul loro impatto ambientale e sociale.
La mia idea in sintesi è questa: le merci sono cambiate. O meglio è cambiata la domanda di merci.
Meglio ancora potremmo dire che una quota rilevante dei consumatori oggi vuole comprare "un'immagine di qualità totale".
Sono decenni che prodotti uguali si contendono il mercato a colpi di immagine.
Ma oggi questa immagine si è saldata al concetto di vera Qualità Totale.
Il processo si sta ribaltando sul mondo della politica e sulle forme dell'impegno sociale.
Ho incontrato Bicciato, assessore all'ambiente del comune di Padova e mi ha raccontato quel che stanno combinando.
Padova sta sperimentando un approccio diverso alla complessità che si pone un obiettivo ambizioso: mettere d'accordo le persone ragionevoli. Di fronte alla complessità della ristrutturazione ecologica di una città, alla gestione dell'emergenza microcriminalità o ai problemi dello sviluppo della città si può trovare una mediazione che porti al vantaggio comune?
Si tratta di questioni complesse (appunto). La politica tradizionalmente si è limitata a regolamentare (nel migliore dei casi) le emergenze.
A Padova stanno tentando di immaginare linee di sviluppo che mettano d'accordo gli abitanti di un quartiere con le esigenze di casa e permessi per gli extracomunitari che vogliono lavorare, le aziende che hanno bisogno di assumere, le capacità di autoimpresa eccetera.
 

Bicciato mi ha raccontato di un esperimento che sta portando avanti per arrivare a soddisfare tutte le esigenze legittime delle diverse componenti della città (cittadini, imprenditori, associazioni) ottenendo contemporaneamente più qualità ecologica e sociale. Ovviamente si tratta di una sfida titanica. Ma qui ci interessa osservare che il solo pensare in questi termini è una rivoluzione mentale formidabile: la politica non come mediatore del presente ma come capacità di immaginare scenari evoluti che superino le contraddizioni apparenti aderendo veramente alla complessità del reale. Così la complessità diventa una risorsa.
Mi sono entusiasmato per la visione di Bicciato perché stavo riflettendo su un modello analogo improntato sullo sviluppo commerciale della rivoluzione ecologica.
Computer e cellulari fanno fare affari in modo semplice. Una volta che hai comprato il pc hai fatto.
Ma anche questo settore ha creato grandi utili a partire da ambiti commerciali apparentemente secondari. E guarda caso riguardavano proprio l'unico settore dominato dalla complessità, cioè quello dei software. Bill Gates è diventato l'uomo più ricco del mondo vendendo sistemi operativi. Google ha fatto fortuna organizzando informazioni, E-Bay organizzando aste.
Questi sono i modelli oggi sperimentati di business complessi.
Ma il mercato delle eco-tecnologie è tutto complesso, non esiste una parte semplice.
Il nostro successo a Padova nella ristrutturazione del sistema energetico è dipeso dalla capacità di offrire un unico referente per decine di problemi nel team di Maurizio Fauri al quale abbiamo aggiunto la capacità di comunicazione di Alcatraz.
 

Questa era la differenza sostanziale rispetto a decine di altre aziende che proponevano la soluzione a un solo problema tecnico.
Ma con questo assetto commerciale avanzato non abbiamo neppure scalfito la montagna della complessità di questo settore.
Da tempo insieme a un gruppo di squinternati cerchiamo di spiegare ad alcuni imprenditori la potenzialità di un approccio veramente globale.
La proposta al cliente (privato o pubblico che sia) potrebbe essere globale.
I margini enormi di risparmio permettono di inserire nel prodotto il pagamento dilazionato dell'investimento in sincronia con l'ammontare del risparmio effettivamente ottenuto. Un investimento che si ripaga da solo. Anzi potresti offrire un incentivo iniziale in contanti.
 

E' il modello che Beghelli ha capito per i fatti suoi. Regala lampadine ecologiche, incassa i certificati bianchi e verdi (una sorta di compensazione monetaria per chi inquina di meno, stabilita negli accordi di Kyoto) e si fa dei clienti ai quali proporrà quel che vuole... Io proporrei un contratto di fornitura elettrica proveniente da fonti rinnovabili che grazie ai certificati verdi e bianchi, costa meno. Ma potrei proporre anche pannelli isolanti da mettere dietro i caloriferi, filtri per rendere gradevole il sapore dell'acqua del rubinetto, contratti di telefonia, consulenze assicurative, fondi di investimento ecologico...
Il modello con il quale il capitalismo non speculativo sta rispondendo alla sfida della complessità è quello di conquistare con l'onestà, l'efficienza e la trasparenza clienti e di far fronte alla maggior quantità possibile di loro domande di prodotti e servizi.
 

Ritornando alle tecnologie ecologiche immagino un'azienda che intervenga garantendo un intervento globale chiavi in mano, con tanto di proposta di garanzie blindate e finanziamento calibrato sul risparmio ottenuto, premio iniziale e ventaglio più largo possibile di forniture connesse. Dalla ristrutturazione del servizio di mensa dell'azienda, alla sostituzione del parco macchine, alla condivisione di alcuni servizi con altre aziende che aderiscono allo stesso progetto di qualità totale. Trovare forme sinergiche per offrire servizi aggiuntivi ai clienti. Ad esempio metterli in contatto creando una comunità web. Ovviamente anche modificare la qualità della vita dei dipendenti sarebbe un modo per aumentare la qualità totale dei prodotti. Razionalizzando si possono migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni. E si può lavorare alla vivacizzazione dei rapporti interpersonali tra i dipendenti che porti a forme di incentivazione della cooperazione (costruzione di case in cooperativa, gruppi di acquisto, consociazione nell'acquisto di servizi bancari e assicurativi, telefonia ecc...)
Immagino un pool di valenti ingegneri, architetti, psicologi, specialisti dell'organizzazione aziendale, bayer, commercialisti, consulenti di immagine, pubblicitari, banche e finanziatori che si consociano per proporre un prodotto potenzialmente totale.
 

Non è facile. Anzi difficilissimo. E' la sfida della complessità.
Ma su questo terreno i più bravi sono quelli che si sono fatti le ossa in questi decenni di Movimento.
Una volta tanto partiamo avvantaggiati.
Ovviamente una simile visione comporta di ripensare anche alle forme di associazione praticate dal Movimento.
Questo momento di riflusso sarà superato solo quando un numero sufficiente di politici capirà la necessità di diventare progettisti di eventi complessi invece che semplice megafono di parole d'ordine elementari (pace, lavoro, più soldi).
 


Toccherà non solo dire cosa vogliamo ma anche come arrivarci e toccherà che le associazioni diventino capaci di entrare nel processo di risposta globale.
Che proposte di consumo diverso fanno le associazioni ecologiche ai loro iscritti?
Aderire al processo di rinnovamento della società con il peso del proprio potere di acquisto e di opinione richiederà una capacità di riflessione enormemente più grande che del marciare in corteo.
Credo di aver detto l'indispensabile.
Questo è quel che vedo per i prossimi dieci anni.
Se non ci sono novità non tornerò sull'argomento.
Tocca dedicarsi anima e corpo a sognare come sarà per sperare di riuscire a prendere gli eventi al volo.
Una cosa buona della complessità è che tocca imparare a stare anche zitti. La ripetizione di un discorso complesso è insopportabile.


Per commentare questo articolo
http://www.jacopofo.com/?q=node/1906

 

NB: ricordati.. il 21 e 22 ottobre gli amici di ManagerZen si ritrovano alla Libera Università di Alcatraz: workshop, sessioni creative, lo spettacolo di Jacopo Fo e riflessioni sulla rivoluzione ecologica. Ti aspettiamo!

21-22_ottobre__tutti_ad_alcatraz.html 




Letto 24147 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39