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Il gioco dei rifiuti PDF Stampa E-mail
Tuesday 29 April 2008

Il gioco dei rifiuti


L’aumento del petrolio è ormai inarrestabile. La profezia di Rifkin si avvera. Noi che siamo solo elementi del formicaio possiamo osservare più o meno sorpresi, e immaginare cose che potremmo fare nel nostro piccolo in modo che il formicaio cambi un po’ i suoi comportamenti, e dunque i suoi destini.

Rifiuti

Colpito come tutti dalle visioni napoletane, ho provato a ridurre la produzione dei miei rifiuti. A casa ho maggiore autonomia, e da tanto tempo facciamo la raccolta differenziata. Ma sotto casa abbiamo solo tre raccoglitori: rifiuti non riciclabili (organici e non); carta e cartoni; plastica, metalli, vetro. Quindi se volessimo separare vetro e alluminio, interamente riciclabili, non sapremmo come fare.

Ora però voglio raccontare di un mio soggiorno in ospedale, dove devo servirmi delle strutture pubbliche con pochissime possibilità di decisioni autonome. Ho visto che le possibilità sono minime, ma pur ci sono.
La prima colazione viene servita in una tazza di porcellana che contiene caffè ed orzo, poi ci danno due fette biscottate col loro sacchettino di cellophane e una vaschetta monodose di marmellata fatta metà di plastica e metà di alluminio.
Rifiuti: sacchetto cellophane, vaschetta plastica, copertura alluminio. Si buttano tutti insieme.

Però la prima colazione arriva alle 8,30, quando invece ci svegliano alle 6,30 per prelievi e attività varie. Io che sono abituato a fare colazione appena alzato, mangio un frutto e scendo alla macchinetta delle bibite dove prendo un bicchiere di cioccolato o di latte e orzo.
Rifiuti: bucce di mela o arancia (organici), bicchiere plastica della macchinetta. Il bicchiere si butta nel bidone accanto alla macchinetta. Le bucce nel cestino della nostra camera, unico raccoglitore per qualsiasi tipo di rifiuto.

A colazione e cena l’Ospedale di Tagliacozzo dove mi trovo io si serve di un catering che ogni giorno arriva da Avezzano (30 km circa) e che prepara le porzioni ognuna in un piatto di plastica monouso coperto di un foglio di plastica termosigillato. I pasti sono serviti su vassoi suddivisi per accogliere le varie porzioni, ma la conformazione dei vassoi non corrisponde con i piatti, che vengono poggiati sul vassoio invece di essere incastrati negli appositi alloggiamenti. Quindi basterebbero vassoi lisci, invece che modanati a stampo, come quelli di qualsiasi self service. Invece su ogni vassoio viene messo un coprivassoio in plastica stampata con le stesse modanature del vassoio.
Si tratta della fusione fra due processi distributivi diversi. Da una parte il vassoio col coprivassoio, che vorrebbe porzioni versate da distributori disposti lungo una catena: tanto di minestra nella vaschetta A, tanto di verdura nella vaschetta B, tanto di carne nella C, tanto di pane nella D. Dall’altra piatti confezionati e sigillati che non hanno bisogno del vassoio, ma solo di un ripiano rigido su cui poggiarli.
Rifiuti: oltre ai rifiuti organici, che sono lasciati dentro i rispettivi contenitori di plastica, per ogni persona, ogni giorno: 2 coprivassoio, 8 piatti con relativi fogli sigillanti, tutto di plastica, 2 sacchetti del pane.

Quando abbiamo finito di mangiare passa un inserviente che raccoglie tutti i rifiuti, organici e plsatica, in un
unico bidone. Durante la giornata produco altri due bicchierini della macchinetta del caffè.
A tutto ciò vanno aggiunti altri rifiuti personali: contenitori di prodotti da toilette, giornali vari, fazzolettini di carta.
Su tutti questi rifiuti io non posso intervenire. I miei compagni di camera aggiungono le bottiglie di acqua minerale (il vizio italiano) che io evito riempiendo la mia bottiglietta dal rubinetto del bagno: l’acqua di Tagliacozzo è buonissima. Però mi sto rendendo conto che questa è la sola scelta di consumo consapevole che posso fare qui.
A tutto ciò vanno aggiunti i rifiuti medici veri e propri: guanti, bende, cerotti monouso, confezioni di medicinali, contenitori vari, rifiuti tossici, ecc.

In conclusione c’è un eccesso di produzione di rifiuti dovuto a processi organizzativi e comportamenti, e una carenza di raccolta differenziata senza nessuna selezione preventiva di riciclabili puri (plastica, vetro, alluminio, carta).
Se le strutture pubbliche sono organizzate così, come si può pretendere che il cittadino da solo, contro tutto e contro tutti, riduca la sua produzione di rifiuti e provveda a differenziare e raccogliere in appositi raccoglitori che a volte ci sono a volte no, e che non sono standardizzati come forma e colore, come per esempio avviene in Francia?

Uscendo dall’ospedale, che pure è un centro di eccellenza quanto a terapie e organizzazione, e tornando alla nostra vita di tutti i giorni, come e dove possiamo ridurre e razionalizzare la nostra produzione di rifiuti?
Prima di tutto pensando al rifiuto. Sto magiando un sacchetto di patatine: che rifiuto produco? Dove lo butto? Sto facendo spesa al supermercato. Quanti imballaggi sto acquistando (e pagando)? Accanto ai prodotti supercofezionati, ci sono prodotti sfusi? Ho portato le mie borse? Le cose che sto acquistando al supermercato, potrei acquistarle al mercato?

Propongo questo giochino di osservazione della propria produzione di rifiuti, da fare per il lavoro, l’ufficio, la palestra, il tempo libero.

 
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