Giovedì, 07 Dicembre 2006 10:58

Giochi di doppio legame In evidenza

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Per la rubrica Manager Ludens un nuovo articolo di Umberto Santucci


Il doppio legame

-    Mi ami?
-    Certo, cara!
-    Perché non me lo dici mai?
-    Te lo sto dicendo.
-    Me lo dici ora, perché te l’ho chiesto.
-    Ma comunque ti sto dicendo che ti amo.
-    Sii più spontaneo!
-    ???


Questo è un esempio di doppio legame (double binding), un tipo di rapporto in cui uno degli interlocutori propone all’altro una situazione tale che qualsiasi sua reazione è sbagliata. La richiesta di essere spontaneo è paradossale, perché impedisce di esserlo. Qualunque cosa io faccia per essere spontaneo, non lo è più se la faccio su richiesta.
Insieme con i concetti di relazione simmetrica e complementare, Gregory Bateson ha coniato il concetto di doppio legame, di un tipo di interazione dove uno dei due propone una scelta impossibile, proposta in modo che qualsiasi cosa si sceglie si ottiene un effetto negativo. Per poter fare ciò si devono confondere i tipi logici, le categorie a cui appartengono le cose e i comportamenti, saltando in modo arbitrario dalle cose da scegliere, ai comportamenti e ai sentimenti (“se fai questa scelta, non mi vuoi più bene, o non sei più bravo”).

Un doppio legame molto comune è la domanda che si fa ad un bambino: “vuoi più bene al papà o alla mamma?” dove il povero bambino sa che se risponde sbaglia in quanto uno dei genitori potrebbe dispiacersi. L’unica sua via di salvezza è evitare il gioco, non rispondere, rispondere a vanvera (come spesso fanno i bambini quando vengono sottoposti a domande troppo stupide). Se il bambino viene sottoposto a continui doppi legami, per esempio perché i genitori litigano o si separano, la sua reazione di difesa può portarlo ad assumere atteggiamenti schizofrenici, come è stato ampiamente studiato dalla Scuola di Palo Alto da Bateson, Watzlawick e compagni. Watzlawick racconta la storiella della mamma ebrea che regala al figlio due camicie, una rossa e una blu, e appena il figlio indossa quella rossa la mamma con aria sconsolata gli dice: “vedo che la blu non ti è piaciuta!”. In questo caso il figlio non ha proprio vie d’uscita, perché se non ne indossasse nessuna la mamma direbbe “non ti sono piaciute né la rossa né la blu”, o peggio “non apprezzi i miei doni”.
Lo stesso Watzlawick racconta di perverse combinazioni fra doppio legame e relazione simmetrica, a proposito di una donna che per sbaglio viene caricata su un’ambulanza e portata in una clinica psichiatrica. Più la donna protesta e dice che hanno sbagliato, più il suo comportamento viene considerato sintomo di squilibrio mentale.

Una cosa meno drammatica ma altrettanto imbarazzante è successa ad un mio amico, valente alpinista, che doveva fare un’ascensione col direttore di una clinica psichiatrica. Poiché non si trovava posto in albergo, il direttore gli fece preparare una camera in clinica. La mattina presto il mio amico esce tutto vestito da alpinista, con zaino, corda, moschettoni e ramponi, e viene intercettato subito da due robusti infermieri che lo prendono e lo riportano in camera. Più lui dice che deve andare in cima al Monte Rosa con il direttore, più lo prendono per matto. Non ne sarebbe uscito fuori se non fosse passato il direttore stesso, anche lui bardato da montagna, che ha tranquillizzato e neutralizzato gli infermieri ricollocando l’amico nella categoria giusta dell’alpinista, non in quella sbagliata del paranoico delirante.

Berlusconi nei suoi rapporti con i media usa spesso il doppio legame, in cui regolarmente cadono gli avversari. Chi lo critica è comunista, quindi il solo fatto di criticarlo è la prova di essere comunisti. Oppure dice qualcosa di paradossale, come il fatto che i giudici sono psicopatici. Se i giudici non reagiscono, è segno che ha ragione. Se reagiscono violentemente, è segno che sono psicopatici.
Anche dall’altra parte, con il decreto Bersani, il taxista che protesta difende i suoi interessi (fra cui ci dovrebbe essere la soddisfazione dei suoi clienti), ma al tempo stesso si mostra insensibile agli interessi dei suoi clienti. Se si fa il partito unico si diventa più forti, ma si perde la propria identità moderata o radicale.

Un doppio legame con una scelta fra tre alternative è capitato al povero Paride col famoso giudizio, dove qualsiasi scelta avrebbe fatto arrabbiare le due dee escluse, come di fatto è avvenuto.
Un doppio legame truculento lo racconta la Bibbia con la vicenda di Abramo a cui Dio ordina di sacrificare il figlio Isacco. Se obbedisce perde il figlio, se salva il figlio disobbedisce a Dio.
Altro doppio legame biblico è il giudizio di Salomone, dove due donne si contendono un bambino come proprio figlio. Salomone ordina di tagliare a metà il bambino per accontentare ambedue le donne. Una delle due accetta, l’altra si ribella, e per Salomone questa è la vera mamma. Se però ci mettiamo nei panni delle donne, accettare significa perdere il bambino, rifiutare significa disobbedire al re e rischiare lo stesso di perdere il bambino, perché il re lo assegna all’altra.

Il doppio legame si presenta spesso in relazioni aziendali, dove ci si trova a dover fare scelte altrettanto svantaggiose.
Nella negoziazione, per esempio, può capitare che una delle parti proponga una riduzione di prezzo e del periodo di garanzia, dall’altra un prezzo più alto con garanzia sicura. Oppure la scelta potrebbe essere fra un aumento di stipendio con trasferimento in una sede lontana, e una riduzione di responsabilità e di stipendio restando nella sede attuale.
Come uscirne? Scoprendo il gioco ed evitando il doppio legame con un salto laterale (creativo), o cercando di riportare chi ci ha proposto il doppio legame a farci scegliere fra alternative più omogenee.
Per esercitarci a scoprire e gestire doppi legami, propongo di fare alcuni giochi.


Giochi di doppio legame
Il gioco consiste nel proporre doppi legami simulati, per gioco. In tal modo si comprendono i meccanismi, senza cadere nelle conseguenze che a volte, come abbiamo visto, possono essere drammatiche.
Possiamo proporre due scelte ambedue vantaggiose o svantaggiose, con conseguenze a loro volta vantaggiose o svantaggiose. E’ un po’ il gioco della pistola alla tempia che Daria Bignardi fa nella sua trasmissione “Le invasioni barbariche”. Daria propone alla persona intervistata due alternative, a volte facili, a volte “impossibili”, e l’intervistato deve scegliere per forza una delle due. Spesso gli intervistati evitano di scegliere, a riprova della difficoltà di farlo quando c’è doppio legame.
“Devi passare una serata romantica: con Buttiglione o con Bondi? Con Aida Yespica o con Alena Seredova?”
Oppure si può proporre l’illusione di alternativa fra una scelta svantaggiosa e una poco vantaggiosa su cui indirizzare la scelta: preferisci lavorare nel week end o fare due ore di straordinario oggi pomeriggio? Questa è una tecnica inventata da Milton Erickson, il celebre ipnoterapeuta.
Oppure, se si prevede che l’altro sia contrario a fare una certa cosa, si può prescrivere l’opposizione. Questo stratagemma funziona con le persone oppositive, i “bastian contrari”, che per principio fanno sempre tutto il contrario di ciò che diciamo loro. A costoro basta dire: “Ti chiederei di prendermi un caffè, ma so bene che non faresti mai una cosa simile, quindi ti chiedo di restare qui”. L’oppositivo, se non va a prendere il caffè, non si oppone a quanto gli chiedo. Ma la sua natura lo porterà a pensare: “Ti faccio vedere io se non sono capace di andare!”, e andrà a prendermi il caffè, come io desideravo che facesse.
L’ultimo gioco consiste nel confessare il “perturbante segreto”. E’ uno stratagemma che si consiglia a chi ha paura di affrontare una certa situazione, come parlare in pubblico, esporsi al giudizio degli altri. Si può introdurre il proprio discorso dicendo: “mi potrebbe capitare di diventare rosso e balbettare. Se dovesse succedere siate clementi e non infierite su di me!”. In tal modo ci si mostra vulnerabili, e nessuno vorrà approfittare di una persona che si mostra simpaticamente fallibile. Ecco il doppio legame. Ti dichiaro prima la mia debolezza, così, se succede, non puoi più biasimarmi.


Umberto Santucci


Per chi voglia approfondire il concetto del doppio legame, ecco alcuni titoli.
C. E. Sluzki, D. C. Ransom, Il doppio legame, Astrolabio, 1979.
P. Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, 1971, p. 208 ecc.
G. Nardone, Psicosoluzioni, BUR, 1998 (applicazioni in psicoterapia breve strategica).
Letto 20393 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39