Domenica, 07 Settembre 2003 12:24

Manager Ludens

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Manager Ludens


Il manager è una persona seria o no?
Il managerzen è più o meno serio del manager nonzen?
Un manager che fa una previsione di bilancio fa una cosa seria o un gioco? E quello che fa una relazione di bilancio? E chi fa una relazione di bilancio tenendo conto che il falso in bilancio non è più reato?
Il gioco è una cosa seria o no? Può servire ad un manager? Gli serve nel lavoro o nel tempo libero? O nella formazione?

Gioco, svago, divertimento, diletto, competizione, gara, vittoria, fortuna, previsione, allenamento, regole, squadra, sono elementi propri o estranei ad un manager?
Questa nuova rubrica cercherà di affrontare domande del genere, e altre che ti verrano in mente e che potrai farti o farci.
“Homo faber” è il titolo di un famoso romanzo di Max Frish, dove un serio e granitico ingegnere pian piano si scioglie e scopre altri valori.
“Homo ludens” è un libro altrettanto famoso di Johan Huizinga, che sostiene che ciò che distingue l’uomo da altri essere è la sua capacità di giocare secondo regole condivise. Huizinga contrappone il “faber” che produce, manipola, costruisce, e il ludens che interagisce, contratta, si confronta, scopre i meccanismi della lealtà e dell’imbroglio.
Il manager è più faber o ludens? O meglio, nell’era del virtuale, del knowledge, dell’immateriale, è più interessante un manager faber o un ludens?


Da qualche anno mi dedico alla definizione dei problemi, perché penso che definire bene i problemi è molto più interessante che risolverli. Il manager poi dovrebbe limitarsi a definire i problemi, per farli risolvere agli altri.
La definizione di un problema finisce con una domanda. Dato che succede questo, e io dispongo di queste risorse, come faccio a ottenere quest’altro?
Fare domande è più difficile che dare risposte. Questa è la ragione per cui quando il conferenziere alla fine della sua conferenza dice: “ci sono domande?” si genera un momento di gelo e di smarrimento.

Per tutte queste ragioni mi sto dedicando sempre più a fare domande, a me e agli altri. Ho scoperto che più domande si fanno, più vengono in mente altre domande da fare. E che fare domande piace alle persone in genere, perché si sentono protagoniste della risposta, ma non piace alle autorità costituite (“le domande le faccio io” disse il commissario), perché non sono abituate a rispondere ad una richiesta, ma a richiedere o a dichiarare o a prescrivere qualcosa.

Quindi ecco le mie domande. Scegline una e rispondi se vuoi. Analizza le domande. Sono dubbi? (domande a cui io non saprei rispondere) Interrogazioni? (domande a cui saprei rispondere, ma voglio vedere come rispondi tu) Domande retoriche? (contengono in sé la risposta)
Altrimenti comincerò a rispondere io. E’ un gioco come un altro.


Johan Huizinga, Homo ludens, Einaudi, Torino, 1972 (1939)
Max Frish, Homo Faber, Feltrinelli, Milano, 1985 [1959], Impronte 28 , Isbn 88-07-050029-3 
Letto 11064 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39