Giovedì, 10 Maggio 2007 09:26

L'Europa lancia con Rifkin la Terza Rivoluzione industriale In evidenza

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Jeremy Rifkins
Secondo l'economista americano gli scienziati troppo prudenti. Non possiamo permetterci di perdere un solo minuto per salvare il pianeta.

L'Europa lancia con Rifkin la Terza Rivoluzione industriale



Scienziati troppo prudenti.

Meno male che l'Europa è pronta a cambiare tutto.

«Il verdetto di Bangkok fissa una soglia di tolleranza minima. Non è un tetto ma il limite inferiore. Anche se applaudito come radicale e scevro da compromessi, è vero il contrario. Per curare il pianeta serve, insomma, ben altro».
Parla l'economista e ambientalista americano Jeremy Rifkin, da anni consigliere del Parlamento Europeo (e di leader quali Zapatero, Merkel e Prodi) che il prossimo 5 giugno parlerà davanti al Parlamento italiano proprio dei temi discussi in questi giorni nella capitale tailandese.

«Gli esperti dell'Onu vogliono stabilizzare le emissioni per evitare che la temperatura del pianeta aumenti più di 2 gradi centigradi entro il 2015. Ciò è insufficiente, perché bastano 2 gradi in più per arrecare cambiamenti catastrofici alla composizione chimica del pianeta e al suo clima. Come l'estinzione del 30% delle specie animali e vegetali entro la fine del secolo».
Una previsione molto pessimista, la sua. «Sono gli stessi esperti a Bangkok a dire che un aumento di 3 gradi, oggi il più verosimile, ci riporterebbe indietro di 3 milioni di anni, all'era del Pliocene, spazzando via oltre il 50% della vita, proprio come le precedenti cinque grandi estinzioni che segnarono la storia dell'umanità. E così servirebbero 10 milioni di anni prima che la diversità biologica torni ai livelli originari».

In che cosa ha fallito il rapporto di Bangkok? «Non ci aiuta ad afferrare l'enormità della catastrofe in corso. E non ci indica la strada per creare un'era post-idrocarburi sul pianeta. Le sue proiezioni peccano di eccessiva prudenza, come le precedenti. Prima di questo rapporto si pensava che l'Artico sarebbe diventato un lago in estate entro il 22˚ secolo. Adesso sappiamo che ciò avverrà tra soli 23 anni».
Che cosa imbavaglia gli scienziati dell'Onu? «L'autocensura, frequente nel mondo scientifico per il timore che stime eccessivamente pessimiste scatenino l'apatia del pubblico. E la pressione politica di governi come quelli di Cina e Usa, che però questa volta non sono stati ascoltati. Per fortuna l'Europa sta assumendo il ruolo di leader».
In che senso? «La settimana prossima in Europa succederà qualcosa di infinitamente più importante che a Bangkok. Dopo ben quattro anni di preparazione, il Parlamento europeo annuncerà una svolta. Chiamerà a raccolta il continente per creare una terza rivoluzione industriale con la conversione, entro 25 anni, a un'economia post-combustibili fossili e post-uranio. È uno sforzo interpartitico dove l'Italia svolge un ruolo assolutamente di primo piano grazie alla presenza, nel gruppo di lavoro Ue, di politici e imprenditori quali Umberto Guidoni, Vittorio Prodi, Riccardo Illy e Claudio Martini».
Ha letto il documento Ue? «Ho partecipato alla sua stesura. L'Europa volta pagina, eliminando l'energia a base di idrocarburi, metano e protossido di azoto. E optando per energie rinnovabili, conservate grazie alle nuove tecnologie a idrogeno per essere poi condivise, attraverso un network globale "intelligente" che copia la tecnologia di Internet per ridistribuirle globalmente a chiunque». Questa è la terza rivoluzione industriale? «Proprio così. E come le precedenti rivoluzioni economiche, avviene quando un nuovo regime energetico si sposa a un nuovo sistema di comunicazione. In questo caso una forma di distribuzione democratica delle energie alternative identica, nello spirito, a Internet».

Secondo gli Usa così si rischia la recessione economica. «Washington ha perso il treno e nulla di buono succederà in Usa sul fronte ambientalista fino alle presidenziali del 2008. Ma gli stati stanno già muovendosi da soli verso la terza rivoluzione industriale e l'economia all'idrogeno. Guidati dalla California di Schwarzenegger, ben sei stati americani più il Canada stanno creando un consorzio transnazionale in piena sintonia con Bruxelles». Chi è più avanti dei due? «Nelle tecnologie l'Europa, anche se la California è più brava a conservare e distribuire.

Paradossalmente l'Italia è tra gli ultimi della classe, nonostante Prodi sia considerato il padre dell'economia all'idrogeno, da lui inaugurata quando era al Parlamento europeo. L'Italia è l'Arabia Saudita d'Europa e ha le condizioni ideali per essere autosufficiente e alternativa entro 30 anni».

Come si fa a «convertire» Cina e India? «Saranno costrette a seguire il resto del mondo. E ad assicurarlo sarà un trattato post-Kyoto, ancora più drastico, che impegni legalmente tutti i Paesi della Terra. Non possiamo permetterci di perdere un solo minuto. Dobbiamo salvare il pianeta e la razza umana. Non è vero che è troppo tardi, se ci muoviamo adesso. Ma il primo passo è abbandonare la geopolitica a favore della politica della biosfera. Perché l'effetto serra non ha confini».

Fonte: Corriere della Sera - sabato 5 maggio 2007


Per approfondire

Rapporto dell'Ipcc sulle "misure di attenuazione" del riscaldamento climatico approvato a Bangkok
http://www.lanuovaecologia.it/inquinamento/clima/7564.php

IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change
http://www.ipcc.ch
Letto 15182 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39