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Il più bel gioco di carte PDF Stampa E-mail
Wednesday 17 December 2008

Il più bel gioco di carte


Mi è stato segnalato un gioco di carte creativo. Pare che l’idea sia di Bruno Munari.
Invece di usare carte preconfezionate, si ritaglia un mazzo di carte da un cartoncino bianco, si distribuiscono cinque carte per ogni giocatore, e i giocatori, muniti di matita, o pennarelli, disegnano le proprie carte a piacere,  con immagini, simboli, frasi, formule chimiche o matematiche, assolutamente quello che vogliono. A turno ognuno gioca la sua carta, dicendo come ci si deve giocare. La dinamica del gioco si sviluppa man mano in base alle imprevedibili carte.
Il gioco è sistemico ed è un sistema esperto, perché man mano il mazzo di carte si amplia e si arricchisce. E’ ad altissima informazione potenziale, una totale entropia che si riduce ogni volta che viene disegnata e giocata una carta.

Potremmo definirlo un gioco di carte 2.0, perché in partenza non c’è nulla, c’è solo una macrostruttura (mazzo di carte bianche) gratuita e autoprodotta (ognuno si ritaglia le proprie carte) e una regola semplice (ognuno disegna un contenuto simbolico e gli attribuisce un comportamento). Tutto qui. Ma il sistema è completamente aperto alla fantasia e al contributo di chi gioca.
Si può fare un gioco generativo e non competitivo, dove la soddisfazione è giocare per vedere che cosa succede, chi disegna la carta più originale o divertente. Oppure un gioco di società, dove si devono mimare le carte. Individuale o a squadre. In due o dieci giocatori. Può perfino diventare un gioco erotico se i giocatori sono un po’ maliziosetti...

Oppure si può fare un gioco competitivo, dove in base a ciò che fanno gli altri e alle regole che hanno stabilito, la nostra carta e la nostra regola dovrà essere tale da farci vincere.
Si può lasciare tutto aperto, o stabilire alcune linee guida (una sorta di carta costituzionale). Per esempio vince chi ha il maggior numero di carte, o chi riesce a fare più scambi fra una carta e l’altra.
Il gioco è un’estensione di Psycho, un gioco che si fa in quattro, con uno o due mazzi di carte francesi, dove ogni giocatore segue sue regole senza dirle, e deve capire con quali regole giocano gli altri.

Anche se apparentemente assurdi, questi giochi simulano assai bene i giochi che facciamo continuamente nella vita. Quando trattiamo con un cliente, o corteggiamo una persona che ci piace, o chiediamo qualcosa, noi sappiamo che gioco stiamo facendo, ma non lo diciamo al nostro interlocutore; ma anche lui sta facendo un suo gioco che non ci dice. Vince chi riesce a gestire i due giochi in modo a lui utile, perde chi scambia un gioco con un altro, o non si accorge che un gioco è cambiato. Per esempio se io sto giocando il gioco della fiducia, e l’altro gioca il gioco dell’inganno, le cose mi andranno male.

In questi giochi, e anche nella vita reale, è permesso anche cambiare le regole del proprio gioco mentre si sta giocando, cosa vietata nei giochi strutturati e nel vivere civile. Per esempio, in un negoziato io sposto il mio limite di chiusura, ma non lo dico all’altra parte. Oppure, se sto corteggiando una donna, il mio gioco è di avere un’avventura, il suo gioco è di stare a vedere e di evitare proposte compromettenti. Io percepisco questa resistenza e decido di lasciar perdere. Nel frattempo lei ha cambiato gioco e ha deciso che io sono interessante, ma io non me ne sono accorto!
Una tipologia di manager è l’intermittente, che da un giorno all’altro è autoritario, permissivo, delegante, sacrificante, ma i suoi dipendenti non lo sanno e ogni giorno devono scoprire quale sarà la modalità adottata.


Ascolta l'intervento di Umberto Santucci su Radio 2 Rai




Umberto Santucci

Una mia elaborazione grafica delle famose “Mani che disegnano” di Escher.


Il più bel gioco di carte
 
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