La
Fondazione Giuseppe Di Vittorio (www.fondazionedivittorio.it)
e lAssociazione Smile (www.smile.it)
promuovono, attraverso i loro siti, una nuova iniziativa,
denominata Racconta la tua fabbrica.
Lidea
è quella di raccogliere storie individuali e collettive
di vita e di lavoro; storie che facciano emergere come - anche
nellepoca del lavoro che cambia e delle nuove tecnologie
rimanga fondamentale il ruolo svolto dalle tante professionalità
intermedie senza le quali non può esserci sviluppo
di sistema.
Ecco
dunque linvito da parte dei promotori del forum a operai,
impiegati, tecnici, lavoratori part-time o temporanei a raccontare
le proprie storie di lavoro nel tentativo di dare
un contributo all'affermazione di una concezione del lavoro
come componente essenziale della capacità di fare e
di imparare delle persone e dunque della loro capacità
di essere autonome, di avere identità, di avere futuro.
La
scelta di privilegiare il punto di vista di chi lavora in
fabbrica ha dichiarato Carlo Ghezzi, presidente della
Fondazione Di Vittorio - risponde alla voglia di contribuire
a dare voce alle storie, le ragioni, le speranze di chi, a
Terni come a Genova come da qualunque altra parte, si batte
per difendere il proprio lavoro, e per conquistare il diritto
ad averne uno. Pensiamo sarebbe utile ha
aggiunto Vincenzo Moretti, presidente dell Associazione
SMILE - non perdere di vista il fatto che al di là,
o per meglio dire, insieme, al lavoro che cambia, cè
il valore del lavoro che rimane. Perché da questo fatto
discendono tante cose e tra queste il diritto di ciascuno
ad avere non solo un lavoro, ma anche un lavoro regolato da
leggi, norme, contratti.
Temi
fuori moda? Forse. Ma forse proprio per questo - sostengono
gli organizzatori delliniziativa - è utile ritornare
a parlarne. E ritornare a farlo a più voci. A partire
dalle storie raccontate dai protagonisti, i lavoratori, quelli
dellindustria in primo luogo. Una discussione capace
di andare oltre la cerchia di coloro che di questi temi si
occupano per mestiere, infatti, è il modo migliore
per non arrendersi allidea di vivere vite che ci costringono
a trovare soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche.
Per rendere almeno un poco meno impervia la ricerca del legame
esistente tra partecipazione e cittadinanza. Per non rinunciare
a stare in campo "con la propria testa e con le proprie
mani". Oggi più che mai.