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a cura di di Umberto Santucci
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Una metafora esperienziale per la leadership PDF Stampa E-mail
martedì 16 ottobre 2007

Una metafora esperienziale per la leadership


In una struttura indoor per arrampicata si possono fare esercizi e giochi sempre nuovi e diversi. Le prese per le mani e gli appoggi per i piedi possono essere di vari colori, in modo da costituire percorsi di diverse difficoltà. Si possono fare giochi e gare di resistenza, di velocità, di abilità.

Arrampicata Gioco Leader

Un gioco che si presta ad una metafora sulla leadership è fare l’istruttore.

Normalmente in una palestra di arrampicata l’istruttore indica con un bastone all’allievo le prese che deve prendere, i passi e i movimenti che deve fare, per imparare a bilanciare bene il proprio corpo, a disporre nel modo migliore il baricentro e il peso, a muovere braccia e gambe in modo efficace.
Per l’allievo è sempre difficile seguire le istruzioni del maestro, proprio perché il maestro gli pone problemi nuovi e stimolanti, tesi a spostare in avanti il limite tecnico e fisico dell’allievo.
Tuttavia è ancora più difficile per l’allievo fare l’istruttore, come facciamo fare sia nei nostri normali corsi di arrampicata, sia nei seminari esperienziali sulla leadership e il team building.
Nell’esercizio dell’istruttore, l’allievo conduttore prende il bastone e indica al compagno i passi da fare, le prese da prendere, il percorso dalla partenza all’arrivo.
Per questa semplicissima operazione si aprono numerose possibilità.  Per comodità chiameremo Tizio chi dà gli ordini, Caio chi li esegue.

Tizio può scegliere un percorso obbligato (prendere solo le prese verdi, con i piedi liberi, o vincolarsi alle prese verdi per le mani e agli appoggi verdi per i piedi) oppure un percorso libero (prendere tutti i colori, scegliendo al momento). Può indicare solo la presa da prendere o con la destra o con la sinistra, oppure obbligare Caio a prendere una presa con la mano sinistra. Può tener conto delle capacità di Caio, delle sue condizioni attuali di stanchezza o di allenamento, oppure non tenerne conto.
Può dare gli ordini in modo gentile o autoritario, può incoraggiare Caio e complimentarsi per un movimento ben fatto, o essere severo e limitarsi al biasimo quando Caio non si muove bene, non esegue l’ordine, non ce la fa più.

Il gioco è molto utile per far capire come progettare una sequenza di movimenti, come comunicarla, come ottenere che sia eseguita. Imparare a prescrivere la sequenza ad un compagno è molto utile per prescriverla a se stessi, e passare quindi da un’arrampicata istintiva e grezza ad un climbing strategico, cosciente e fluido.
I comandi vanno dati con un ritmo giusto, perché se sono troppo rapidi è difficile eseguirli, se arrivano con lentezza il povero Caio si stanca a stare appeso alla parete in posizione scomoda e precaria. Tizio deve conoscere, o deve saper intuire al momento, le capacità di Caio e le sue condizioni: ce la fa ad andare avanti o ha bisogno di recupero? Per recuperare deve scendere e interrompere l’esercizio, o gli si può prescrivere un movimento di riposo in parete?

Oltre che ad un esercizio per chi normalmente frequenta i nostri corsi di fit climbing, il gioco dell’istruttore si presta come utile metafora della leadership in generale, inserendolo in un seminario esperienziale sul team building o sulla leadership, perché aiuta a comprendere il ruolo di chi prescrive e di chi esegue, di chi definisce i problemi e di chi li risolve, di chi richiede una prestazione ad un collaboratore e di chi fornisce la prestazione richiesta.
Altre considerazioni si prestano a sviluppare meglio il concetto di leadership moderna. Per esempio, se Tizio stabilisce che Caio debba compiere un certo percorso (quello indicato dalle prese gialle) può limitarsi a comunicarglielo, e tutt’al più correggergli qualche presa, da prendere con la mano sinistra invece che con la destra. Se invece sceglie un percorso libero, deve indicare tutto a Caio, ogni presa per le mani, ogni appoggio per i piedi. Nel primo caso avrà scelto uno stile di leadership che richiede solo il compito da svolgere e il risultato da coseguire, ed è poco controllante e poco prescrittivo sul processo. Nel secondo caso praticherà una leadership molto controllante, sempre presente e prescrittiva sul processo, dove viene prescritto il microcompito del momento ma non viene comunicato il senso complessivo dell’impresa da compiere. Il primo tipo di leadership si presta al lavoro in rete e a distanza, il secondo ad organizzazioni basate sul controllo e sul lavoro in presenza.

Tizio inoltre potrebbe aver scelto un percorso elegante, da fare con movimenti fluidi ed economici, o un percorso poco logico, che il povero Caio potrà fare con movimenti sgraziati e con molto dispendio di energie.
Infine, Tizio può limitarsi a indicare a Caio il compito che deve svolgere (tutto il percorso con le prese gialle senza riposarsi) e controllare solo il risultato finale.

Tutte queste modalità sono utili metafore di stili di leadership, da chi non dà indicazioni chiare né sui processi né sugli output da ottenere, e quindi deve controllare tutto punto per punto, fino a chi si limita a prescrivere un output, come richiede l’attuale management della complessità.


 
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