Venerdì, 12 Maggio 2006 16:19

Arrampicare in leggerezza In evidenza

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Per la rubrica Manager Ludens un nuovo articolo di Umberto Santucci



Manager Ludens

di Umberto Santucci



Arrampicare in leggerezza


Questa mia proposta di formazione è il gioco dell’arrampicata sportiva come metafora di una buona strategia di management e come gestione agile del progetto. La faccio insieme con Paolo Caruso, guida alpina e maestro di alpinismo e arrampicata, noto in ambiente per aver fatto la prima invernale del Cerro Torre in Patagonia, e autore di numerosi libri e manuali sull’arrampicata. Caruso ha elaborato un metodo molto efficace, adottato dal CAI e dalla scuola delle guide alpine. Il seminario può essere fatto indoor o outdoor, a seconda delle richieste.


Rob Thomsett, e con lui Eugenio Rambaldi nel corso di extreme project management che si scarica gratuitamente dal sito www.xpm.it, paragonano il project management tradizionale (TPM) ad una spedizione himalayana, con alpinisti, sherpa, campi base, una quantità di materiali, e l’agile project management (APM) all’arrampicata in falesia, dove si fanno scalate di 20 metri di elevata difficoltà tecnica in grande leggerezza, con una calzamaglia e un paio di scarpette.


Con il metodo Caruso si impara ad arrampicare anche su notevoli difficoltà con il massimo risparmio di energie. Io ho fatto corsi e stage con lui, e pratico il suo metodo che mi permette di arrampicare divertendomi nonostante la mia età avanzata.
Il metodo Caruso si basa sulla posizione del baricentro del proprio corpo, che deve cadere sempre all’interno di un triangolo costituito dai tre punti su cui ci si attacca alla parete di roccia. Ci si può aggrappare con le due mani e appoggiare su un piede che fa da vertice del triangolo rovesciato, o aggrapparsi con una mano (il vertice del triangolo) e appoggiarsi sui due piedi. Se non si dispone di due appoggi per i piedi, si mette un piede sull’appoggio che c’è, e l’altro come se l’appoggio ci fosse, perché è più importante conservare la posizione del triangolo, invece di cercare appoggi che ci porterebbero fuori posizione.


La posizione del triangolo è una posizione di riposo. Arrampicare significa passare da una posizione di riposo ad un’altra posizione di riposo. Nella posizione di riposo guardo verso l’alto, e cerco la prossima posizione in cui andrò a riposarmi, all’incirca un metro più su. Sempre osservando la parete, progetto i movimenti che mi permettono di arrivare nella nuova posizione, e li eseguo con calma e continuità, ma in scioltezza e velocità, per potermi riposare il più presto possibile.
Ecco dunque che una scalata di 20 metri si scompone in microscalate di qualche metro, passando da un riposo all’altro.


Mi pare interessante proporre il metodo ai nostri manager perché, almeno in base alla mia esperienza, passano da una situazione di stress ad un’altra situazione di stress, nel modo più stressato possibile. Quando arrampichi, se non impari a riposarti anche su una parete strapiombante, dopo pochi metri sei completamente sfinito. Nel nostro gergo diciamo che ti sei acciaiato, e cioè che i tuoi muscoli sono diventati rigidi e doloranti. Paolo dice: se non te la stai godendo, se ti stai stancando, sicuramente stai sbagliando qualcosa. Torna indietro nella posizione di riposo da cui sei partito, ristudia bene il problema per affrontarlo in modo diverso, e riprova.


In questo è d’accordo con Paul Watzlawick, che dice di non insistere nella tentata soluzione che non funziona, ma di fare qualcosa di diverso per risolvere il problema.
Quanti di noi di fronte ad un problema insistono nella stessa tentata soluzione, e si incaponiscono sempre più, come un ariete che prende a cornate un muro senza vedere che un po’ più in là c’è una comoda porta?
Arrampicare in leggerezza significa non solo affrontare elegantemente una breve parete assolata. Le stesse tecniche e gli stessi criteri di riposo/lavoro/riposo e di controllo del baricentro si usano nelle scalate su pareti di ghiaccio o sulle grandi pareti di montagna. Più grande e impegnativo è il progetto, più dobbiamo essere capaci di spezzettarlo in microprogetti da affrontare con calma e con buona tecnica.


Nel nostro intervento formativo però tutto questo viene spiegato da me in debriefing, solo alla fine. L’intervento indoor comincia con la visione del video del Cerro Torre, la grande impresa di Paolo nel severissimo ambiente della Patagonia. Segue la visione di un video che mostra Paolo in arrampicata su falesia, con il suo caratteristico modo di danzare in verticale, che noi allievi tentiamo di imitare con scarso successo se ci confrontiamo con lui, ma con ottima soddisfazione se ci confrontiamo con noi stessi.
Quindi si passa subito all’azione. Paolo dispone piccoli tronchi di legno ad una certa distanza l’uno dall’altro, su cui i partecipanti devono camminare avanti e indietro, per sperimentare con il proprio corpo la posizione del baricentro. Tutti provano.
Su una struttura d’acciaio montata per l’occasione provano movimenti di arrampicata, dove Paolo mostra le dinamiche giuste.
Infine ogni partecipante prova a spingere Paolo con le mani, sperimentando la resistenza e l’energia che esprime un corpo ben equilibrato.
Abbiamo sperimentato con successo l’intervento in un’azienda romana con una settantina di partecipanti, dirigenti e quadri.


L’intervento outdoor avviene in falesia. Ci sono numerose falesie bene attrezzate in tutta Italia, dal Piemonte fino alla Sicilia. Vicino Roma si va a Ferentillo nella bellissima Valnerina, in provincia di Perugia.
Nell’outdoor Paolo e i suoi assistenti preparano le corde sui tratti di roccia su cui si cimenteranno i partecipanti. Tutti provano l’ebbrezza dell’arrampicata in verticale, del vuoto, della discesa in moulinette, sempre perfettamente assicurati e controllati da Paolo e dai suoi istruttori. E’ possibile riprendere in video il tutto e rivedersi con commenti semiseri. Rispetto all’indoor, nell’outdoor c’è la giornata all’aria aperta, il contatto con la parete di roccia, l’esperienza dell’altezza.


Io mi diverto a scalare insieme con i partecipanti, a fargli coraggio, ad assicurarli, e provvedo come al solito al debriefing, che adatta l’esperienza psicofisica alle problematiche specifiche dei partecipanti, sia durante sia in chiusura della giornata.
Il 25 maggio interverremo con il seminario “Arrampicare in leggerezza” nella giornata dedicata all’outdoor del “Programma 2006 - Le nuove frontiere della formazione” , organizzato da AmicucciFormazione presso la Libreria Croce, Corso Vittorio Emanuele II, 156 Roma.
http://www.formaliberi.it/


A giugno faremo una giornata outdoor per l’ISI-PM, dedicata all’agile project management. Appena stabilita la data la comunicheremo ai lettori di Managerzen.


Umberto Santucci
www.umbertosantucci.it

 

Letto 22819 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39