Venerdì, 13 Marzo 2009 18:50

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La crisi del capitalismo friedmaniano potrebbe spingere tutti i creativi a inventarsi nuove soluzioni per un futuro più orientato al buon senso e all’ecosostenibilità


Progettiamo l’auto del futuro

La crisi del capitalismo friedmaniano potrebbe spingere tutti i creativi a inventarsi nuove soluzioni per un futuro più orientato al buon senso e all’ecosostenibilità. In una recente intervista De Bono ha detto che i problemi di oggi non sono solo ecologia, energia, sovrappopolazione, ma è il modo prevalente di pensare: molta analisi e giudizio, poco progetto, poco design.

Allora nel nostro piccolo proviamo a ragionare sul design. L’idea di base è prendere un oggetto qualsiasi, vederlo come roba vecchia, provare a riconcepirlo in modo diverso.

Io scelgo l’automobile. Prendo l’ultimo modello di una marca qualsiasi. Che cosa ha di vecchio? Beh, ci sono tante novità, specialmente nell’elettronica, ma la struttura di base è vecchia di oltre 100 anni, perché come concezione non è cambiata molto dai primi modelli. L’auto attuale è composta da un motore, un abitacolo, un portabagagli e quattro ruote, racchiusi in un unico oggetto:



Quando si acquista questo oggetto, i componenti restano bloccati nella scocca rigida, per cui se si volesse un’auto con un portabagagli un po’ più grande, si dovrebbe scegliere un modello diverso. Le caratteristiche del modello scelto restano le stesse per tutti gli usi che faremo dell’auto: muoversi da soli in città, andare a cena dagli amici in coppia, andare fuori in week end con tutta la famiglia.
Se invece provassimo a concepire i componenti tutti indipendenti l’uno dall’altro, potremmo assemblare di volta in volta l’auto come preferiamo.
Esistono già modelli progettuali del genere. Uno è il personal computer, che può essere assemblato come si vuole, mettendo insieme processore, hard disk, RAM, stampante, dvd, modem, ecc. Ogni componente si combina con gli altri, e possono essere combinati componenti con caratteristiche diverse e marche diverse, e sostituiti senza dover cambiare tutto il computer.
Un altro è IKEA, che permette di combinare i componenti come si vuole, dalle strutture di base agli accessori.
Un altro ancora è il treno, che ha un locomotore da una parte e i vagoni dall’altra, e li aggancia a fare convogli di diversa lunghezza a seconda della quantità di gente e di merci da trasportare.
Pensiamo ancora ad un trattore agricolo (il motore) che di volta in volta si aggancia ad una falciatrice, una mietitrebbia, un irrigatore. Il Nobel Muhammad Yunus (quello che ha inventato il microcredito) ha già realizzato un motore per i poveri: un gruppo di persone compra un motore e lo usa in tanti modi diversi.

Se mettiamo insieme questi modelli, possiamo immaginare una varietà di motori, di abitacoli, di bagagliai e di ruote da combinare in vario modo a seconda delle nostre esigenze del momento. In tal modo non dovremmo avere una nostra auto “chiusa”, ma combinare i componenti sul web (come si fa con IKEA), ordinarli, ritirare il convoglio e usarlo per il tempo che serve.
In tal modo, se dobbiamo muoverci da soli o in coppia, possiamo ordinare un piccolo motore e un abitacolo da due, senza bagagliaio (un po’ come l’attuale Smart). Se andiamo a cena in quattro possiamo combinare un piccolo motore con un abitacolo da quattro. Se andiamo in montagna possiamo combinare un motore più potente, ruote da neve, un abitacolo da quattro e un bel bagagliaio con portasci.

I componenti devono essere il più possibile auto consistenti, e vanno combinati agganciandoli con sistemi, del tutto simili a quelli ferroviari, che mettono in comunicazione freni e altri comandi, oltre a tenere insieme fisicamente i componenti.



Il consumismo da cui dobbiamo uscire è andato finora verso apparecchi compatti, da usare finché funzionano, e da buttare quando solo una cosa si guasta, anche se tutto il resto continua ad andare bene. Gli apparecchi compatti generano grandi sprechi e troppi rifiuti, sono rigidi, dobbiamo acquistare tanti prodotti quante funzioni ci servono. Se poi esce una piccola novità, dobbiamo buttare via l’apparecchio intero, anche se andava bene, per sostituirlo col nuovo modello.
La nuova progettazione dovrà invertire questa tendenza, che serve solo ai profitti, e andare verso una modularità a granularità fine, in modo da poter sostituire solo la piccola cosa che non va, senza sprechi.
Anche il singolo componente, come il motore, sarà un blocco compatto per me che non capisco nulla di motori, ma a sua volta potrà essere assemblato con componenti diverse, su cui potrà intervenire l’esperto.
Se a qualcuno vengono in mente altre idee del genere, anche se del tutto utopistiche, potremmo provare a metterle insieme e farle circolare, in modo che arrivino agli ingegneri, che sono troppo esperti per avere idee strane, ma abbastanza esperti per realizzare idee strane che vengano loro proposte.

Letto 12484 volte Ultima modifica il Giovedì, 26 Novembre 2015 17:45