Esempi recenti dimostrano come il
nuovo nucleare comporti un aumento delle bollette elettriche.
Coinvolgere il nostro paese nell’atomo inoltre non darà ricadute
positive all’industria nazionale e taglierà le gambe a rinnovabili ed
efficienza energetica.
Imbarcarsi nel nucleare ora significa fare un regalo ai francesi, con ricadute limitate per le nostre industrie e con un aggravio per le bollette.
Rispetto all’impatto economico risulta istruttiva l’esperienza degli
Usa dove alcune compagnie elettriche, allettate da importanti aiuti
pubblici, vorrebbero ritentare l’avventura atomica 30 anni dopo il più
grande disastro industriale della storia, che ha visto aziende
elettriche sull’orlo della bancarotta, centrali nucleari mai
completate, tariffe alle stelle …
Le utilities americane che
stanno ora ritentando la carta atomica, incontrano però non pochi
ostacoli, a iniziare dal reperimento delle risorse. Significativo il
caso della Progress Energy Florida che aveva ottenuto
tre anni fa l’autorizzazione a ritoccare le tariffe per finanziare una
nuova centrale atomica, da completare nel 2017, vicino a Tampa.
Sennonché nei mesi scorsi i clienti si sono trovati aumenti dell'11%
nelle bollette. Sono seguite proteste generalizzate che hanno costretto
la compagnia a fare marcia indietro.
E in Europa l’esperienza del reattore in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, con 1,5 miliardi di extracosti e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su chi dovrà farsi carico di questo onere, è altrettanto significativo.
Un'altra riflessione riguarda il possibile contributo alla battaglia contro il riscaldamento del Pianeta.
Anche qui occorre sgomberare il campo dalle illusioni, come ci
ricordano i dati dell’ultimo studio dell’Agenzia internazionale
dell’energia sul ruolo che potrebbe giocare il nucleare in uno scenario
spinto volto a dimezzare le emissioni entro il 2050 (vedi grafico).
Il contributo principale verrebbe, secondo queste elaborazioni, dagli
interventi sull’efficienza energetica (36%), seguiti da quelli sulle
rinnovabili (21%). Il nucleare potrebbe contribuire a un 6% della
riduzione alla metà del secolo su scala mondiale. Un contributo
importante, ma decisamente inferiore ad altre soluzioni,
Una
riflessione finale per il nostro Paese. Nei prossimi decenni si avranno
trasformazioni radicali nel consumo e nella produzione di energia, che
vedranno l’immissione sul mercato di migliaia di tecnologie innovative.
Questo è un terreno su cui l’Italia può primeggiare e che occorrerebbe
quindi favorire. Gettare ingenti risorse nel nucleare avrebbe impatti
negativi sulle bollette, limitate ricadute sull’industria nazionale e
taglierebbe le gambe alle enormi opportunità presenti nello sviluppo di
tecnologie per le rinnovabili e per l’efficienza energetica, settori
nei quali potremmo svolgere un ruolo di primo piano.
(da QualEnergia di Gianni Silvestrini - 27 febbraio 2009)
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