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Sabato, 11 Maggio 2013 13:19

Qui facciamo filosofia! Ma la filosofia può essere una pratica? In evidenza

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Adottando un diffuso luogo comune, la maggior parte delle persone pensa  che la filosofia sia qualcosa di astratto, esclusivamente mentale e poco utile nell’affrontare le questioni che pone la vita quotidiana. Quante volte sentiamo qualcuno dire “Qui non facciamo filosofia!” per sottolineare la propria attenzione alla concretezza e alla determinazione ad agire prendendo le distanze da quella che pensa essere un’inutile perdita di tempo, una superflua concessione al mondo della teoria. Eppure, come affermò Kurt Lewin “Non c’è nulla di più pratico di una buona teoria”. Ma al di là dei luoghi comuni, ci siamo mai chiesti cosa sia davvero la filosofia?

Essa non è solo una materia d’insegnamento, o un insieme di teorie astratte da studiare e ricordare, ma anche un’arte di vivere, un atteggiamento concreto, uno stile che impegna tutta l’esistenza.

Per gli antichi greci, come per chi oggi voglia intraprendere una vita filosofica, la filosofia è essenzialmente un esercizio costante che si può qualificare come “spirituale” in quanto non coinvolge soltanto il pensiero ma anche, allo stesso modo e nella stessa misura, l’immaginazione e le emozioni.

In questo senso essa è soprattutto una pratica - personale, volontaria, assidua – che favorisce una metamorfosi del sé, una profonda trasformazione dell'individuo, che lo prepara ad affrontare le difficoltà della vita: l’incertezza, la malattia, la povertà, la mancanza del necessario.

Il costante esercizio della filosofia praticata, non solo studiata, allora come oggi può aiutarci nella vita di ogni giorno ad affrontare con maggiore serenità cambiamenti inattesi e improvvisi e, nello stesso tempo, può insegnarci a ragionare, ad apprendere e interiorizzare il sapere, rendendoci “meglio equipaggiati” per tempi di grande complessità e di continuo mutamento. In tal modo è più facile mantenere costante, dentro di noi, la connessione tra sentire, pensare e agire, per essere in grado di comprendere e affrontare i nodi problematici che ci troviamo a vivere.

E’ un processo che non prevede un punto di arrivo e che non produce risultati eclatanti. Insegnandoci ad andare al di là di noi stessi e dei nostri individualismi ed egoismi, ci apre agli altri e ci fa assumere punti di vista diversi e più ampi.  Favorisce una consapevolezza sempre maggiore del nostro appartenere alla grande comunità degli esseri umani e, con essa, alla Natura e ci orienta alla ricerca del bene comune.

La pratica filosofica è, quindi, un invito a riprendere un  modo di intendere il filosofare che, nella storia del pensiero occidentale, ha avuto un  ruolo centrale nell’antichità. Nella lettera VII,  Platone descrive il filosofare come una fiamma che si accende d’improvviso nell’anima, un’esperienza interiore che non ha nulla a che fare con una scienza che si possa comunicare. Secondo Platone, inoltre,  il filosofare ha origine dalla meraviglia, dallo stupore che sospende la visione ordinaria e convenzionale, considerata ovvia dalla coscienza comune.

Per questo oggi la filosofia e la pratica filosofica possono essere una risorsa preziosa anche all’interno delle organizzazioni.

Al momento attuale, infatti, siano esse pubbliche o private, profit o no profit, per loro è più che mai importante essere in grado di avere una visione sistemica della realtà, un approccio complesso e interdisciplinare che sappia cogliere le connessioni anche deboli tra processi, cultura, modelli e valori, mettere in discussione l’esistente e saper creare un nuovo e “autentico” allineamento tra valori sociali, aziendali e personali.

Le “organizzazioni che apprendono” si basano sulla capacità dei manager e delle persone in genere di riflettere sulle “teorie in uso” e di apprendere dall’esperienza. In tali processi essi sono chiamati a rimettere in discussione i loro modelli mentali: cos’è se non un appello al “sospendere la visione ordinaria e convenzionale”, un appello al filosofare.

Dal momento che essa si propone come un’attività specificamente orientata al riconoscimento dei presupposti anche  impliciti che governano la vita, il lavoro e la  società  e alla riflessione che orienta l’azione, la filosofia in pratica - la filosofia praticata - può aiutare a costruire ambienti in cui individui e organizzazioni possono sviluppare capacità di auto-apprendimento e di auto-correzione e ragionevolezza nell’agire.

Il filosofare è un già un agire, un agire che è pensare perchè prima del “cosa fare” spesso è necessario chiedersi “come pensare il cosa fare”. 

Fornendo un approccio trasversale, e multidisciplinare, la filosofia, quando diventa pratica, consente di costruire ampie cornici di senso all’interno delle quali gli individui possano inscrivere la loro esperienza, gestire situazioni complesse, produrre analisi epistemologiche dei vari saperi messi in campo nell’affrontare la realtà. La filosofia  li aiuta a sviluppare la capacità di condurre rigorose analisi concettuali, riflettere su alcune fondamentali costellazioni di concetti, esercitare il pensiero critico, effettuare correttamente l’esame dei dati di fatto, realizzare processi dialogici, utilizzare il pensiero utopico.

E in particolare quest’ultimo, nel contesto della filosofia in pratica, può essere visto come un modo utile per sviluppare una nuova modalità di comprensione, una  prospettiva diversa, un atteggiamento inedito, o ciò che può essere definito, in generale, una visione: una nuova concezione dello stato di cose sia attuale che desiderato. Un nuovo paradigma?

 

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Redazione

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