Martedì, 18 Gennaio 2005 00:00

In Cina sono di soia anche le mutande

Scritto da  ManagerZen
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Il filato per biancheria intima ricavato dal legume da un contadino è diventato un successo. E ora si guarda all'export.


Da piccolo il cinese Li Guanqi nutriva i maiali della famiglia con i sottoprodotti della soia. Cinquant'anni dopo ha iniziato a utilizzare quegli stessi sottoprodotti a scopo ben diverso: produrre biancheria intima per le persone.
Sono migliaia i cinesi che oggi indossano biancheria soffice e setosa, filata con la fibra di soia che Li ha inventato nel 1999. Il tessuto, considerato un'alternativa ecologica e più sana rispetto ai tessuti tradizionali, sta iniziando a sbarcare sui mercati europei e statunitensi.
La Cina è già il maggiore produttore ed esportatore mondiale di tessuti. Il suo settore tessile è destinato a crescere ulteriormente dopo che dal 31 dicembre saranno aboliti i contingentamenti internazionali sulle importazioni di abbigliamento e dopo che molti produttori del settore trasferiranno quote maggiori di produzione in Cina e India da altre parti del mondo.
Ora la Cina mira al crescente interesse dei consumatori dei paesi occidentali verso i prodotti naturali, dal cibo ai cosmetici.
È difficile stabilire se i tessuti in fibra di soia siano davvero destinati al successo. Il tessuto è ancora nuovo e viene venduto soprattutto in Cina, ma diversi stilisti hanno già abbracciato la moda degli abiti organici.
Nove anni fa Giorgio Armani lanciò una collezione Armani Jeans ecologica, che oggi rappresenta il 15% della sua produzione mondiale. Katherine Hamnett utilizza cotone e lana organici per le sue collezioni, mentre la catena di abbigliamento di consumo Hennes & Mauritz introduce ogni anno nei propri negozi H&M circa dieci nuovi capi in cotone organico.
Secondo i produttori del settore, l'ingresso della Cina nel commercio di tessuti organici porterà probabilmente a una riduzione dei prezzi di questi prodotti, attualmente più cari rispetto ai normali tessuti. Le differenze di prezzo potrebbero ridursi a tal punto che il tessuto non sarà quasi più percepito come prodotto di nicchia, ha affermato Dodie Hung, portavoce della società cinese di abbigliamento Esquel group.
A partire dall'anno prossimo il Marks & Spencer group inizierà ad acquistare un quarto delle proprie forniture di cotone organico dalla Cina, secondo quanto dichiarato dal buyer di tessuti della società, Graham Burden.
Altre società di abbigliamento, come la Quick Feat international di Hong Kong, hanno anche impiantato colture e aperto fabbriche in Cina per la produzione di cotone organico e di fibra di soia e canapa da vendere a clienti come Marks & Spencer, Nike e Louis Vuitton.
La Cina ha intensificato la produzione di fibre ecologiche, colture resistenti che necessitano di pochi pesticidi. Il governo cinese, nel frattempo, sta finanziando la ricerca su tessuti derivanti da sottoprodotti di altre colture più diffuse.
L'iniziativa ecologica della Cina potrebbe anche aiutare il paese a migliorare il proprio livello di attenzione verso l'ambiente, considerato dagli ambientalisti uno dei più bassi del mondo.
Greenpeace stima che circa un terzo di tutto il cotone prodotto in Cina sia geneticamente modificato, cosa che consoliderebbe la tendenza dei coltivatori a fare ampio uso di pesticidi.
Il Cashmere, un altro famoso tessuto di produzione cinese, viene prodotto dal morbido pelo del ventre di alcune capre, un commercio che ha portato all'eccessivo sfruttamento dei pascoli delle pianure nordoccidentali della Cina.Per i rivenditori, i tessuti ecologici hanno un altro vantaggio: il loro prezzo è del 20% più alto rispetto a quello dei capi prodotti con i tessuti tradizionali.
Li, uomo d'affari di Shanghai, è stato fra i primi in Cina a riconoscere il potenziale insito negli eco-tessuti.
Tutto è iniziato 13 anni fa, quando Li lesse un articolo sulla filatura della proteina dei semi di soia per ottenere tessuti. Nonostante l'idea sembrasse semplice, solo nel 1999 Li è riuscito a ottenere una fibra abbastanza resistente da essere filata e ha avviato la produzione di massa dei filati di soia.
L'anno scorso la società di Li, la Shanghai Winshow soybeanfiber industry, ha registrato vendite nazionali di abiti in fibra di soia per 7 milioni di dollari e attualmente produce abbigliamento in collaborazione con la Erdos group, una società con sede nella città mongola di Erdos. La Shanghai Winshow, che produce anche calzini, reggiseni, sciarpe e lenzuola, esporta abiti finiti nella Corea del Sud e l'anno prossimo prevede di iniziare ad esportare anche negli Stati Uniti e in Europa.

da: Milano Finanza
Letto 12890 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39